TuttoQua?

L'umanita' sta regredendo

Post-gara Gran Premio di F1 del Brasile 2012

FINITO.

Tre punti di scarto hanno impedito a Fernando Alonso di agguantare il suo terzo alloro. Sarebbe stato davvero un bel colpo, ma l’avrebbe meritato? Lui si, la squadra molto meno, ma andiamo con ordine.

La buona notizia e’ che se non sono morto d’infarto durante i primi giri, significa che nella vita moriro’ d’altro, perche’ devo avere un cuore robusto come una palla di cannone. Subito dopo la partenza, infatti, si e’ scatenato l’inferno: Le Ferrari sono partite entrambe benissimo, lanciandosi all’arrembaggio di Webber. E, mentre Massa ne prendeva la scia e iniziava il sorpasso, Alonso compiva uno dei suoi capolavori infilandoli entrambi, non si sa nemmeno bene come.

Ma il vero fatto saliente e’ il tamponamento di Vettel da parte di Bruno Senna, che ha davvero rischiato di essere radiato a vita da tutte le competizioni motoristiche, nonche’ di essere personalmente preso a cazzotti dal campione tedesco.

E FATTA, URLO COME UN OSSESSO!!! Vettel speronato, Alonso davanti e carico al fulmicotone con Massa dietro a protezione, cosa lo separa dal titolo?

Con il Rosso nel cuore pero’, il giudizio su Senna diviene doppiamente impietoso: prima sperona Vettel ma poi non fa il lavoro fatto bene fino in fondo. Vettel, miracolosamente, viene evitato da tutti gli altri, se la cava con un graffietto allo scarico sinistro, rimette la macchina nel verso giusto e, con gran determinazione (va detto e sottolineato), si rimette all’inseguimento del gruppo, lo riprende subito e, dopo pochi giri, e’ nuovamente sesto.

E’ FATTA, DICO SOMMESSAMENTE… ma per Vettel.

Poi succedono tante altre cose: la pioggia che va e viene, ma sempre quell’insulsa piogga che non spariglia le carte e lascia tutto come si trova, fatto salvo il colore della banda laterale degli pneumatici, che si alterna tra griglio, bianco e verde a seconda delle necessita’ puntuali. Alla fine c’e’ anche spazio per chiudere con la safety car e per mandare a quel paese Meteo France che, come al solito, non ne becca una nemmeno sotto steroidi.

Un gran dispiacere per Fernando, un vero e proprio dolore. Ma, e lo dico senza la pretesa di essere sportivo a tutti i costi, applausi a scena aperta per Vettel. Sara’ antipatico, sara’ che ha una macchina che va fortissimo, sara’ che il team non commette mai errori, sara’ che Newey e’ un genio… insomma, sara’ tutto quello che volete, ma tre mondiali di fila a quella eta’ non si vincono per caso.

Ora, dunque, ne ha tre, quindi smettiamola, me per primo, di dire che al posto suo Alonso ne avrebbe vinti sei e che lui sulla Ferrari non avrebbe vinto niente, mettiamoci un attimo in piedi e tributiamo la dovuta ovazione a questo Campione con la C maiuscola che ha avuto la classe, la velocita’, la determinazione e tutto il resto per dominare gli ultimi campionati del mondo di Formula 1.

NOTA: Webber ha e ha sempre avuto la stessa macchina.

BRAVO SEBASTIAN, da un tifoso Ferrari fino alla morte.

PAUSA.

RIPRENDIAMO, con la Ferrari, perche’ ci interessa solo questo adesso. Perche’ a Maranello non riescono piu’ a fare una macchina competitiva da sette lunghi anni?

La strana coincidenza, per chi crede alle coincidenze, e’ che questo periodo si sovrappone alla gestione Domenicali. Ma questa gestione e’ stata davvero cosi’ fallimentare? Difficile sostenerlo, andando a guardare dentro i fatti:

  • 2006: vince Alonso su Renault, ma Schumacher su Ferrari giunge secondo;
  • 2007: vince Raikkonen su Ferrari (e la Ferrari vince il Costruttori);
  • 2008: Massa perde il mondiale all’ultima curva (ma la Ferrari vince il Costruttori);
  • 2009: la macchina fa talmente schifo da non poter nemmeno competere in Formula 2 (ma il regolamento era oggettivamente assurdo);
  • 2010: Alonso perde il mondiale per 4 punti all’ultima gara;
  • 2011: Alonso arriva quinto con circa 150 punti di distacco da Vettel;
  • 2012: Alonso perde il mondiale per 3 punti all’ultima gara.

Quindi, in 7 stagioni, 1 titolo piloti e 3 persi all’ultima gara e due campionati costruttori. Se fossi Domenicali e qualcuno volesse mettermi alle strette, tirerei fuori questi numeri e direi di aver fatto forse peggio solo di Todt ma di nessun altro nella storia della Ferrari F1 moderna. E non avrebbe torto.

Ma la verita’ e’ che la RedBull e anche la McLaren (e a tratti anche gli altri), in questi ultimi tre anni, hanno avuto monoposto molto piu’ competitive, ma soprattutto sono state sempre in grado di recuperare rapidamente eventuali gap tecnici, riprendendosi l’ambita performance. La Ferrari no. La macchina e’ sempre partita male, poi e’ migliorata, poi e’ tornata indietro e non si e’ mai ripresa, come se la programmazione della ricerca e sviluppo a Maranello seguisse dei modi e dei tempi apparentemente incompatibili con questo sport.

Eppure, a Maranello, lo sviluppo non si ferma mai, anzi. Cosa manca? Manca secondo me la mentalita’ giusta, perche’ i campionati non si vincono cercando in modo esasperato il carico aerodinamico, ma piuttosto si vincono con prodotti rivoluzionari, che sfidano il design, l’ingegneria e, perche’ no, anche il regolamento (vedi Ross Brown e Adrian Newey).

La Ferrari si e’ trasformata da un’azienda gestita da un ONE MAN (Enzo Ferrari prima e Jean Todt poi) nella classica azienda italiana, piena di carrieristi paraculi, di gente preparata in modo mediocre, assunta da gente mediocre, e che si affanna a fare riunioni e conference call senza cavare un ragno dal buco. Ed ecco che allora bisogna andare a pescare i tecnici all’estero, perche’ da dentro non arriva niente di buono. E non e’ un problema legato solo alla Formula 1, ma a tutta la produzione, e questo fatto e’ dimostrato dalle vetture stradali piu’ recenti. Si, certo, si vendono da solo e sara’ sempre cosi’, ma tra volanti dove c’e’ di tutti, V12 esagerati e anacronistici, trazioni integrali inedite e controproducenti, gli esperti del settore quasi mai riconoscono alle vetture rosse alcun primato. Ed ecco che basta una McLaren MC12 oppure una Bentley Coupe per mettere in discussione il prodotto nostrano. Casa Ferrari deve essere un luogo di lavoro probabilmente odioso, come ce ne sono altri, per carita’.

Ma gli altri luoghi non producono le auto sportive piu’ belle, veloci e ambite del mondo, non possiedono il brand piu’ amato del pianeta, non hanno la storia e la tradizione del Cavallino dietro le spalle e, soprattutto, non hanno l’ambizione di competere e vincere nella sfida motoristica piu’ ardua che ci sia.

La Ferrari di Formula 1 di oggi e’ evidentemente sbagliata, a partire dalla testa, dove comanda un esperto di Human Resources, dove gli italiani fanno gli operai e gli stranieri fanno i progettisti, come se in Italia mancassero gli ingegneri, e dove non si riesce a far funzionare a dovere una dannata galleria del vento. Questo paese ha sempre generato il fior fiore dei tecnici, i migliori del mondo, gente che ha creato appunto le Ferrari, e le Lamborghini e le Maserati, le Ducati, le Dallara, le Minardi, le FIAT, le Alfa Romeo e le Lancia, e le Vespa e le Lambretta, e le Moto Guzzi e tanto altro ancora.

Presidente Montezemolo, lo dico a lei: non abbiamo bisogno ne’ di greci, ne’ di inglesi e ne’ di giapponesi: abbiamo solo bisogno di una grande passione, di gente brillante che sappia prendere le responsabilita’ e sappia e possa decidere, senza dover mettere d’accordo altre mille teste e trovare compromessi che portano a vetture mediocri.

Ma, piu’ di ogni altra cosa, adesso abbiamo bisogno di una macchina per Alonso, perche’ questo grandissimo pilota rischia di passare alla storia come l’eterno secondo dietro Vettel, e non lo merita.

AMEN!

27 novembre 2012 Pubblicato da | formula 1 | , , , , | 3 commenti

Post-gara Gran Premio di F1 degli USA 2012

Austin, Texas. Pista nuova, storia vecchia.

La RedBull e’ estremamente competitiva, e c’e’ voluto il miglior Hamilton della stagione, o forse addirittura il migliore mai visto, per buttare giu’ Vettel dalla vetta del podio a cui sembrava predestinato per l’ennesima volta.

Certo e’ che se Vettel, dal canto suo, ha masticato fiele, Alonso non puo’ gongolare, nonostante le sue solite qualita’. Si e’ qualificato da schifo come sempre, ma e’ partito benissimo, sfruttando il lato pulito (poi ne parliamo), e ha gestito macchina e gara al massimo delle possibilita’. Inguardabile la monoposto di Maranello che impiegava almeno cinque giri a portare le gomme in temperatura, quando i primi erano a posto dopo un paio. E pensare che i tecnici avevano anche deciso di montare l’ala di Montercarlo, quindi erano ben consci del problema ed erano disposti a perdere velocita’ sul dritto pur di provare qualcosa.

Ma e’ andata malissimo! E’ vero che Alonso e’ giunto terzo, e’ vero che ha limitato i danni, ma e’ arrivato al traguardo dopo oltre mezzo minuto e adesso i punti di distacco sono 13. Il che significa che se in Brasile vince Alonso e Vettel arriva quarto, Alonso non vince e vince Vettel, e scusate l’incastro.

E’ tardi. La macchina e’ lenta, e sicuramente non recuperera’ adesso, si puo’ solo sperare nella pioggia, che domenica potrebbe far capolino. Ma se fa capolino domenica, e sabato le qualifiche vanno come sono andate finora, ci vorra’ qualcosa di piu’ di un miracolo per vincere il Titolo Piloti.

Inguardabile, come al solito, anche la Pirelli, che ha cannato in modo grottesco la scelta delle mescole da portare. Ho capito che la pista era nuova, ma le previsioni del tempo non le avevano guardate? Troppo dure quelle gomme, dai!

Passiamo al fattaccio, se cosi’ lo possiamo chiamare, o come alcuni lo hanno definito. Dopo le qualifiche, Alonso si trovava ottavo sul lato sporco della pista, dunque come fare per metterlo dall’altra parte, vista anche l’enorme e per certi versi inaudita differenza di grip? Semplice! Ci si inventa la sostituzione del cambio di Massa, che viene retrocesso di cinque posizioni e finisce undicesimo e Alonso passa settimo. Massa, dal canto suo, ha incassato piu’ o meno bene, diciamo cosi’.

E noi? Io la definirei la solita furbata all’italiana, ma sapete che c’e'? Che in amore e in guerra e’ tutto lecito, quindi non me la sento di parlare di comportamento anti sportivo. Diciamo che Domenicali non ha fatto proprio la figura del signore, ma se per volonta’ del fato Alonso dovesse vincere il Mondiale domenica, come giudicheremo questa scelta? Aspettiamo a guardiamo. Questa storia mi ricorda il famoso sorpasso comandato in Austria nel 2002 di Schumacher ai danni di Barrichello che poi non servi’ a una emerita fava perche’ il tedesco stravinse con 144 punti, praticamente il doppio di Barrichello (77) e il triplo di quel brocco arrogante e presuntuoso di Montoya (50) su Williams BMW.

Come andra’ a finire, dunque? Forse il pronostico viene troppo facile, credo che Vettel sulla carta abbia la vittoria in tasca. A suo vantaggio c’e’ una macchina incredibile, un compagno di squadra veloce che puo’ dare fastidio in pista, un muretto che praticamente non sbaglia mai e un Adrian Newey che, gara dopo gara, aggiunge sempre quel bit in piu’. Cosa puo’ andare storto? Oddio, di tutto, e non sarebbe la prima volta. Vettel ha finito i motori da due gare, quindi corre con materiale usato, che essendo Renault puo’ sempre schioppare come ha gia’ fatto in passato. C’e’ sempre la questione dell’alternatore ballerino (vedi Webber in USA) e del KERS che funziona un po’ si e un po’ no. Infine c’e’ il rischio pioggia, che puo’ scatenare un putiferio, tra incidenti, safety car, scelta delle gomme e degli assetti e tutte le altre incertezze del caso. Ad Alonso, per contro, non costa nulla rischiare, perche’ alla fine non ci sara’ differenza tra arrivare secondo dietro Vettel o schiantarsi alla prima curva (resterebbe comunque secondo in classifica generale). Io credo che lui fara’ la sua solita gara intelligente, sperando che qualche cosa vada storto dentro la lattina blu.

Tutti gli altri? Irrilevanti direi, siamo all’epilogo, tutto si decide domenica 25 novembre entro le 19:00 ora italiana.

22 novembre 2012 Pubblicato da | formula 1 | , , , , , , , , | 2 commenti

Pianeti Extra-Solari e Battaglie Navali

Era da tempo che non mi veniva voglia di scrivere qualcosa che non fosse “la solita” Formula 1. Bene, eccomi qua.

Lo spunto arriva da un film che ho visto qualche sera fa, dal titolo “Battleship”. E’ un filmetto di fantascienza, pero’ realizzato piuttosto bene, con alcune ingenuita’ e qualche spunto che ho invece trovato interessante.

La trama e’ semplice: uno scienziato scopre un pianeta lontano che ha caratteristiche molto simili alla Terra, per cui costruisce un sistema di comunicazione che spedisce un raggio di energia sparato direttamente sul pianeta. Per qualche anno tutto fila liscio, finche’ un radar orbitale capta 5 oggetti volanti in rapido avvicinamento. Questi entrano nell’atmosfera, uno di questi si scontra con un satellite e cade su Hong Kong distruggendo e distruggendosi, mentre gli altri 4 si infilano sparati sul fondo del Pacifico, non troppo distanti dal luogo in cui si sta svolgendo una gigantesca manovra di addestramento delle forze marine congiunte americane e giapponesi.

Il velivolo distrutto si scopre essere la nave necessaria agli alieni per comunicare con il loro pianeta (per cui il loro obiettivo diventa quello di impossessarsi del sistema di comunicazione terreste per richiamare un’orda distruttrice), le altre quattro sono invece della navi da guerra che, incredibilmente, non sono capaci di volo atmosferico ma solo di navigare e compiere dei brevi salti sul pelo dell’acqua.

Ovviamente il confronto appare subito impari, anche se poi questi alieni non si dimostrano cosi’ tecnologicamente avanzati come dovrebbero essere, visto il viaggio interstellare appena compiuto. Ad esempio: come mai le navi non volano? Eppure hanno delle ali (piu’ simili a quelle di un aliscafo) e sono appena arrivate dallo spazio! Come sono partite da casa loro? Direttamente dall’orbita? Ma se sono fatte per navigare? Magari l’aria terrestre non e’ densa abbastanza e non riscono a creare portanza, chi lo sa. E come mai non hanno scudi di nessun tipo? E’ bastato scontrarsi con un satellite artificiale per perderne una, e poi subiscono i colpi di missili e torpedini umane senza alcuna difesa se non quella di sparare a loro volta dei missili che si conficcano nello scafo delle navi da guerra umane e poi esplodono provocando danni immani. Per carita’, un oggettino interessante, ma non e’ abbastanza. In verita’ possiedono anche delle sfere volanti dotate di denti e fruste che dove passano loro non cresce piu’ l’erba, ma again…

Insomma, un po’ ingenua coma storia, e alla fine la Razza Umana la spunta grazie alle virtu’ non proprio ortodosse, ma evidentemente efficaci, di un ufficiale che fino al momento prima era uno che stava per essere cacciato dalla Marina e diventa poi un eroe mondiale.

Lo spunto interessante arriva dal fatto in se’. E’ possibile che, prima o poi, una specie aliena capti una nostra trasmissione (emettiamo segnali radio nello spazio ormai da quasi un secolo) e decida di venire a farci visita, magari con propositi bellicosi? Il tema l’ho gia’ affrontato e snocciolato a modo mio in un articolo di qualche tempo fa, quindi non voglio ripetermi. Per0′ la risposta e’ si’, ma magari anche no.

Nel senso che, una razza aliena, per potere arrivare fin qua, deve necessariamente possedere una tecnologia che vada ben al di la’ della nostra piu’ fervida immaginazione. Oltre alla capacita’ di sviluppare una velocita’ superiore a quella della luce di un paio di ordini di grandezza, dovrebbe essere in grado di proteggere gli scafi dalle radiazioni, dai meteoriti vaganti e dal pulviscolo. A quelle velocita’, anche un sassolino di pochi millimetri puo’ perforare una spessa lamiera e provocare un’esplosione devastante. Quindi che serve? Scudi di energia, sistemi di puntamento capaci di sparare a qualsiasi oggetto inanimato prenda la via dello scafo, e cosi’ via.

Insomma, una dotazione degna di Star Trek, si direbbe. Ma la riflessione chiave che ne scaturisce, e’ che una Societa’ cosi’ avanzata difficilmente deciderebbe di interagire con una razza primitiva come i sottoscritti, rischiando di comprometterne lo sviluppo. Diverso sarebbe se  avesse propositi di conquista o di distruzione. Escludiamo la distruzione, perche’ sinceramente non se ne capirebbe il perche’. Ma anche la conquista dovrebbe essere un non problema, visto che un Alieno iper-tecnologico ha gia’ affrontato e superato guerre di predominio e conquista a casa sua e ne ha probabilmente compreso il lato oscuro. E perche’ impossessarsi di risorse e schiavi cosi’ lontani da casa? Per portarsi tutto a casa? No, poco conveniente. Per impiantarci una colonia? Mmmm, difficile da controllare, come insegnano l’Impero Romano prima e Isac Asimov dopo nel Ciclo della Fondazione.

Devo dire che anche il modo in cui gli alieni sono stati rappresentati nel film mi ha intrigato. Da decenni l’Umanita’ prova e riprova ad immaginarne l’aspetto, riducendosi poi, chissa’ perche’, ad arrivare sempre alla solita forma: l’omino magro, nudo, dalla pelle grigiastra, bassino, con estremita’ lunghe e sottili e un gigantesco capoccione a svettare sul tutto, caratterizzato dagli immancabili occhioni tutta pupilla che non tradiscono emozioni. Riesce difficile immaginare che un cosino del genere possa dominare una galassia.

In Battleship l’alieno e’ umanoide, molto umanoide, ma arriva da un percorso evolutivo che ha scelto i rettili, per cui hanno occhi da lucertola su un volto abbastanza umano, una barbetta irsuta simile alle unghie di un varano e due dita in opposizione al posto del tradizionale pollice. Credibile direi. Ha anche una poderosa armatura in stile Halo, con tanto di respiratore, ed e’ piuttosto sensibili alla luce solare diretta. Quest’ultima caratteristiche contraddice l’origine rettile, ma tanto e’.

In effetti, se questa ipotetica razza dovesse originarsi su un pianeta molto simile alla Terra, perche’ dovrebbe essere tanto diversa da noi? Sarebbe strano. Infatti, dovrebbe opporsi ad una gravita’ simile, dovrebbe in qualche modo respirare un gas,   osservare una stella gialla in cielo a 150 milioni di Km, e dovrebbe afferrare pietre e bastoni per giungere poi agli smartphone e alle pistole laser. Dovrebbe masticare il cibo, correre, saltare, stare in equilibrio, sollevare 10 Kg che peserebbero 10 Kg anche li’, e via dicendo.

Insomma, il film e’ un po’ cosi’, pero’ se vi piace l’argomento guardatelo: fa riflettere, gli effetti speciali sono buoni e c’e’ anche Liam Neeson, che gia’ da solo aggiunge un gran valore!

18 ottobre 2012 Pubblicato da | Cose da ricordare | , , , , , | 2 commenti

Post-gara Gran Premio di F1 di Korea 2012

Stavolta inizio dalla pista: una vera schifezza, e lo dico senza peli sulla lingua. Non e’ ne’ carne e ne’ pesce, con rettilinei veloci e serie di curve lente da far incazzare un buddista. Non serve un genio per capire che non si possono mettere degli estremi del genere nello stesso circuito, non solo perche’ i tecnici e i piloti devono rischiare il ricovero in psichiatria per trovare il compromesso, ma anche perche’ in questo modo si livellano le prestazioni e, improvvisamente, quando si sommano i tempi, tutti diventano bravi. Tranne che nel sorpassare pero’, perche’ da questo punto di vista ma non solo, la gara si e’ rivelata piuttosto avara di emozioni, per non dire noiosa.

Scandalosa, poi, la gestione dell’auto incidentata di Rosbgerg, che e’ rimasta li’ una decina di giri con le inevitabili bandiere gialle ad ammazzare il primo quinto di gara. Ma cosa aspettavano a rimuoverla? Boh! D’altronde si sa, gli asiatici hanno i loro tempi.

Cosa ci ha detto questa gara? Alcune conferme e qualche smentita.

La RedBull e’ tornata padrona incontrastata dell’aerodinamica. Non e’ mai l’auto che esprime la migliore velocita’ di punta ma, alla fine di ogni giro, e’ quella che mette piu’ fieno in cascina. Stavolta anche Webber e’ riuscito ad andare fortissimo, favorendo la prima doppietta bibitara di quest’anno. Per non parlare di Vettel che ha, come in Giappone, dominato la gara, e che si e’ concesso un solo svarione al 35esimo giro, facendo un lungo senza riportare danni. Si, e’ vero, ha dovuto tenere d’occhio le gomme e trattarle con i guanti negli ultimi 5 giri, ma ha anche piazzato un 1:42 basso quando tutti spingevano forte attestandosi intorno all’1:44 basso. Come a dire: “Guardate che ho ancora un sacco di birra in corpo, quindi lasciate perdere”.

Vettel ha anche ritrovato quella confidenza nei suoi mezzi che, oggettivamente, disarma un po’ gli avversari. E’ partito sullo sporco ma ha infilato lo stesso Webber che partiva in pole, ha messo subito giu’ un ritmo indiavolato e ha creato quel divario in secondi che fa subito capire agli altri che la rincorsa e’ impossibile e che si puo’ solo lottare per gli altri gradini del podio. E’ come iniziare una partita di calcio e prendere 3 gol in 3 minuti e perdere un giocatore per espulsione e un altro perche’ si strappa un adduttore.

Infatti, quelli di Maranello non sono riusciti a fare granche’. Io non credo che la performance (buona) di domenica sia stata dovuta a qualche nuovo pezzo portato in pista, ma piuttosto alle differenze tra i circuiti. Credo, sinceramente, che la Ferrari per quest’anno abbia terminato la creativita’, e stia cercando di spremere il possibile dal materiale (umano e non) a disposizione. E’ un vero peccato, proprio ora che Massa si e’ (finalmente!) risvegliato. Fa un po’ incazzare, perche’ si riscopre pilota di F1 un attimo prima di affrontare il rinnovo del contratto, ma questo e’.

Incredibile, comunque, vedere il brasiliano, credo per la prima volta, esprimere piu’ velocita’ di Alonso, al punto da prendersi un gentile invito dai box a stare un po’ piu’ lontano dal compagno perche’ “un secondo e mezzo e’ troppo poco, meglio due secondi e mezzo”. Peccato che Massa, dopo aver ubbidito e  fatto un giro in 1:45, si sia prodotto in un 1:42 alto al giro successivo rimettendosi a poco piu’ di un secondo dietro le spalle dell’asturiano. Non me la sento di biasimarlo, ne aveva il diritto ed e’ stato un siparietto divertente. Col senno di poi, io l’avrei fatto passare per vedere se poteva andare a prendere Webber, e poi avrei deciso come gestire la situazione. Certo e’ che hanno fatto bene a non lasciargli la possibilita’ di togliere 3 punti ad Alonso, ma e’ anche vero che chi non risica non rosica.

Fatto sta che, pur mantenendo una posizione discreta in classifica (secondo a -6 da Vettel ma a +42 da Raikkonen), Alonso ha perso la testa (del campionato!) e la strada e’ improvvisamente diventata una salita molto irta e piena di ostacoli. Difficile immaginare che la Ferrari possa colmare il gap, anche perche’ si tratta fondamentalmente del solito divario cronico che si accusa a Maranello da anni: la performance sul giro secco. E siccome nella Formula 1 moderna chi parte davanti spesso vince, ecco che Alonso non raccoglie abbastanza punti e rimane indietro. Vedersi rosicchiare 50 punti in 50 gare non dev’essere una sensazione piacevole. Lui recita molto bene il ruolo del capitano cercando di tenere tutti motivati e dicendo che “loro hanno la macchina e noi abbiamo la squadra”. Ok Fernando, 5 – 0 per la macchina, palla al centro? Patetico poi Domenicali quando se ne esce dicendo che tutto e’ ancora da vedere e che “adesso la pressione passa sulle spalle della RedBull”. A me pare che nei due anni precedenti siano stati ben lieti di tenersi la pressione e perfettamente capaci di gestirla. Vogliamo forse parlare di Abu Dhabi 2010? Meglio di no, vero?

La domanda piuttosto e’: come e’ possibile che la Ferrari in gara, tutto sommato, sia in condizione di giocarsela, ma in qualifica prenda sempre le mazzate? Io inizio seriamente a pensare che ci siano due ostacoli:

1) I programmi del venerdi sono troppo orientati alla gara e poco alla qualifica;

2) Il pilota. Spero di non dovermi pentire di affermare che, nonostante Alonso sia il migliore del lotto, questi manchi della zampata necessaria a portare a casa il giro singolo piu’ veloce.

Alonso ha vinto 30 GP su 194 presenze, ma ha portato a casa solo 22 pole position. Senna, un grande, ha vinto 41 GP su 163 presenze, ma di pole position ne ha raccolte ben 65! Il divario e’ imbarazzante.

D’accordo mi direte voi, Senna e’ Senna ed erano altri tempi. Bene, allora prendiamo Vettel, che ha vinto 2 titoli proprio come lo spagnolo: Sebastian ha partecipato “solo” a 97 corse, ma ha gia’ vinto 25 GP e ha collezionato 34 pole, 12 piu’ di Alonso.

Intendiamoci, Alonso (sono sempre il primo a gridarlo al Mondo) ha un manico gigantesco e una visione strategica superiore, ma secondo me gli manca qualcosa in qualifica. E non e’ un problema da poco. Le sue statistiche, invece, sono molto simili a quelle di Mika Hakkinen. Il quale, dopo aver vinto 2 mondiali si e’ ritirato, e non e’ andato in Ferrari per cercare di vincere il terzo. Ovviamente mi smentira’ facendo la pole in India e tutte le altre che seguiranno e vincera’ il titolo con 50 punti di vantaggio su Vettel!

Passiamo alla McLaren. Hamilton pare sia stato stoppato da una barra di torsione al posteriore che, al 18esimo giro, ha deciso di abbandonarlo. I tempi non sembravano malaccio, ma alla fine ha consumato molto le gomme, si e’ dovuto fermare 3 volte e ha lottato nelle retrovie. Non ci dimentichiamo che l’inglese ha la fama di mangiarsi le coperture, e se questo lo mettiamo insieme al fatto che ormai lui e’ in rotta col team e ha gia’ la testa in Mercedes, non vedo come avrebbe potuto fare di meglio. Ovviamente mi smentira’ vincendo l’India e le altre gare, fregando cosi’ alla grande Vettel, Alonso e il sottoscritto!

Button e’ rimasto coinvolto in un incidente al via, dove Kobayashi e’ impazzito e ha fatto carambola su di lui e su Rosberg. Amen. Evidentemente il giapponese, seppur reduce dall’ottimo terzo posto in Giappone, sa che l’anno prossimo restera’ a piedi e accusa la pressione. Mi dispiace per Button, perche’ mi piace molto vederlo correre e, quando manca lui, manca un po’ di spettacolo, almeno per chi, come me, non si ferma alla velocita’ e ai sorpassi coraggiosi, ma guarda anche la stategia e lo sviluppo della gara sul lungo.

Della Mercedes meglio non parlarne, invece voglio tessere le lodi di Hulkenberg ottimo sesto e soprattutto grande lottatore, seppure al volante di una Force India cosi’ cosi’, e della Toro Rosso che artiglia 6 pesantissimi punti grazie alla strategia e alla voglia di fare di Vergne e Ricciardo. Per la piccola scuderia di Faenza questi sono risultati eccellenti, spiace solo che stiano facendo cosi’ bene dopo la dipartita di Giorgio Ascanelli che e’ ottimo ingegnere e non meritava di essere lasciato a casa. Certo e’ che, misurando ai morsetti, il management ha evidentemente fatto bene, oppure ha avuto solo fortuna.

Chiudo dicendo che la Pirelli continua a cannare le previsioni sul comportamento delle varie mescole, ma annuncia che l’anno prossimo si cambia ancora per introdurre piu’ spettacolo. Sono molto preoccupato.

Commento Gara precedente: Gran Premio del Giappone.

15 ottobre 2012 Pubblicato da | formula 1 | , , , , , , , | Lascia un commento

Post-gara Gran Premio di F1 del Giappone 2012

Colpevolmente, mi auto-umilio per aver saltato il commento della gara di Singapore, ma certe volte va cosi’.

Sta di fatto che le cose sono ulteriormente peggiorate, e i punti chiave di questo campionato sono diventati tre:

1) Alonso aveva abbondantemente beneficiato delle attenzioni della dea bendata, che adesso ha deciso di andare a farsi un giro altrove. Ci puo’ stare: se la Ferrari pensava di vincere il Mondiale grazie alle straordinarie doti di Alonso e a qualche botta di culo aveva fatto male i conti. La monoposto e’ nuovamente indietro, urge recupero!

2) Massa ha fatto una grandissimo gara, il che lascia ancora di piu’ l’amaro in bocca. Sia perche’, se Alonso non avesse chiuso la gara alla prima curva, non dico che avrebbe potuto insidiare Vettel ma si sarebbe potuto portare a casa 18 punti, che oggi vedrebbero il tedesco a -22 e non a -4. E sia perche’ un Massa che si sveglia dopo 2 anni, in una gara in cui Alonso, va fuori la dice lunga sullo stato emotivo del brasiliano. Purtroppo dovremo tenercelo ancora per un anno, non tanto per quanto visto in Giappone, ma perche’ alla Ferrari non conviene sostituirlo per una sola stagione. Infatti, ormai abbiamo capito tutti che nel 2014 arrivera’ Vettel.

3) Il vero avversario della Ferrari e’ la Renault. Si, avete letto bene, non e’ un errore di stampa. L’incidente in gara lo si puo’ definire tale, perche’ in effetti Alonso ha scartato leggermente a sinistra. Pero’ era anche avanti con tutta la monoposto, quindi Raikkonen avrebbe se non dovuto almeno potuto alzare il piedino un attimo. C’e’ da dire che mai come quest’anno le coperture si distruggono al minimo tocco… Ai morsetti, se Alonso non fosse stato inchiappettato in Belgio da Grosjean e in Giappone da Raikkonen, oggi la questione sarebbe piuttosto diversa. Ma d’altronde… vedi punto 1.

Intanto, la RedBull ha ritrovato una superiorita’ evidente, almeno su questo tipo di piste (tutte cosi’ da adesso in poi…). Il buon Newey, quando si tratta di carico aerodinamico e velocita’ di percorrenza delle curve non e’ secondo a nessuno. Credo anche di poter affermare che la lattina austiaca sia ormai fatta a immagine e somiglianza di Vettel, come forse e’ giusto che sia. Il povero Webber ne paga le spese, soffre tanto e non puo’ fare altro che piegarsela a libretto e cercare di dare una mano al compagno.

La McLaren non e’ riuscita a tenere il passo della RedBull, non solo in termini di sviluppo, ma anche dal punto di vista della gestione dei piloti. Pessima mossa quella di mollare Hamilton a meta’ stagione o giu’ di li’. L’inglese ormai ha gia’ la testa a Stoccarda, ed e’ evidente che non gliene freghi piu’ nulla di Woking e dintorni. D’altro canto Button, su cui evidentemente la McLaren ha sempre puntato un po’ meno, adesso si trova a doversi sobbarcare la responsabilita’ di portare risultati e dare continuita’ al progetto della scuderia inglese. Sara’ motivato? In Giappone si e’ comportato bene, ma non ha trovato il guizzo per strappare il podio a Kobayashi. E poi lui e’ uno che ha una condotta di gara basata sul controllo e sulla strategia, quando invece il team si e’ ormai adattato allo stile esplosivo di Hamilton, costringedolo e costringendosi a improvvisare e a cambiare tattica almeno un paio di volte durante ogni GP. Button ha bisogno di solidita’ strutturale per poter eccellere e non di dover contare solo sulle sue doti di piede dolce (e’ un complimento).

Chi, invece, ha dato ragione di esistere non solo a una Sauber spesso in palla, ma anche a un meraviglioso pubblico che, come sempre, si conferma attento, appassionato, educato e sportivo, e’ stato quel fenomeno di Kobayashi: primo podio della sua carriera e per giunta in casa! Meglio di cosi’ si muore. Per contro, Perez, allupato dal passaggio in McLaren, ha tentato un sorpasso impossibile ai danni di Hamilton e ha fatto la figura del pollo andando a insabbiarsi. Meglio in McLaren che in Ferrari uno cosi’, l’ho sempre detto e lo ribadisco adesso che e’ facile.

La Marcedes: in casa teutonica e’ da tempo che si pensa all’anno prossimo. E, ormai, con il benservito a Schumacher (che si ritira speriamo per l’ultima volta), e l’acquisto di Hamilton, credo che nelle ultime gare di quest’anno non vedremo granche’. Non che l’abbiamo visto finora…

La Lotus Renault. Che dire? Sembrava veloce e promettente, ma vuoi per colpa di un pilota imbecille (svizzero) e uno velocissimo ma a cui manca sempre, per un motivo o per un altro, la zampata finale (finlandese) non riesce a capitalizzare. Il propulsore c’e', manca quel pizzichino di aerodinamica in piu’ che servirebbe. Non credo che il budget sia faraonico, ma mi piacerebbe vedere Raikkonen vincere almeno una gara quest’anno, non fosse altro per mettere un po’ di pepe al culo di Vettel.

Cos’altro? Una parola la spendo volentieri sul circuito, che e’ sempre bello e tecnico, e continua a offrire spettacolo. Forse pero’, dopo qualche anno di onorato servizio, sarebbe il caso di adeguarlo ai canoni moderni, provando ad allargare qualche segmento, in modo da favorire ancora di piu’ i sorpassi.

E domenica c’e’ la Korea (o Corea o come volete), pista piuttosto odiosa ma con la Ferrari in odore di sviluppi tecnici. Certo e’ che un’altra disfatta rossa e un’ennesima vittoria di Vettel metterebbero quasi un punto sul titolo piloti. Quello costruttori, a mio parere, e’ gia’ in Austria.

10 ottobre 2012 Pubblicato da | formula 1 | , , , , | 2 commenti

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