Imballaggi Indiani!
Dopo tante peripezie, siamo finalmente riusciti a far giungere il nostro container dall’India a casa, qui vicino Bologna. Ieri e’ arrivato il camion, con tre operai che avevano una gran voglia di lavorare, a tal punto che c’hanno messo 3 ore a scaricare 154 colli, e “solo” 4 ore per montare un armadio e la cameretta di TuttoQua Boy. Dei campioni del fai da te! E pensare che, andando via, non volevano portarsi nemmeno via i cartoni dei pezzi che avevano sballato, e ci siamo dovuti incazzare per farglielo fare. “Eh, dotto’… ma gli imballaggi non sono i nostri…”. “Ma perche’, se erano i tuoi te li mangiavi in insalata?”. Il fatto e’ che, poi, nell’aprire i cartoni, li avevano anche lanciati dal primo piano direttamente di sotto in giardino, dichiarando “tanto poi puliamo…”. Secondo loro, invece, tutta quella roba doveva restare li’ sotto tutta la notte, quando nella migliore delle ipotesi il vento avrebbe sparso tutto su un raggio di 300 Km da casa, e nella peggiore sarebbe venuto a piovere, facendoci trovare le sabbie mobili sotto casa.
Ora, voi direte: “vabbe’, alla peggio ti caricavi quei quattro cartoni in macchina e li portavi in discarica…”.
E qui casca l’asino, pardon, l’indiano! Quattro cartoni!! Voi non avete idea di che razza di imballaggi abbiano fatto quelli della CLINTUS… poi dicono che dobbiamo salvare il Pianeta. La quantita’ di carta e cartone e’ imbarazzante! Non esagero se vi dico che, tra ieri e oggi, ho gia’ smaltito un quintale di roba, e siamo solo all’inizio.
No, ma voi non potete capire, perche’ io, a chiacchere (e tabbacchere e legno, come si dice a Napoli), non riesco a spiegarmi, quindi ho creato una sequenza di foto, per farvi vedere l’imballaggio di un semplice bicchiere. Ma non pensate che sia cosi’ perche’ si parla di roba fragile… perfino la plastica e’ stata imballata allo stesso modo! Siete pronti? Allora andiamo pure, spendo solo un altro secondo per ricordarvi che le immagini, come sempre, sono cliccabili e ingrandibili (1044 x 783 pixel, JPG, 345 Kb circa l’una):
Step 1: il bicchiere cosi’ come si presenta appena tirato fuori dalla scatola di cartone:
Step 2: dopo aver rimosso il primo giro di carta marrone (quella esterna e’ marrone quella interna e’ bianca…).
Step 3: dopo aver tolto il giro di cartone che si vede nella foto precedente.
Step 4: dopo la rimozione del primo strato interno di carta bianca.
Step 5: rimozione del secondo strato interno di carta bianca, che protegge la parte superiore del bicchiere (!).
Step 6: rimozione del terzo strato interno di carta bianca, che progette la parte inferiore del bicchiere (!!).
E finalmente il calice da vino rosso rivede la luce! Integro… certo… e vorrei anche vedere!! Probabilmente, con tutta quella roba intorno, resterebbe sano anche lanciandolo dall’ottavo piano di un palazzo!
A cosa conduce questa sequenza d’immagini? A questo settimo scatto:
A destra, nel quadrato rosso, si vede una delle decine di scatole di cartone che stiamo aprendo… e a sinistra la montagna di carta marrone, bianca e di cartone “avvolgente” che ogni singola scatola produce! E’ cosi’ tanta che dentro non ci sta… devo saltarci dentro e pressare con i miei 120 Kg di bonta’ e generosita’ per fare spazio, e per ben due volte, prima di poterla chiudere. Tempo medio di sballaggio di ogni scatola? Almeno 30 minuti… di questo passo…
Il fatto e’ che mi sento in colpa, perche’ temo che, a causa del mio trasloco, la Foresta Amazzonica abbia perso 300 ettari di bosco… Che esagerazione! Come al solito gli indiani non hanno il senso della misura, e pensano solo a pararsi il culo.
Posso solo chiedere scusa alla Foresta Amazzonica e promettere che mai piu’ nella vita faro’ un trasloco dall’India!


















