Autocombustione???
Atene brucia, e prima di Atene anche l’Italia, come tutti gli anni, ha pagato il suo pedaggio in ettari di bosco e di macchia. E anche quest’anno ci si chiede come mai questi clamorosi incendi scoppino sempre in Estate e in modo apparentemente inspiegabile. E, siccome, alla fine, non beccano mai nessuno con le mani nel sacco, si finisce spesso a parlare di autocombustione e a specularci sopra. Essendo come S. Tommaso, ho provato a documentarmi un po’, e ho scoperto (giusto nel caso fossero necessarie ulteriori conferme) di essere ignorante. Si, perche’ credevo che l’autocombustione fosse un fenomeno inesistente, e invece esiste. Il problema e’ che, a quanto ho letto, e’ un fenomeno legato a situazioni piuttosto particolari e decisamente rare. Ma facciamo un passo indietro e spieghiamo bene. Partiamo dal triangolo del fuoco:
Questo diagramma ci dice banalmente che per dare fuoco a qualcosa servono tre componenti:
- Il combustibile, ad esempio una bella catasta di legna;
- Il comburente, di solito l’ossigeno presente nell’aria;
- L’innesco, che poi e’ il principale responsabile. Puo’ trattarsi, ad esempio, di una scintilla piuttosto che di una generica fonte di calore.
Quando questi tre fattori si combinano da soli, senza intervento umano, si puo’ parlare di autocombustione. Ne esistono due tipologie, classificate secondo altrettante cause:
- Cause biologiche: L’autocombustione del fieno, guaime, nelle discariche di vegetali, è un fenomeno molto
conosciuto dovuto all’azione di microorganismi viventi che si sviluppano in modo naturale
nel foraggio (batteri termofili): tempo di autocombustione da 3 settimane a 3 mesi. - Cause chimiche: L’auto-ossidazione di certe sostanze è possibile alla presenza di aria. Conosciuti sono il
fosforo bianco (tempo di autocombustione da qualche secondo a qualche minuto), l’olio di
lino (tempo di autocombustione da più ore a più giorni).
Al di fuori delle situazioni appena descritte, pare non si possa parlare di autocombustione, il che significa che qualcuno, volontariamente o meno, innesca l’incendio. Pero’ mi sembra ancora poco, perche’ qui si parla di fosforo bianco e di olio di lino, e non credo che siano facilmente reperibili nei boschi e nelle selve, e non credo nemmeno scaturiscano da soli dal terreno. Allora ho cercato un po’ in giro, per vedere quale fosse la temperatura di autocombustione di alcuni materiali di cui le campagne abbondano. E ho trovato i seguenti (se ne trovate altri commentate che io aggiungo):
- Legno di quercia 340 °C
- Legno faggio 295 °C
- Legno abete 280 °C
- Carbone 250 – 260 °C
- Cotone 450 °C
- Ovatta di cellulosa 320 °C
- Carta da lettera 360 °C
- Carta da giornale 185 °C
- Tabacco 175 °C
- Carta 250 °C
- Lana 205 °C
Mi pare di capire che, almeno per gli esempi citati, al di sotto dei 175 °C del tabacco non accada nulla. E, per quanto d’estate possa fare caldo, la temperatura dell’aria rarissimamente supera i 50 °C, cioe’ meno di un terzo.
Quindi, prendiamo 100 incendi e buttiamo li’ il numero di autocombustioni. Che dite? Io sparo: 1%. Io dico che un incendio su 100 si innesca da solo, e gli altri…
Beh, gli altri sono necessariamente dovuti a negligenza e dolo. Al negligente, se lo peschiamo, che gli possiamo fare? Una multa, una bacchettata sulle mani, magari pure qualche mese di galera. E al doloso?
Perche’ questa gente appicca gli incendi proprio d’estate? Secondo me perche’ e’ piu’ facile: non piove, il vento soffia generoso e caldo, l’erba e’ bella secca e via dicendo. Sarebbe da fessi dare fuoco a un bosco a meta’ Novembre, no? Ma la domanda vera e’: perche’ questa gente appicca gli incendi? Ci sono i piromani certo, e a quelli gli farei mangiare una bombola di GPL e gli attaccherei un piezoelettrico alle chiappe, in attesa del primo peto. Ma quanti sono i piromani? Pochi. Gli altri sono i contandini che cercano pascoli e i costruttori che cercano terreni edificabili.
A questi ultimi, che distruggono la Natura solo per i loro interessi e, soprattutto mettono seriamente a repentaglio la vita della gente, che gli facciamo? Il Codice prevede una pena da 3 a 7 anni che, con tutte le attenuanti, si riducono a pochi mesi. Ummmmm… pochino!














Hehe, ultimamente tra la Toyota Innova e i piromani i discorsi sono parecchio “infuocati”…
COmunque, io ai piromani (sia per “passione” che per interesse) applicherei la legge del taglione: cotti a fuoco lento slla graticola…aaaaaah, quando ce vo’ ce vo’!!!!
Sono d’accordo pienamente a meta’!
Ciao,
aggiungerei all’elenco dei responsabili degli incendi anche le guardie forestali (Già, proprio quelli che dovrebbero combatterli i piromani!). Come mai? per paura dei licenziamenti.
Aggiungiamo poi che il Corpo Forestale non ha mezzi, che gli elicotteri dei vigili del fuoco sono spesso in manutenzione, che spesso la sicurezza e la prevenzione poggiano sull’azione dei volontari (!!!) ed ecco che un incendio impiega poco a diventare devastante.
http://www.oikos.org/incendi/rs/luglio14espresso.htm
Ahia, questa e’ proprio dura da mandare giu’… Io capisco le difficolta’ e la necessita’ di attirare l’attenzione, ma leggere che proprio loro danno fuoco aiu boschi no
No comment, davvero.
ci si immagina sempre il doloso appiccatore di incendi come il serial-piromane dei film americani.
Eppure la maggior parte delle volte è il contadino coglione che per non far fatica a tagliare le erbacce, brucia sterpi lungo le rive. Bisogna infatti sapere che troppo spesso i comuni appaltano questi lavori, non avendo mezzi propri, ai contadini locali. I quali incassano, dopo di che nella migliore delle ipotesi bruciano solo i pezzi da curare (cosa che gli frutterà un solo intervento invece dei 10 per cui sono pagati) e nel peggiore faranno prender fuoco a tutto il bosco o quel che è. E non parliamo delle alterazioni di flora e fauna in mezzo a questi abusi!
E allora, piu’ che coglione, il contadino lo definirei stronzone!
mah… io propendo per coglione… non ci volevo credere finché non ho testato personalmente il livello di arrogante ignoranza a cui sono fermi gli agricoltori del nord italia. Senza offesa per i pochissimi intelligenti, che però non rientreranno di certo nel novero di quelli che danno fuoco alle sterpaglie o sparano diserbanti con la lancia a bordo strada (visto dal vero a Mortara, PV, trattore con a bordo agricoltore munito di lancia che sparava diserbante sul bordo strada che sarebbe stato invece da falciare… e dietro e davanti file di auto con finestrini aperti)
Grande.
E pensare che c’è tanta gente che crede alla magica autocombustione…
Ci sono anche persone che credono all’autocombustione umana, ma questa e’ un’altra storia…
i soldi che si spendono per la lotta antincendio sono la causa degli incendi.
in un terreno in cui è passato un incendio non è possibile ne costruire ne esercitare attività di pastorizia per molti anni.
Secondo me la causa degli incendi boschivi è il business che sta dietro gli aerei, elicotteri, squadre antincendio e rimboschimento…
Cherchez l’argent.
Antonio, interessante il tuo punto di vista. Pero’ non sono sicuro che sul luogo di un incendio non si possa costruire o coltivare. Ad esempio, i contadini in Amazzonia, bruciano ettari ogni anno proprio per creare nuove terre.
si parlava dell’Italia, non dell’amazzonia…
Li il fuoco per disboscare la boscaglia è utilizzato comunemente.
Gli incendi controllati si usano pure in Italia, in Puglia per esempio, per ripulire i terreni coltivati dalle erbacce e dai residui della raccolta. Gli incendi boschivi sono solo frutto di gesta criminali o di piromani.
Sarebbe interessante vedere da che anno si è avuto uno sviluppo intensivo dell’industria dell’incendio per rendersi conto che le mie illazioni non sono troppo campate in aria.
proprio in questo momento mi sta passando sulla testa un elicottero della prevenzione incendi. Fatti un po di conti su quanto costi mandare in volo un elicottero tra manutenzione, piloti e compagnia aerea… moltiplica, inoltre, i costi di un solo elicottero per tutti gli elicotteri adibiti al servizio (che non ho idea di quanti siano) e per tutta l’estate!
Con buona pace della coscienza illibata degli ambientalisti.
che non si possa costruire o pascolare sui terreni su cui è passato l’incendio è una legge della Repubblica Italiana proprio per arginare manovre speculative.
Ecco, allora ho imparato una cosa nuova, perche’ questa proprio non la sapevo. Grazie
l’articolo non pretende di evere valore di ricerca e pertanto mi lascia insoddisfatto.Ci devono essere ben altre cause per le quali bruciano le savane dell’Africa, l’Australia e contemporaneamente, con certe condizioni di vento e temperature varie regioni mediterranee..Cosa ne dici delle linee elettriche?pensato mai alle linee FFSS?
Credo si potrebbe ricercare ulteriormente anche perimentalmente..(un povero credulone)
Vieri, non ho capito molto bene, forse per via di qualche errorino nel testo che hai seminato qui e li’.
Dunque, vediamo: mi dici che l’articolo non pretende di avere valore di ricerca per cui ti lascia insoddisfatto. E’ una doppia negazione per caso? Oppure ti aspettavi che l’articolo avesse valore di ricerca? O magari intendevi dire che, nonostante non fosse un articolo di ricerca, avresti voluto trarne qualche soddisfazione?
Certo, indubbiamente potranno esistere mille diverse cause a cui si deve la combustione, anche se il punto centrale dell’articolo era quello di cercare di capire se fosse possibile o meno L’AUTOCOMBUSTIONE (cioe’ la combustione spontanea e non innescata da fattori esterni, ivi incluse le aziende di trasporti ferroviari…), piuttosto che analizzare ogni possibile triangolo del fuoco.
Comunque, per curiosita’, che significa perimentalmente?
Ieri sera ho rischiato di incendiare casa… mi si era rotta una bottiglia di olio di lino cotto e ho asciugato il liquido con scottex che ho buttato nella spazzatura… dopo qualche ora è successo il casino! Per fortuna che mio fratello si è accorto… mi sembra fantascienza!!! 0.o
Minchia che rischio!! Meno male che ve ne siete accorti in tempo!
Che roba!