Ciao Martina Giulia
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare
ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.
Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.
Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.
Questo blog chiude per lutto per una settimana.
Incredible minchiate!
Sara’ che oggi e’ Venerdi 13, ma aprendo il mio feed reader un’oretta fa, mi e’ capitato di iniziare molto male la giornata guardando questo breve filmato:
L’avete visto? Vi e’ venuta una voglia irrefrenabile di andare in India?
FATEVELA PASSARE!!! O meglio, cercate di pensarci almeno un po’ su, via. Ma vi pare possibile poter credere a una cazzata del genere? Ma davvero vi sembra plausibile che l’India sia come quella che appare nel film?
Un primo fatto evidente e’ legato alla velocita’ di passaggio da una scena all’altra, sembra quasi di assistere alla proiezione di singoli fotogrammi. Quando poi la scena dura qualche secondo in piu’, chi e’ stato li’ vi potra’ giurare che i luoghi e le persone sono stati abbondantemente ripuliti, nel senso piu’ esteso del termine. Esiste un solo luogo (a parte Goa, forse…) in tutta l’India che e’ abbastanza pulito e ordinato di suo, ed e’ la zona delle ambasciate di New Delhi. Il resto e’ tutta cacca, disordine, caos, sporcizia e… puzza! Eh gia’, perche’ quello che un video non puo’ rendere (figuriamoci un video girato ad arte come questo), e’ la vera essenza dell’India:
la merda.
Ma non intesa semplicemente come sterco, ma come concetto esteso all’idea di sporcizia, tangibile praticamente con tutti i cinque sensi messi insieme.
D’altronde, annusare un po’ di cacca senza vederla e’ una cosa ancora sopportabile. Vedere una cacca, ma non farsi disturbare le budella dal suo odore rivoltante e’ una sfida accettabile. Osservare qualcuno (qualche miliardo) che piscia, sputa, rutta e scorreggia dove gli capita si puo’ ancora fare, a condizione che costui non venga a farlo addosso a te.
Ma se mettiamo tutto insieme, allora l’India rivela la sua natura. In questo filmato la rivelazione della natura del Paese e’ stata del tutto e coscientemente omessa. D’altronde e’ uno spot girato per acchiappare i turisti.
Ci sono, nel film, alcuni passaggi che fanno davvero sorridere. Tipo, che so, il tizio che sale sul treno, in una bellissima stazione intonsa. Ma dove sarebbe questo posto in India? E la carrozza ristorante del treno? Sembra il Savini di Milano!
E quando il tizio si fa portare beatamente in carrozzella per le strade (credo) di Jaipur?? Ma per favore!! Vorrei vedere voi a montare su quel trabiccolo, dove la cosa migliore che puo’ capitarvi e’ quella di dovervi sedere su un sedile cosi’ lercio da far invidia a un maiale. E quando va in giro tutto solo a piedi???
A piedi?
Tutto solo??
In India???
Ma sei scemo o cosa????
Boh…
Perfino i colori del cielo sono stati ritoccati, perche’, a causa dell’inquinamento, il cielo indiano non e’ mai di quel bellissimo azzurro, ma piuttosto tende quasi sempre al giallo sabbia. Certo, sull’Himalaya e’ diverso, ma non ci vuole un genio per capirlo.
Insomma, ancora una volta, e a conferma di cio’ che ho sempre predicato al vento, le immagini dell’India che esportano a noi sotto forma di contenuti multimediali (dai libri dei giornalisti ai video come questo e passando per i canali satellitari), sono belle, patinate, leggere, pulite, ed esercitano un’attrazione fortissima su chi li riceve.
Non vi nascondo che, se in India non ci fossi gia’ stato, dopo aver visto questo film c’avrei una voglia mostruosa di andarci. Cazzo, bello! I colori, le carrozzelle, i treni, i ristoranti, il rafting, il lavaggio degli elefanti, mari incontaminati, spiagge di sabbia finissima, gente pulita e vestita bene, fanghi, massaggi… BELLO!!!
Il problema e’ che io, invece, l’India l’ho vista, e non e’ Positano e non e’ Cortina, come non e’ Roma, non e’ Venezia e non Firenze. E nemmeno Napoli e Bari e Catanzaro. E nemmeno San Sebastiano al Vesuvio, Crotone e Gela!
Chiusura della stagione di Formula 1 2009
Se questo articolo fosse stato scritto 30 anni fa da un’altra persona qualsiasi, e io lo leggessi oggi per la prima volta, mi formerei un giudizio inquinato. Penserei che l’autore avesse, a suo tempo, volutamente calcato la mano su una serie di fatti e di eventi, al semplice scopo di romanzare la storia, e di consegnarla distorta al giudizio delle generazioni successive. Ma la questione qui e’ assai piu’ semplice: c’e’ molto poco da romanzare, i fatti sono andati cosi’, e il giudizio e il commento, per quanto soggettivi e personali possano essere, non spostano la conclusione in maniera percettibile. Conclusione, che a discapito dei meriti di chi ha vinto e delle evidenti colpe di chi vinto non ha, e’ una e una sola: la stagione 2009 del Campionato del Mondo di Formula 1 andrebbe rimossa! Da tutto! Dagli annali, da Internet, dalla memoria e dal bagaglio di esperienza che una qualsiasi competizione sportiva genera, e sul quale, nel bene e nel male, si costruisce quello che viene dopo.
E’ stato un orrendo sabba stregonesco, che nel pentolone della politica e delle lotte intestine, ha cucinato e malamente rimestato i regolamenti, la tecnologia, le qualita’ di pochi e le mediocrita’ di tanti, le scelte errate e le fortune inattese.
E dire che le avvisaglie c’erano state, gia’ quando una scuderia formalmente chiusa e fallita come la Honda, venduta per una sterlina e recuperata per il rotto della cuffia da Ross Brown, con due piloti decenti ma che campioni non sono, ha letteralmente dominato grazie a un trucco regolamentare. Il doppio fondo. Se si poteva fare, allora poveri quelli che non l’hanno capito, Ferrari in testa, e se non si poteva, allora andava sanzionato seriamente dalla F.I.A. In entrambi i casi, la cosa andava chiarita con fermezza, e prima di versare il primo olio nelle coppe.
La BrownGP ha vinto meritatamente, non tanto battendosi in pista, ma soprattutto lavorando bene al tecnigrafo e al sistema CAD. E poi, guidata da quell’indiscutibile genio che la possiede, e che le ha affibbiato il proprio nome in una sorta di rito propiziatorio (Enzo Ferrari, Frank Williams, ecc…), ha semplicemente amministrato il ritorno sorprendente della RedBull. La quale, pur avendo compiuto degli errori, ha rivelato tre cose. La prima: che nel panorama della Formula 1 del 21-esimo secolo c’e’ un nuovo pilota tedesco che potrebbe non farci rimpiangere troppo un altro tedesco che di titoli ne ha vinti 7. Si chiama Sebastian Vettel (si pronuncia Fettel!). La seconda: che Adrian Newey e’ talmente geniale da riuscire a far andare veloce anche un cassonetto per la raccolta differenziata. La terza: che vendendo bibite energetiche si puo’ competere alla pari in un mondo che, da sempre, sembrava riservato solo agli storici costruttori.
Storici costruttori che, evidentemente, hanno fallito miseramente. Forti delle loro certezze, sono caduti pesantamente dal piedistallo. Tutti! Solo la McLaren, con uno sforzo mostruoso, e piu’ che altro economico e coperto dal poderoso salvadanaio della Mercedes, e’ riuscita a rimettere in piedi la propria dignita’, rendendo nuovamente competitivo il suo campione del mondo. Un Lewis Hamilton che, oggettivamente, e’ piacevole come una scarpa 38 su un piede 41, ma che e’ veloce come pochi altri. Ma la BMW, la Toyota, la Renault e, come dimenticarsene, la Ferrari, hanno portato a casa solo un risultato: una penosa figura che, con precisione diabolica, si colloca esattamente agli antipodi della loro reputazione e delle aspettive degli osservatori. E, infatti, la BMW e la Toyota l’anno prossimo saranno assenti in griglia, e la Renault, con ogni probabilita’, ci salutera’ nel 2011.
La casa di Monaco negli ultimi cinque anni ha esibito soltanto enormi ambizioni, e ha compiuto un percorso incomprensibile, dando sempre la netta impressione di non capirci poi molto. Emblematica la scelta di spingere piu’ degli altri l’introduzione del K.E.R.S. con una determinazione sconcertante, salvo poi eliminarlo subito. I giapponesi, seppur dotati di un budget faraonico, sono riusciti nel difficile intento di far passare la voglia a uno tosto come Jarno Trulli, a tal punto da renderlo perfettamente inutile. La Ferrari merita un discorso a parte, ma non perche’ io ne sia un sanguigno seguace, ma perche’ la gamma e la varieta’ di errori compiuti la posizionano in una categoria a parte: quella degli incapaci che, tanto per gradire, sono anche sfigati. Non bastava aver toppato nell’intepretazione del regolamento, lasciando passare l’opportunita’ di costruire il famoso doppio estrattore da subito; non bastava aver progettato una macchina senza grip e incapace di sfruttare al meglio le gomme. E non bastava aver tirato fuori un motore talmente assetato di carburante da rendere superflua qualsiasi strategia in materia di pit-stop, e nemmeno il fatto di avere deciso di fermare lo sviluppo della F60 a meta’ stagione, pregiudicandosi ogni residua, seppur minima, opportunita’ di salvare il salvabile. Non bastava tutto questo, no. Mancava l’incidente di Felipe Massa al Gran Premio di Ungheria, che ha messo fuori gioco il pilota. Il quale sembrava fosse, tra i due “cavallini”, quello meglio in grado di contribuire alla causa. Perche’, parliamoci chiaro, il buon Raikkonen, pur essendo un driver dal talento indiscusso, si e’ risvegliato troppo tardi. Forse lui e’ uno che ha bisogno di sentirsi protagonista, e non ama dover competere internamente, visto che ha iniziato e concentrarsi e a impegnarsi come si deve proprio dopo l’uscita di scena del collega brasiliano. E sara’ proprio per questo, unitamente alle sue doti comunicative, che sono simili a quelle di un vaso d’argilla, che a Maranello hanno deciso di salutarlo anzitempo. Ed e’, a tutt’oggi, l’unico campione del mondo di F1 che aspetta ancora di trovare un volante. Significhera’ qualcosa, no?
Gli altri hanno portato poco valore al Circus, che si chiamassero Williams oppure Force India, la loro presenza e’ stato un mero atto scenico. E l’anno prossimo di questi cosi’ ce ne saranno a pacchi, ma ne parleremo in futuro.
Detto tutto questo, la delusione piu’ grande e’ stata scoprire che lo sport dei gentlemen driver e’ finito davvero. La Formula 1 ha dovuto, quest’anno, fare i conti anche col dispiacere dell’imbroglio pianificato a tavolino, e spifferato da un ragazzino brasiliano incapace e viziato (Nelson Piquet Junior), figlio di un ex-asso del volante che, nel procrearlo, si e’ dimenticato di trasferirgli il manico genetico e, con ogni probabilita’, anche le palle. Parlo, naturalmente, del Crashgate che ha visto coinvolta la Renault, sul cui futuro sono scese ombre scure, e che ha colpito duramente, forse troppo forse no, l’italico Flavio Briatore. Sulla cui attitudine alla correttezza potremmo discutere fino a notte fonda, ma che aveva avuto anche il merito non solo di colorare a modo suo una Formula 1 un po’ grigia (dopo la morte del Drake), ma soprattutto di aver investito con grande convinzione su Michael Schumacher, che e’ poi diventato l’amatissimo campione che tutti conosciamo.
La FIA ha fatto il suo tempo, governata da un Max Mosley che, tra un festino sadomado e l’altro, ha solo trovato il tempo di accanirsi contro i suoi nemici, politicizzando un ambiente che di politica sarebbe anche potuto crepare, se la cosa fosse andata avanti un altro po’. Un direttivo che ha solo saputo creare regole stupide e incomprensibili, che ha introdotto l’inutilissimo K.E.R.S., nella sciocca presunzione di volersi mostrare attenti all’ambiente, come se 22 macchine che ogni anno percorrono poche migliaia di chilometri, possano davvero avere un impatto significativo sul Global Warming. Ridicolo e ridicoli! Gente che ha reputato utile alla salvaguardia dei costi impedire ogni test durante la stagione, cosi’ che dovendo sostituire necessariamente un pilota (vedi Ferrari), il sostituto non ha mai potuto provare la macchina, con evidenti conseguenze sulle prestazioni (e ricadute sull’immagine), e anche rischi connessi alla sicurezza.
La FOTA ha mostrato di non servire praticamente a nulla. Un’associazione di costruttori che, nel momento del bisogno, si e’ disunita come non mai, arrivando a dover far fuori un paio di membri (Williams e Force India) i quali, nel dubbio, sceglievano comunque di tutelare i loro interessi di piccoli costruttori e di fregarsene beatamente dei loro compagni di avventura. A che scopo associarsi per condividere obiettivi e piani, se poi, quando succede qualcosa, uno va a destra e uno a sinistra?
A questo punto del POST mi accorgo di non aver preso la direzione che avevo in mente prima d’iniziare, ma sinceramente la poca passione che accende il mio cuore dopo una stagione cosi’ ha preso il sopravvento. E, tanto per condire il tutto, scrivendo, mi sono anche demoralizzato. Suppongo, dunque, che potrei anche chiuderla qui, evitando di tirare fuori tutto cio’ che grida vendetta dentro di me, sperando in un 2010 migliore.
Pero’, aspettate un attimo… una cosa da dire ce l’avevo sul serio, e siccome la Ferrari merita un discorso a parte, vale la pena chiudere con essa, per evidenziare un fatto che, da tifoso, mi ha deluso moltissimo. Forse in modo irreparabile (anche se poi al cuor non si comanda). La Ferrari ha sempre e comunque, indipendentemente dalle vicende che si sono susseguite in ormai 60 anni di storia, seguito una linea guida precisa: andare piu’ veloce degli altri. Il Drake aveva solo una cosa in testa, quella di costruire la macchina piu’ forte, a dispetto di tutto e di tutti. Lui le macchine le costruiva col cuore e con i nervi. Le Ferrari, che nel portare orgogliosamente il cognome di Enzo ne hanno sempre sottolineato l’anima, erano sempre state macchine di carne e metallo, di cuore e polmoni, di rabbia e di determinazione. Di desiderio di riscatto di una terra piena di talenti ma avara di opportunita’, di voglia di essere comunque primi, perche’ la sola idea di arrivare secondi dietro chiunque altro, era semplicemente insopportabile.
La Ferrari di oggi, quella di Stefano Domenicali & C., cosi’ non e’ piu’. Un team che decide di fermarsi, di arrendersi, di rinunciare, nella consapevolezza che da un certo momento in poi cio’ che arrivera’ sara’ solo sofferenza e delusione, non e’ un team degno di indossare l’uniforme rossa col cavallino nero. Mi dispiace dirlo, ma la F60 andava sviluppata fino alla morte, qualunque fosse il suo destino, anche quello di tramutarsi in un carretto siciliano carico di agrumi! Perche’, in questo mondo che ruota solo ed esclusivamente intorno al business, se c’e’ un’azienda che se ne puo’ fottere di certe dinamiche, e che ha il diritto e il dovere di seguire il suo unicissimo retaggio, che l’ha resa il mito che e’, e’ proprio la Ferrari. La Ferrari non e’ un costruttore di automobili, no. Questo lo possiamo dire di altri, ma non della Ferrari. La Ferrari e’ un’entita’ astratta che anima e raccoglie in se’ lo spirito di tutti gli innamorati delle storie belle e un po’ folli. Di quelli che, come chi scrive, farebbero carte false solo per lavorarci dentro, per poter orgogliosamente gridare al Mondo che “anch’io faccio parte del mito!”. Di quelli che vorrebbero vivere nel box di Fiorano, al freddo e sotto la pioggia, solo per assistere a cinque minuti di test in pista, in mezzo agli ingegneri e ai piloti e, soprattutto, a mezzo metro dalle rosse creature. Di quelli che quando sentono il canto del V12 degli anni 80 gli viene la pelle d’oca e piangono come ragazzini, mentre ascoltano un suono che, ad altri, sembrera’ solo un assurdo rumore. Di quelli che l’odore della gomma slick bruciata gli fa venire l’acquolina in bocca, mentre la fumata grigia dalla bancata di sinistra gli spacca il cuore dal dispiacere.
Forse la Ferrari l’anno prossimo vincera’, e questo lo sapremo solo fra 12 mesi.
Ma, nel frattempo, la Ferrari e’ morta. Viva la Ferrari!
Scelte difficili
Prima di tutto no, mi sono vaporizzato. E’ solo che ho affrontato la prima settimana di lavoro, il primo terzo di un percorso di introduzione in azienda, disegnato da quelli dell’HR in modo che si possano incontrare piu’ persone possibile. Persone che, si presume, debbano in qualche modo essere rilevanti alla tua funzione o che, piu’ semplicemente, sono importanti ed e’ giusto che uno le veda (e soprattutto si faccia vedere).
Devo confessarvi che, finora, e’ andata veramente alla stragrande. E se il buongiorno si vede dal mattino…
La prima notizia, pero’, e’ che ho chiaramente sbagliato le scarpe. La mia azienda, a Milano, possiede una serie incredibile di edifici, posti tutti piu’ o meno nella stessa zona, come dire, a distanza scarpinabile, ma in certi casi non proprio agevolmente. Il fatto, poi, e’ che uno deve scarpinare per forza, perche’ togliere la macchina da A per andare a B significa perdere il posto e dover cosi’ vagare come un miserabile alla ricerca di un altro buco. E la storia si ripeterebbe ogni volta per andare da B a C e per tornare a A.
In piu’ c’e’ da aggiungere che, per esigenze orarie dei miei ospiti, capita sovente di fare un meeting, che so dalle 10:00 alle 11:00 nell’edificio A, e poi di avere il meeting successivo dalle 11:00 alle 12:00 ma nell’edificio C. In mezzo? Un chilometro o due di asfalto e (qualche volta) anche di pioggia. E io, come dicevo, ho sbagliato le scarpe, mettendomi uno scarpino nero allacciato di cuoio, di quelli che stringono davanti, per cui sto passando un weekend d’inferno con i piedi da rottamare. Per questa ragione, sto seriamente riflettendo sulle calzature da indossare la prossima settimana, ma il problema e’ che con giacca e cravatta non c’e’ molto spazio per lavorare di fantasia. A meno che non faccia come qualcuno, che mette le scarpe da tennis sotto il vestito scuro. Boh… prima scelta difficile.
Ma non mi lamento, d’altronde sto facendo anche una cosa che, tutto sommato, e’ una delizia: la scelta dell’auto, che pero’ introduce la seconda scelta difficile.
C’e’ un problema: il fringe benefit. Gia’, perche’ lo Stato italiano dice che se la tua azienda ti offre un’auto per uso promiscuo, che in parole povere significa che fortunatamente la puoi anche usare per fare i cacchi tuoi, allora ci devi pagare le tasse. Come a dire che l’azienda ti sta corrispondendo in natura un bene che vale certi soldi, quindi scattano le gabelle. Giuste o meno, le gabelle si trovano sul sito dell’ACI, e sono piuttosto esose, anzi diciamo pure che sono un furto! Senza scendere nei particolari, vi posso solo dire che la fascia di automobili a cui posso accedere non prevede pagamenti inferiori ai 200 Euro mensili, gia’ prendendo una macchina normale, in allestimento base e senza aggiungere accessori. Ripeto, parlo di auto normali, senza fronzoli. E’ chiaro che esagerando si possono superare di slancio i 500 Euro, fino a raggiungere i clamorosi 800 Euro e passa per il SUV della Lexus… roba che si fa prima a prenderlo a noleggio a lungo termine. Oggettivamente anche 500 Euro sono una cifra astronomica, visto che c’e’ gente che si spacca la schiena ogni mese per poco di piu’, e a me questa cosa mi suona come uno schiaffo alla miseria. Si potrebbe anche obiettare facilmente che e’ sempre meglio che doversi pagare l’auto e tutte le spese da soli, pero’ mi ha sempre scocciato molto pensare di dover sborsare dei quattrini per poter avere l’auto aziendale. L’auto me la da l’azienda, perche’ ritiene che sia utile allo scopo. Certo, la uso pure a titolo personale, d’altronde dovrei avere un’auto per il business, mollarla il venerdi sera, usare un’auto privata nel weekend e poi riprendere quella aziendale il lunedi mattina. C’e’ chi lo fa… ma scusate… che cazzata. Anche perche’ significa che in famiglia uno deve avere due auto piu’ l’auto dell’azienda.
La cosa negativa e’ che al momento sto guidando un’Alfa Romeo 159 sport wagon, una macchina odiosissima. Pensavo che la mia BMW 330xd touring fosse stretta dietro, e’ evidente che non avevo ancora visto l’Alfa. Col sedile tutto indietro, nella tedesca c’e’ ancora spazio per un bambino, mentre nell’italiana non c’e’ posto nemmeno per un puffo. Il motore e’ un motoraccio, coi cavalli tutti in alto. Il cambio s’impunta, e nei percorsi misti il muso sottosterza con gran facilita’. Certo, questo significa che il comportamento e’ genuino e facile da gestire, ma per me che a guidare ci provo ancora un certo gusto, la cosa e’ piuttosto fastidiosa. La qualita’ dei materiali e’ poverissima (ora ho capito perche’ la FIAT ha fatto la joint venture proprio con la TATA), il cruscotto e’ orribile, completamente coperto da una specie di piastra metallica che, in realta’, e’ di plasticaccia. Si, c’e’ il manometro del turbo, che e’ da puristi delle corse, ma nel traffico di tutti i giorni e sotto l’occhio del Tutor e’ diventato buono per il brodo. Ho anche notato che, per essere un normalissimo 1900 turbo diesel common rail, consuma anche parecchio, quanto la BMW, che pero’ e’ un 3000 a sei cilindri e trazione integrale e va moooolto piu’ forte.
La vera chicca l’ho trovata nella logica del sensore pioggia. Lo conoscete no? E’ un aggeggio che, a seconda della quantita’ d’acqua che arriva sul vetro, adegua la velocita’ delle spazzole tergicristallo. Ecco: secondo me e’ un sensore indiano! Piove poco? Sta li’, a far nulla, fino a che tu diventi cieco e dai un colpo alla leva per spazzolare. Oppure, improvvisamente inizia a battere, strisciando la gomma dei tergi sul vetro senza alcuna ragione, fino ad impazzire completamente e andare su e giu’ come un forsennato! Una roba da comiche, degna di Mr. Bean!
Eh si’, la vita e’ proprio difficile.
Post-gara Gran Premio di Abu Dhabi
Con la gara di oggi si e’ chiuso il campionato di Formula 1 2009. Nessun titolo in ballo, visto che, come sappiamo, la BrownGP si e’ portata a casa entrambi gli allori gia’ due settimane fa in Brasile. Cosa restava? La corsa al secondo posto per il titolo piloti, che ha visto prevalere il tedesco della RedBull Sebastian Vettel, e la lotta all’ultimo punto tra Ferrari e McLaren per il piu’ basso gradino del podio nel campionato costruttori. Lotta in cui, nonostante i guai tecnici di Lewis Hamilton, la Ferrari non e’ riuscita a prevalere, a causa delle pessime qualifiche di ieri (le peggiori dal 1985!) e della dubbia scelta in fatto di strategia. Non ci si puo’ poi esimere dal condannare il circuito, o meglio colui che l’ha progettato (non so nemmeno come si chiami). Di lui si sa che e’ un caro amico di Ecclestone, e a lui e’ toccato progettare tutte le nuove piste finora realizzate (AntiTrust pensaci tu!). Ora io dico: tu, si tu, proprio tu, avevi in mano un budget faraonico, eri al corrente del fatto che nella Formula 1 moderna c’e’ carenza di spettacolo, e che hai fatto? Una pistaccia senza possibilita’ di sorpasso, dove l’unica cosa adrenalinica e’ il rischio che i piloti corrono uscendo da quella ridicola corsia box con tanto di galleria?? Ma chi sei, genio dell’architettura? Svelati e vieni da me, che ti voglio premiare!
Ehm… vediamo come e’ andata, analizzando, come al solito, i team uno per uno. Nei prossimi giorni seguira’ un POST di considerazioni generali su questa stagione.
RedBull: fino alla fine la scuderia ha confermato di essere stata una delle tre potenze del 2009, insieme alla BrownGP, che ha dominato nella prima parte dell’anno, e alla McLaren che, invece, ha vinto ai punti la seconda meta’. Vettel e’ un asso, la cosa e’ fuori discussione, e oggi ha vinto di puro manico, ma e’ evidente che il lavoro di Adrian Newey ha pagato anche in termini di pacchetto generale, visto che anche Mark Webber e’ sempre andato forte. Complimenti a loro per aver conquistato le medaglie d’argento del campionato. Una nota sul motore di Vettel: oggi questo propulsore si e’ sorbito la quarta gara (piu’ prove del venerdi e del sabato), ma nonostante questo e’ andato fortissimo. Un plauso alla Renault per averlo migliorato cosi’ tanto in termini di affidabilita’.
BrownGP: freschi di titoli, i ragazzoni inglesi e brasiliani hanno fatto una gara onesta, conquistando comunque un terzo posto con Button che, verso la fine, preso forse da un moto di orgoglio, si e’ ricordato di essere il neo-campione del Mondo e ha seriamente messo in difficolta’ Webber, sfiorando di conseguenza il colpaccio. Nulla da dire, macchina veloce, affidabile (Mercedes!), piloti in gamba e piuttosto concentrati, nonostante la posta in palio fosse nulla. Ora andate pure a ubriacarvi per un paio di settimane, ve lo meritate!
Toyota: gara senza infamia e senza lode, con un Trulli un po’ disamorato, ma con un Kobayashi tutto da studiare. Due settimane fa avevo detto che il ragazzino giapponese andava tenuto d’occhio, e oggi non mi ha deluso. E’ stato l’unico a trarre qualche profitto dalla strategia con una sosta. La Toyota dovrebbe seriamente prendere in considerazione l’ipotesi di riconfermarlo per la prossima stagione, e lasciare a casa Glock piuttosto che Trulli. Ma non perche’ e’ giapponese, e non perche’ e’ veloce, ma perche’ e’ un giapponese veloce. Cosa che, a memoria d’uomo, non s’era mai vista, a parte la parentesi Tacuma Sato, che pero’ era anche un kamikazee assassino.
McLaren: la scelta di continuare a investire sul progetto in corso ha pagato, eccome se ha pagato! Gli ha consentito non solo di fare una gran bella figura da meta’ campionato in poi (Hamilton ha conquistato 40 punti nelle ultime 8 gare, piu’ degli altri), ma anche di artigliare il terzo posto nel mondiale costruttori. Il che non significa solo prestigio, ma soprattutto un sacco di bei soldoni che arrivano dalla spartizione degli introiti incassati da Bernie Ecclestone per i diritti televisivi. Si parla di una differenza di circa 4 milioni di Euro tra terzo e quarto posto. Evidentemente agli inglesi questi bruscolini schifo non gli facevano. La macchina era perfetta oggi, e Hamilton quando ha una macchina veloce e’ un gran pilota. Ma, prima o poi, un po’ di sfiga capita a tutti: a lui non era mai successo di doversi ritirare per un guasto, e gli e’ toccato oggi, dopo 52 gran premi. Vabbe’. Kovalainen (forse il peggior finlandese nella storia dei piloti finlandesi di F1) non e’ servito a nulla, oggi come durante la stagione. Doveva prendere punti per mettere la posizione nel mondiale costruttori in cassaforte, e non l’ha fatto. Buon per lui che quelli della Ferrari, quest’anno, hanno deciso di fare gli incompetenti fino all’ultima curva!
Ferrari: odio ammazzare un uomo morto, e sono lieto che la stagione sia finita. Pero’ una cosa la devo dire: vista la pessima situazione in griglia (Raikkonen 11-esimo e Fisichella 20-esimo e ultimo), valeva la pena scegliere una strategia con una sosta, caricando le auto come TIR? Avevate un’arma sola da usare per provare a risalire qualche posizione in partenza: il K.E.R.S. Ma con 692 Kg, dove pensavate di andare? Io avrei fatto il contrario: poca benzina, 15 giri al fulmicotone e poi o la va o la spacca. Cosi’ vi siete suicidati prima ancora di mettere in moto! Boh…
Williams: Rosberg ha finito di patire, l’anno prossimo andra’ con la BrownGP, le cui spalle verranno finalmente coperte da mamma Mercedes che se ne comprera’ i tre quarti, per la gioia immensa del conto in banca di Ross Brown. Nakajima e’ diventato la macchietta del Circus, oggi si scommetteva su di lui e sul come avrebbe affrontato l’infame uscita dalla corsia box. Per fortuna non ha sbagliato, altrimenti sarebbe dovuto correre a nascondersi tra le nevi del Monte Fuji.
BMW: R.I.P.
ToroRosso: l’unica cosa da riportare e’ la stupidita’ nel fare quattro macchine (con la RedBull) con gli stessi colori! Oggi, per poco ai box non succedeva un putiferio. Quelli della RedBull attendevano Vettel, mentre quelli della ToroRosso aspettavano Alguersuari. Il meccanico che indica il box al pilota ha scambiato lo spagnolo con il tedesco, e gli ha fatto segno di entrare, e lui e’ entrato (non sai dove si trova il tuo box?). Appena i meccanici si sono accorti del clamoroso scambio di monoposto si sono scansati in modo furibondo, e gli hanno fatto segno di togliersi dai maroni. Devo ammettere che una cosa del genere ancora non l’avevo vista in 31 anni di onorata carriera come spettatore!
Force India: c’erano oggi? Io non li ho visti… Che brocchi ragazzi… Io sospetto fortissimamente che li’ l’unico buono fosse Fisichella, e sospetto anche che Sutil gli copiasse l’assetto della macchina. Partito Fisichella, la Force India e’ tornata ad essere un niente. Coincidenza?
Renault: questi pure non li vedo bene. Dopo il crashgate sono affondati. Grosjean poi e’ veramente patetico, forse io andrei piu’ veloce e non mi cagherei cosi’ tanto addosso nel vedere arrivare un altro concorrente nello specchietto. Almeno si e’ tagliato i capelli, va!
F.I.A.: a voi posso solo augurare che Jean Todt vi raddrizzi le ossa per benino, perche’ avete veramente fatto pena.
Bridgestone: c’avete messo un anno, ma alla fine avete indovinato le gomme. Meglio tardi che mai…
Commento gara precedente: Gran Premio del Brasile.












