Effetto Raman
Domani, 28 Febbraio, in India si festeggia la giornata nazionale della Scienza. Questo per celebrare una scoperta scientifica del fisico indiano Chandrasekara Venkata Raman, che gli valse il premio Nobel per la Fisica nel 1930.
Cosa scopri’? Beh, nonostante il mio intelletto superiore (sento gia’ fischi e pernacchi proveniere da ogniddove…), provero’ a spiegarvelo in parole semplici.
Quando un fascio di luce (fotoni) colpisce un oggetto, subisce una diffrazione, cioe’, in qualche modo, i fotoni interagiscono con le molecole che compongono l’oggetto o il materiale in questione. Una parte del fascio di fotoni che attraversa il corpo viene diffusa in modo elastico. In altre parole non gli succede niente: entra con una certa frequenza (energia) e ne esce tale e quale, come se nulla fosse accaduto. Questo fenomeno si chiama Effetto Rayleigh, ma non ce ne frega niente perche’ non e’ di questo che vogliamo parlare.
Il summenzionato buon uomo indiano invece, all’inizio degli anni ’20, si accorse che una bassissima percentuale di questi fotoni viene diffusa in modo anelastico, cioe’ il fotone esce dal materiale con cui interagisce con una frequenza diversa, piu’ alta oppure piu’ bassa. Perche’? Perche’, a seconda del tipo di molecola con cui collide, cede o riceve una quantita’ di energia, scambiandosela con la molecola stessa.
In sostanza e’ come immaginare tante persone che passano attraverso una porta girevole. Molte di loro entreranno ed usciranno sane e salve, tutto bene, tutto a posto, arrivederci e grazie. Qualcuno, scemo o distratto, sbattera’ il muso contro il vetro e ne uscira’ con una gibolla sul mento, o magari, se sara’ uno scemo, distratto ma soprattutto grande e grosso come il sottoscritto, passera’ attraverso il vetro lasciandosi i cocci in scia, per la gioia della porta.
Mi fa sorridere che proprio un indiano si sia accorto che esistono alcuni fotoni deficienti… ma lasciamo perdere…
A che serve l’Effetto Raman? Potendo catalogare la reazione di questi fotoni particolari ogni qual volta attraversano un certo materiale, si possono desumere le caratteristiche fisiche e chimiche del materiale attraversato.
Il fotone esce gibollato sul mento? E’ idrogeno! Una cicatrice sull’occhio? E’ ossigeno! La giugulare gronda sangue? E’ sicuramente ferro, magari ossidato!
L’Effetto Raman ha dato il via alla spettroscopia moderna (da non confondere con la spettrografia), quella scienza che, analizzando lo spettro, ci puo’ fornire indicazioni utili sulla composizione chimica dei materiali da cui proviene un determinato fascio di luce. L’Astronomia ringrazia sentitamente, piuttosto anzicheno, ole’!
Ora che vi ho illuminati, e’ il caso di dirlo, con un potente fascio informativo di fotoni, che e’ scaturito direttamente dal mio intelletto (e da qualche sito web tipo Wikipedia… ehm…), ma che purtroppo si e’ diffuso elasticamente a causa della resistenza nulla opposta dai vostri cervelli, facciamo una riflessione.
Bravo Raman, non c’e’ che dire, sei un fisico degno di sedere a tavola con altre menti illustri. Quello che mi colpisce, e non e’ la prima volta, e’ il livello di astrazione su cui si concentrano le menti scientifiche indiane.
In un paese dove, da sempre, il problema piu’ imminente e’ “cosa mangero’ oggi” oppure “di cosa moriro’ domani”, matematici e fisici che si elevano a teorie cosi’ sofisticate e poco applicabili alla vita di tutti i giorni, mi fanno instristire.
Sembra quasi una pena del contrappasso: moriamo di fame, di malattie, non abbiamo niente, quindi ci concentriamo sulla diffrazione di un fascio di fotoni, o magari sul produrre nuove teorie matematiche talmente complesse che nessuno riesce a scriverci un teorema intorno il che, di fatto, le rende utili come e’ utile un sacchetto di sabbia nel Sahara e piacevoli come un cobra nelle mutande.
In India sarebbe assai piu’ comodo se qualche scienziato si concentrasse su un dispositivo capace di trasformare la cacca in energia elettrica. Visto quanta ne hanno della prima e quanto necessitano della seconda, sarebbe l’invenzione del millennio e garantirebbe all’India l’indipendenza energetica per gli eoni a venire!
Nel Mondo Occidentale si fa un gran parlare delle capacita’ intellettuali degli indiani. Qualche settimana fa raccontavo a un’addetta del check-in di Lufthansa (eh… che devo fare…) delle mie difficolta’ quotidiane nel vivere in questo paese. E lei: “ma come? Ma gli indiani non sono intelligentissimi? Ho sentito dire che in India ci sono i migliori matematici del Mondo”.
Appunto… hai sentito dire! Ma chi te l’ha detto? I Media? E chi glielo dice ai Media? Gli Indiani! E che fanno i Media, vengono a controllare? No! Prendono per buone le indianate e ce le girano. Ma perche’, voi avete mai visto un giornalista o uno scrittore occidentale far parte della commissione d’esame dell’IIT?
In India vivono 1,3 miliardi di persone, milioni di studenti affollano le universita’ ed i centri di ricerca del Paese. Quelli che vogliono fare carriera prendono sicuramente una laurea e uno o due Master. E una percentuale di questi si lancia pure in un dottorato di ricerca. Statisticamente, dall’India, dovrebbero scaturire decine di nuove scoperte scientifiche e di nuove invenzioni all’anno. Perche’ non succede? Sara’ anche la carenza di mezzi e strumenti adeguati, senza dubbio (anche se l’India non fa altro che affermare di essere un paese altamente tecnologico…), ma la verita’ e’ che queste menti sublimi in India non ci sono. E’ un fatto puramente statistico: ogni tanto, qualche cervello superiore lo ereditano anche loro dal buon Dio. Non sono peggiori o piu’ stupidi degli altri (perdonatemi, lo dico perche’ lo devo dire ma non ci credo fino in fondo!), ma non sono nemmeno migliori.
Pero’, a sentire loro e tutti quelli che si bevono le loro fesserie, in proporzione direi che e’ come se in Italia ogni singolo ateneo producesse un grandissimo genio all’anno! Invece in India, come in ogni altra parte del Mondo, la cosa funziona come il Superenalotto. Tutti giocano, tutti immettono miliardi di Euro nelle casse dello Stato e, ogni tanto, qualcuno fa il colpaccio, portandosi via comunque solo una frazione minima di tutti i soldi spesi per giocare.
Idem qui: l’India investe, investe, investe. La gente studia, studia, studia. I professori fanno un mazzo cosi’, fanno un mazzo cosi’, fanno un mazzo cosi’ a tutti e, ogni tanto, uno buono salta fuori, salta fuori, salta fuori! Uno a caso, Srinivasa Ramanujan.
L’India un paese di grandi cervelli? Ma facitm’ o’ piacere! Gli unici grandi cervelli che vedo qui sono quelli degli elefanti, ma in questo caso si tratta solo di cervelli grandi.
Secondo Aggiornamento Incidente Turkish Airlines THY1951
I POST precedenti li trovate qui.
Prima cosa importante: il passeggero italiano Lucio Basso, che si era ferito lievemente durante l’impatto, sta bene ed e’ stato dimesso dall’ospedale
Come dicevamo la scatola nera e’ stata ritrovata, e gli esperti sono sul posto ad effettuare tutti i rilievi. Bisognera’ attendere qualche settimana per gli esiti.
Le ipotesi piu’ accreditate al momento sono due:
- Fine del carburante. Pare che in questi tempi di crisi, molte compagnie aree stiano imbarcando solo lo stretto indispensabile. A meno di perdite o guasti agli indicatori, da verificare, questa ipotesi mi sembra improbabile. Non mi risulta che l’aereo sia stato nel circuito di attesa, dunque sarebbe folle da parte di qualsiasi compagnia non imbarcare nemmeno il quantitativo necessario ad andare da A a B senza intoppi, imprevisti o ritadi.
- Guasto a flap. I flap sono superfici mobili delle ali (poste ai bordi anteriori e posteriori), che variano la configurazione aerodinamica dell’ala e, di conseguenza la portanza. Alle basse velocita’ (decollo e atterraggio), i flap sono estesi (durante l’atterraggio molto di piu’, anche 40 gradi) in modo che l’aeromobile possa effettuare il “volo lento” senza andare in stallo. In altre parole, con i flap estesi, la spinta generata dai motori genera piu’ portanza, sacrificando la velocita’. Al decollo cio’ consente di staccarsi da terra ad una velocita’ sufficientemente bassa cosi’ che gli aerei non debbano effetturare corse di decollo di chilometri ed i piloti possano controllare il mezzo piu’ agevolmente. All’atterraggio il volo lento permette di arrivare a terra ad una velocita’ tale che l’aereo possa assorbire il contatto col suolo senza problemi. Con i flap chiusi un aereo di linea non atterra e non decolla. Emblematico il caso Spanair, quando il pilota tento’ (per errore!) il decollo con flap completamente chiusi, e causo’ un disastro che non risparmio’ la vita di nessuno a bordo.
Per dovere di cronaca, riporto che due settimane va quel Boeing 737-800 aveva subito un intervento di manutenzione/riparazione ad uno dei flap.
Devo dire che quando ho letto la descrizione della dinamica dell’incidente da parte di alcuni testimoni oculari, i miei modestissimi sospetti si sono orientati anche nella direzione di un problema ai flap. I testimoni, infatti, hanno dichiarato di aver visto l’aereo cambiare assetto, e puntare il naso decisamente verso l’alto per alcuni secondi, salvo poi metterlo’ giu’ subito dopo e picchiare come un sasso. Questa descrizione corrisponde piuttosto bene ad uno stallo. Quando l’aereo tende a perdere portanza, la prima manovra, sia da parte del pilota e sia da parte del pilota automatico, e’ quella di cabrare, cioe’ mettere il naso leggermente all’insu’ per offrire una maggiore sezione alare all’aria, guadagnando spinta verso l’alto. E’ chiaro che se in seguito a questa manovra non accade nulla, tipo dare piu’ manetta, la portanza guadagnata con questo artificio se ne va molto presto a farsi benedire e, a quel punto, l’aereo va in stallo. E quando va in stallo si comporta come un pendolo: mentre inizia a perdere quota, cadendo letteralmente verso il basso come una foglia che cade da un albero, il muso punta in picchiata. La picchiata, se gestita bene dal pilota, e’ ancora recuperabile, a condizione di essere sufficientemente distanti da suolo. Il mezzo impiega molti secondi a riprendere velocita’ e portanza, in modo da offrire al pilota la possibilita’ di tirare la cloche a se’ e cercare di rimettere l’aereo in assetto orizzontale o di discesa controllata. Se l’aereo e’ vicino al suolo, beh… amen.
Se il problema ha riguardato davvero uno o piu’ flap, allora devo riconoscere che il comandante e’ stato davvero un fenomeno a mettere l’aereo a terra in quel modo, davvero un fenomeno!
Ulteriori aggiornamenti seguiranno quando ce ne saranno.
AGGIORNAMENTO 4 Marzo 2009: LINK












