Scelte difficili
Prima di tutto no, mi sono vaporizzato. E’ solo che ho affrontato la prima settimana di lavoro, il primo terzo di un percorso di introduzione in azienda, disegnato da quelli dell’HR in modo che si possano incontrare piu’ persone possibile. Persone che, si presume, debbano in qualche modo essere rilevanti alla tua funzione o che, piu’ semplicemente, sono importanti ed e’ giusto che uno le veda (e soprattutto si faccia vedere).
Devo confessarvi che, finora, e’ andata veramente alla stragrande. E se il buongiorno si vede dal mattino…
La prima notizia, pero’, e’ che ho chiaramente sbagliato le scarpe. La mia azienda, a Milano, possiede una serie incredibile di edifici, posti tutti piu’ o meno nella stessa zona, come dire, a distanza scarpinabile, ma in certi casi non proprio agevolmente. Il fatto, poi, e’ che uno deve scarpinare per forza, perche’ togliere la macchina da A per andare a B significa perdere il posto e dover cosi’ vagare come un miserabile alla ricerca di un altro buco. E la storia si ripeterebbe ogni volta per andare da B a C e per tornare a A.
In piu’ c’e’ da aggiungere che, per esigenze orarie dei miei ospiti, capita sovente di fare un meeting, che so dalle 10:00 alle 11:00 nell’edificio A, e poi di avere il meeting successivo dalle 11:00 alle 12:00 ma nell’edificio C. In mezzo? Un chilometro o due di asfalto e (qualche volta) anche di pioggia. E io, come dicevo, ho sbagliato le scarpe, mettendomi uno scarpino nero allacciato di cuoio, di quelli che stringono davanti, per cui sto passando un weekend d’inferno con i piedi da rottamare. Per questa ragione, sto seriamente riflettendo sulle calzature da indossare la prossima settimana, ma il problema e’ che con giacca e cravatta non c’e’ molto spazio per lavorare di fantasia. A meno che non faccia come qualcuno, che mette le scarpe da tennis sotto il vestito scuro. Boh… prima scelta difficile.
Ma non mi lamento, d’altronde sto facendo anche una cosa che, tutto sommato, e’ una delizia: la scelta dell’auto, che pero’ introduce la seconda scelta difficile.
C’e’ un problema: il fringe benefit. Gia’, perche’ lo Stato italiano dice che se la tua azienda ti offre un’auto per uso promiscuo, che in parole povere significa che fortunatamente la puoi anche usare per fare i cacchi tuoi, allora ci devi pagare le tasse. Come a dire che l’azienda ti sta corrispondendo in natura un bene che vale certi soldi, quindi scattano le gabelle. Giuste o meno, le gabelle si trovano sul sito dell’ACI, e sono piuttosto esose, anzi diciamo pure che sono un furto! Senza scendere nei particolari, vi posso solo dire che la fascia di automobili a cui posso accedere non prevede pagamenti inferiori ai 200 Euro mensili, gia’ prendendo una macchina normale, in allestimento base e senza aggiungere accessori. Ripeto, parlo di auto normali, senza fronzoli. E’ chiaro che esagerando si possono superare di slancio i 500 Euro, fino a raggiungere i clamorosi 800 Euro e passa per il SUV della Lexus… roba che si fa prima a prenderlo a noleggio a lungo termine. Oggettivamente anche 500 Euro sono una cifra astronomica, visto che c’e’ gente che si spacca la schiena ogni mese per poco di piu’, e a me questa cosa mi suona come uno schiaffo alla miseria. Si potrebbe anche obiettare facilmente che e’ sempre meglio che doversi pagare l’auto e tutte le spese da soli, pero’ mi ha sempre scocciato molto pensare di dover sborsare dei quattrini per poter avere l’auto aziendale. L’auto me la da l’azienda, perche’ ritiene che sia utile allo scopo. Certo, la uso pure a titolo personale, d’altronde dovrei avere un’auto per il business, mollarla il venerdi sera, usare un’auto privata nel weekend e poi riprendere quella aziendale il lunedi mattina. C’e’ chi lo fa… ma scusate… che cazzata. Anche perche’ significa che in famiglia uno deve avere due auto piu’ l’auto dell’azienda.
La cosa negativa e’ che al momento sto guidando un’Alfa Romeo 159 sport wagon, una macchina odiosissima. Pensavo che la mia BMW 330xd touring fosse stretta dietro, e’ evidente che non avevo ancora visto l’Alfa. Col sedile tutto indietro, nella tedesca c’e’ ancora spazio per un bambino, mentre nell’italiana non c’e’ posto nemmeno per un puffo. Il motore e’ un motoraccio, coi cavalli tutti in alto. Il cambio s’impunta, e nei percorsi misti il muso sottosterza con gran facilita’. Certo, questo significa che il comportamento e’ genuino e facile da gestire, ma per me che a guidare ci provo ancora un certo gusto, la cosa e’ piuttosto fastidiosa. La qualita’ dei materiali e’ poverissima (ora ho capito perche’ la FIAT ha fatto la joint venture proprio con la TATA), il cruscotto e’ orribile, completamente coperto da una specie di piastra metallica che, in realta’, e’ di plasticaccia. Si, c’e’ il manometro del turbo, che e’ da puristi delle corse, ma nel traffico di tutti i giorni e sotto l’occhio del Tutor e’ diventato buono per il brodo. Ho anche notato che, per essere un normalissimo 1900 turbo diesel common rail, consuma anche parecchio, quanto la BMW, che pero’ e’ un 3000 a sei cilindri e trazione integrale e va moooolto piu’ forte.
La vera chicca l’ho trovata nella logica del sensore pioggia. Lo conoscete no? E’ un aggeggio che, a seconda della quantita’ d’acqua che arriva sul vetro, adegua la velocita’ delle spazzole tergicristallo. Ecco: secondo me e’ un sensore indiano! Piove poco? Sta li’, a far nulla, fino a che tu diventi cieco e dai un colpo alla leva per spazzolare. Oppure, improvvisamente inizia a battere, strisciando la gomma dei tergi sul vetro senza alcuna ragione, fino ad impazzire completamente e andare su e giu’ come un forsennato! Una roba da comiche, degna di Mr. Bean!
Eh si’, la vita e’ proprio difficile.
Post-gara Gran Premio di Abu Dhabi
Con la gara di oggi si e’ chiuso il campionato di Formula 1 2009. Nessun titolo in ballo, visto che, come sappiamo, la BrownGP si e’ portata a casa entrambi gli allori gia’ due settimane fa in Brasile. Cosa restava? La corsa al secondo posto per il titolo piloti, che ha visto prevalere il tedesco della RedBull Sebastian Vettel, e la lotta all’ultimo punto tra Ferrari e McLaren per il piu’ basso gradino del podio nel campionato costruttori. Lotta in cui, nonostante i guai tecnici di Lewis Hamilton, la Ferrari non e’ riuscita a prevalere, a causa delle pessime qualifiche di ieri (le peggiori dal 1985!) e della dubbia scelta in fatto di strategia. Non ci si puo’ poi esimere dal condannare il circuito, o meglio colui che l’ha progettato (non so nemmeno come si chiami). Di lui si sa che e’ un caro amico di Ecclestone, e a lui e’ toccato progettare tutte le nuove piste finora realizzate (AntiTrust pensaci tu!). Ora io dico: tu, si tu, proprio tu, avevi in mano un budget faraonico, eri al corrente del fatto che nella Formula 1 moderna c’e’ carenza di spettacolo, e che hai fatto? Una pistaccia senza possibilita’ di sorpasso, dove l’unica cosa adrenalinica e’ il rischio che i piloti corrono uscendo da quella ridicola corsia box con tanto di galleria?? Ma chi sei, genio dell’architettura? Svelati e vieni da me, che ti voglio premiare!
Ehm… vediamo come e’ andata, analizzando, come al solito, i team uno per uno. Nei prossimi giorni seguira’ un POST di considerazioni generali su questa stagione.
RedBull: fino alla fine la scuderia ha confermato di essere stata una delle tre potenze del 2009, insieme alla BrownGP, che ha dominato nella prima parte dell’anno, e alla McLaren che, invece, ha vinto ai punti la seconda meta’. Vettel e’ un asso, la cosa e’ fuori discussione, e oggi ha vinto di puro manico, ma e’ evidente che il lavoro di Adrian Newey ha pagato anche in termini di pacchetto generale, visto che anche Mark Webber e’ sempre andato forte. Complimenti a loro per aver conquistato le medaglie d’argento del campionato. Una nota sul motore di Vettel: oggi questo propulsore si e’ sorbito la quarta gara (piu’ prove del venerdi e del sabato), ma nonostante questo e’ andato fortissimo. Un plauso alla Renault per averlo migliorato cosi’ tanto in termini di affidabilita’.
BrownGP: freschi di titoli, i ragazzoni inglesi e brasiliani hanno fatto una gara onesta, conquistando comunque un terzo posto con Button che, verso la fine, preso forse da un moto di orgoglio, si e’ ricordato di essere il neo-campione del Mondo e ha seriamente messo in difficolta’ Webber, sfiorando di conseguenza il colpaccio. Nulla da dire, macchina veloce, affidabile (Mercedes!), piloti in gamba e piuttosto concentrati, nonostante la posta in palio fosse nulla. Ora andate pure a ubriacarvi per un paio di settimane, ve lo meritate!
Toyota: gara senza infamia e senza lode, con un Trulli un po’ disamorato, ma con un Kobayashi tutto da studiare. Due settimane fa avevo detto che il ragazzino giapponese andava tenuto d’occhio, e oggi non mi ha deluso. E’ stato l’unico a trarre qualche profitto dalla strategia con una sosta. La Toyota dovrebbe seriamente prendere in considerazione l’ipotesi di riconfermarlo per la prossima stagione, e lasciare a casa Glock piuttosto che Trulli. Ma non perche’ e’ giapponese, e non perche’ e’ veloce, ma perche’ e’ un giapponese veloce. Cosa che, a memoria d’uomo, non s’era mai vista, a parte la parentesi Tacuma Sato, che pero’ era anche un kamikazee assassino.
McLaren: la scelta di continuare a investire sul progetto in corso ha pagato, eccome se ha pagato! Gli ha consentito non solo di fare una gran bella figura da meta’ campionato in poi (Hamilton ha conquistato 40 punti nelle ultime 8 gare, piu’ degli altri), ma anche di artigliare il terzo posto nel mondiale costruttori. Il che non significa solo prestigio, ma soprattutto un sacco di bei soldoni che arrivano dalla spartizione degli introiti incassati da Bernie Ecclestone per i diritti televisivi. Si parla di una differenza di circa 4 milioni di Euro tra terzo e quarto posto. Evidentemente agli inglesi questi bruscolini schifo non gli facevano. La macchina era perfetta oggi, e Hamilton quando ha una macchina veloce e’ un gran pilota. Ma, prima o poi, un po’ di sfiga capita a tutti: a lui non era mai successo di doversi ritirare per un guasto, e gli e’ toccato oggi, dopo 52 gran premi. Vabbe’. Kovalainen (forse il peggior finlandese nella storia dei piloti finlandesi di F1) non e’ servito a nulla, oggi come durante la stagione. Doveva prendere punti per mettere la posizione nel mondiale costruttori in cassaforte, e non l’ha fatto. Buon per lui che quelli della Ferrari, quest’anno, hanno deciso di fare gli incompetenti fino all’ultima curva!
Ferrari: odio ammazzare un uomo morto, e sono lieto che la stagione sia finita. Pero’ una cosa la devo dire: vista la pessima situazione in griglia (Raikkonen 11-esimo e Fisichella 20-esimo e ultimo), valeva la pena scegliere una strategia con una sosta, caricando le auto come TIR? Avevate un’arma sola da usare per provare a risalire qualche posizione in partenza: il K.E.R.S. Ma con 692 Kg, dove pensavate di andare? Io avrei fatto il contrario: poca benzina, 15 giri al fulmicotone e poi o la va o la spacca. Cosi’ vi siete suicidati prima ancora di mettere in moto! Boh…
Williams: Rosberg ha finito di patire, l’anno prossimo andra’ con la BrownGP, le cui spalle verranno finalmente coperte da mamma Mercedes che se ne comprera’ i tre quarti, per la gioia immensa del conto in banca di Ross Brown. Nakajima e’ diventato la macchietta del Circus, oggi si scommetteva su di lui e sul come avrebbe affrontato l’infame uscita dalla corsia box. Per fortuna non ha sbagliato, altrimenti sarebbe dovuto correre a nascondersi tra le nevi del Monte Fuji.
BMW: R.I.P.
ToroRosso: l’unica cosa da riportare e’ la stupidita’ nel fare quattro macchine (con la RedBull) con gli stessi colori! Oggi, per poco ai box non succedeva un putiferio. Quelli della RedBull attendevano Vettel, mentre quelli della ToroRosso aspettavano Alguersuari. Il meccanico che indica il box al pilota ha scambiato lo spagnolo con il tedesco, e gli ha fatto segno di entrare, e lui e’ entrato (non sai dove si trova il tuo box?). Appena i meccanici si sono accorti del clamoroso scambio di monoposto si sono scansati in modo furibondo, e gli hanno fatto segno di togliersi dai maroni. Devo ammettere che una cosa del genere ancora non l’avevo vista in 31 anni di onorata carriera come spettatore!
Force India: c’erano oggi? Io non li ho visti… Che brocchi ragazzi… Io sospetto fortissimamente che li’ l’unico buono fosse Fisichella, e sospetto anche che Sutil gli copiasse l’assetto della macchina. Partito Fisichella, la Force India e’ tornata ad essere un niente. Coincidenza?
Renault: questi pure non li vedo bene. Dopo il crashgate sono affondati. Grosjean poi e’ veramente patetico, forse io andrei piu’ veloce e non mi cagherei cosi’ tanto addosso nel vedere arrivare un altro concorrente nello specchietto. Almeno si e’ tagliato i capelli, va!
F.I.A.: a voi posso solo augurare che Jean Todt vi raddrizzi le ossa per benino, perche’ avete veramente fatto pena.
Bridgestone: c’avete messo un anno, ma alla fine avete indovinato le gomme. Meglio tardi che mai…
Commento gara precedente: Gran Premio del Brasile.
Star Trek 2.0
A domanda: “Conosci Star Trek?”, se la risposta e’ Si, allora va tutto bene e il Mondo gira ancora nel verso giusto, ma se la risposta e’ No, allora sarebbe bene lasciare questo Mondo con ignominia. Oddio, non che uno si aspetti che l’intera popolazione mondiale ne sappia a pacchi di tutte le vicende della famosa serie TV in questione, al punto da riconoscere tutti i protagonisti anche dal solo deodorante ascellare, pero’ c’e', secondo me, una caratteristica della storia che, bene o male, tutti conosciamo. La tecnologia! Ad esempio, chi non ha mai sentito parlare di teletrasporto? Oppure dei mitici comunicatori in cui il capitano Kirk (e tutti gli altri a seguire) parlava con l’equipaggio? “Kirk a Enterprise: tirateci su”, che poi in lingua originale e’ anche piu’ bella: “Kirk to Enterprise: beam me up Scotty!”. E i raggi a particelle (phaser)? E i replicatori di materia?
La verita’ e’ che non e’ un mistero che tutti i maggiori autori di fantascienza (di libri com Verne prima e Aasimov e Clarke poi, e di pellicole, come Gene Roddenberry, l’autore di Star Trek appunt0), per anni abbiano spesso avuto intuizioni felicissime sulla tecnologia futura. Dalle cose piu’ banali ai dispositivi piu’ complicati.
Star Trek poi, di gadget di varia natura ne ha sempre offerti a bizzeffe, solleticando la fantasia degli appassionati, ma anche degli scienziati e dei ricercatori che poi, queste cose, qualche volta, le costruiscono davvero. Se, ad esempio, si disponesse del Motore a Curvatura (Warp Engine), si potrebbe viaggiare nello Spazio coprendo immense distanze in tempi brevissimi. Il fatto e’ che questo propulsore non esiste ancora , ma esistono delle teorie che lo renderebbero realizzabile, magari in un futuro ancora molto lontano.
Il teletrasporto? Beh, sembra un’altra chimera, ma ora c’e’ chi riesce a teletrasportare da qui a li’ un’intera molecola. Vi sembra poco? Aspettate un’altra cinquantina d’anni, e poi ne riparliamo, perche’ con le tecnologia attuali le cose sembrano impossibili, ma con quelle del futuro chi lo sa?
Anni fa mi diverti’ molto leggere un libro intitolato “La Fisica di Star Trek”, con cui il fisico americano Krauss si sollazza, anche se con un certo rigore scientifico, ad evidenziare l’irrealizzabilita’ di alcuni dispositivi, mentre afferma che altri sono sicuramente piu’ alla nostra portata. Tra i primi, c’e', appunto, il teletrasporto, un aggeggio in grado di smaterializzare una forma di vita (e anche un oggetto ovviamente) a livello atomico, di inviarlo sotto forma di dati alla stazione ricevente, e di ricomporlo tale e quale a partire da atomi elementari. Nel libro si osserva che, per analizzare un corpo umano a livello atomico in pochi secondi, servirebbe una tecnologia che ancora non c’e’. Se poi si dovesse portare a bordo (sulla nave in orbita) una persona che si trova a terra, la si dovrebbe inquadrare con un telescopio le cui lenti dovrebbero essere di 50 Km di diametro. Essendo la piu’ grande delle Enterprise (NCC-1701-E) lunga “appena” 700 metri… Per non parlare dell’energia necessaria ad atomizzare un corpo, il cui ordine di grandezza dovrebbe essere non so quante migliaia di volte piu’ grande della bomba di Hiroshima. E, per spedire i dati dall’altra parte? Andrebbero memorizzati… in un hard disk alto come da qui ad un terzo della distanza dal centro della Via Lattea. Insomma, improponibile, per ora.
C’e’ una cosa, d’altro canto, che sta prendendo forma molto piu’ rapidamente del previsto: il Ponte Ologrammi. Una stanza in cui, sempre nelle intenzioni degli autori di Star Trek, il computer puo’ ricreare virtualmente qualsiasi scenario, con possibilita’ d’interazione con forme di vita e oggetti pressoche’ illimitata. Fino ad oggi, gli ologrammi erano fermi a poco piu’ che fuochi fatui, proiezioni tridimensionali con poca sostanza e, soprattutto, zero tangibilita’.
Fino ad oggi… adesso guardate ’sti giapponesi che hanno combinato:
Grazie alla proiezione mirata di ultrasuoni, questo dispositivo riesce a “far sentire” gli oggetti! Un sacco di gente ha subito fantasticato su possibili applicazioni in campo sessuale. Ehm… che ci si arrivi o meno, e’ ovvio che le priorita’ potrebbero essere altre, come si puo’ leggere molto bene anche in questo articolo (in cui e’ riproposto lo stesso video). Una delle caratteristiche piu’ interessanti dell’intero progetto e’ che questo si basa largamente su tecnologie disponibili a basso costo, come il Nintendo Wii, di cui viene utilizzato il sensore di movimento.
Incredible Japan!
PS: se avete risposto No alla domanda in cima a questo POST, e non avete intenzione di lasciarci con ignominia, allora e’ bene che vi andiate a documentare, prima che scatti l’inevitabile estradizione a tempo indeterminato :-D
La piccola fiammiferaia (POST sull’India)
“La piccola fiammiferaia era cosi’ povera che, quando si mangiava le unghie, apparecchiava!”. Questa battuta di Giobbe Covatta mi serve per introdurre il tema, prendendo il LA da una segnalazione del buon Pier, che ringrazio anche per questo link (che e’ un pezzo di Nello, scritto per l’ANSA e poi riportato dal Corriere.it).
Vi ricordate i miei POST sulla TATA NANO (qui, qui e qui), la vetturetta indiana da 1.500 Euro? Dopo aver letto vari articoli, mi ero formato un’idea abbastanza definita su alcuni aspetti della vettura. Da un lato l’estrema economicita’ del prodotto, con particolare riferimento all’eccessiva poverta’ dei materiali utilizzati, dall’altro la dubbia efficacia di alcune soluzioni legate alla sicurezza adottate dalla casa indiana, proprio in nome del contenimento dei costi.
Arriva ora la notizia che alcune NANO pare prendano fuoco “spontaneamente” da qualche parte nell’abitacolo. Ne sono stati segnalati alcuni casi, ma prima di commentare un paio di notizie, la prima informazione incredibile che devo girarvi e’ la seguente. Un portavoce della TATA ha dichiarato che, in seguito a queste segnalazioni, loro effettueranno solo alcuni controlli aggiuntivi sulle vetture che saranno consegnate da adesso in poi, ma non hanno alcuna intenzione di richiamare i circa 7.500 esemplari che sono gia’ stati venduti, e che circolano sulle strade del sub-continente. Credo che sia un approccio da irresponsabili, e ve lo dice uno che ha corso il rischio di morire arso vivo nella sua Toyota Innova, proprio a causa di un corto circuito che innesco’ il fuoco su materiali dalla dubbia qualita’, che tutto erano tranne che ignifughi. Ed era una Toyota, fatta in India, ma dalla Toyota! Figuriamoci la piccola fiammiferaia da 100.000 Rupie, che e’ costruita con materiali cosi’ scadenti che piu’ scadenti non si puo’, nemmeno ad andarli a cercare in una discarica. Tanto per citarne uno: il rivestimento del padiglione e’ di canapa… Eh si sa che il fuoco alla canapa gli fa un baffo no? Sinceramente qualsiasi casa automobilistica farebbe una campagna di richiamo, almeno per verificare una situazione che, potenzialmente, potrebbe mettere a rischio la vita delle persone. Alla TATA no! Loro sorvolano sul problema! Ma siccome i controlli pre-delivery li faranno (tanto non costano nulla), e’ evidente che c’e’ consapevolezza del rischio, ma a loro conviene ignorarlo per risparmiare. Probabilmente un richiamo e una relativa revisione di 7.500 macchine farebbe saltare tutto il progetto dell’auto a basso costo…
Passiamo a qualche dettaglio in piu’. Un tizio di Delhi, tale Kumar, mentre era al lavoro, e’ stato richiamato improvvisamente a casa, perche’ la sua NANO aveva preso fuoco, da qualche parte nella zona bassa del cruscotto. Ecco le foto dell’abitacolo:
Fortunato lui a non trovarsi dentro dopo la scintilla! Il particolare piu’ divertente (si fa per dire), che fornisce una dimensione abbastanza precisa del concetto indiano di customer service, e’ che, quando Kumar ha chiamato la TATA per incazzarsi come un rinoceronte albino in calore che non trova una femmina perche’ si sono estinte tutte, la persona dell’altra parte del telefono, come primissima cosa, gli ha chiesto di pagare 1.500 Rupie per mandare qualcuno a prendere la macchina e portarla in officina per le verifiche e le riparazioni!! Incredible TATA!!
Continuando a leggere la storia del signor Kumar, si scopre anche che un tecnico della TATA, che ha chiesto l’anonimato (e ci credo!) ha dichiarato che la posizione della batteria (montata a vista sotto il sedile del guidatore!) “potrebbe aver causato il corto circuito responsabile dell’incendio”. Ora, io non vorrei pavoneggiarmi troppo (anche perche’ il pavone e’ proprio uno degli animali simbolo dell’India), ma nella lista delle mie critiche alla NANO c’era anche la scelta di posizionare la batteria proprio li’, perche’ c’erano rischi di corti circuiti causati dall’umidita’ (in India… ehm… monsoni…ehm…), fuoriuscite di acidi (qualita’ delle plastiche utilizzate, accuratezza del montaggio), eccetera eccetera.
Ovviamente, il titolo della TATA ha perso punti in Borsa in seguito a questa notizia, fatto che si unisce all’oggettivo scarso successo riscosso dalla vettura finora. Le vendite sono ben al di sotto anche delle piu’ pessimistiche previsioni, e tanti di quelli che l’avevano prenotata si sono tirati indietro. Avevano detto di volerne vendere 500.000 in un anno… BUM! Poi avevano rivisto la stima a 80.000… BUM BUM!!! Da Giugno a oggi ne hanno vendute (sulla carta) meno di un terzo… Consegnate? L’abbiamo appena detto: 7.500. Forse solo la Lancia Thesis fu vittima di un fallimento peggiore nella storia dell’automobile moderna. E pensare che la NANO doveva essere l’auto del popolo indiano, la macchina che avrebbe finalmente e definitivamente motorizzato il Paese, e avrebbe convinto gli abitanti piu’ poveri ad abbandonare le pericolose motorette su cui girano intere famiglie. AZZ!! Pericolose?? Le motorette??? Per la serie “io gia’ sto messo una chiavica che devo portare moglie e tre figli sulla motoretta e rischio la vita ogni momento, e tu mi vuoi far bruciare viva tutta la famiglia dentro una NANO???”. Ma accir’t, che in antico sanscrito (la lingua madre dell’Indi moderno) significa “grazie, ma preferisco l’insicura motoretta”.
A questo punto c’ho preso gusto, e faccio un’altra previsione. Visto l’insuccesso commerciale e la caduta in Borsa, e vista la gia’ precaria situazione della TATA Automobili, che contava tantissimo proprio sulla NANO per riportare i conti in uno stato decente, vogliamo scommettere che, presto, dovranno cedere degli assett? E vogliamo provare a indovinare quali? Io dico Jaguar e/o Land Rover, cosi’ dopo averle acquisite e aver gia’ chiuso stabilimentin in Europa e aver mandato a casa un sacco di operai, finiranno per distruggerle completamente!
Io continuero’ a gridarlo fino a perdere l’uso delle corde vocali: non fate business con gli indiani, non vi fidate! A chiacchiere sono i migliori del Mondo, dopo restano solo i cocci e una scia di dolore, dentro e fuori dal Paese.
Ci stiamo Googolizzando?
Se il limite di X che tende a Infinito e’ Infinito, allora il limite di Google che tende a Infinito e’ l’infinita’ del Web.
Si parla molto di Web 3.0, un oggetto ancora abbastanza misterioso. Esistono vari scenari possibili, sui quali non mi concentro in questo POST, ma non e’ per caso che Web 3.0 = Google?
Ragioniamo. Il passaggio dal Web tradizionale alla versione 2.0 ha segnato una trasformazione che, agli occhi dei non addetti ai lavori potrebbe sembrare insignificante, oppure addirittura negativa. Ma, per tutti coloro che il Web l’hanno sempre vissuto come uno strumento utile, la release due-punto-zero ha portato grandi cambiamenti. Non solo la possibilita’ di condividere informazioni, sotto forma di blog e altro ma, soprattutto, l’offerta di Facebook, di LinkedIn et similia. Portali (ognuno con i suoi Pro e Contro) in cui, tanto per dirne una che poi e’ quella che tutti sanno gia’, si puo’ tenere traccia dei propri contatti e interagirci, arrivando addirittura a ripescare vecchie conoscenze perse chissa’ dove e chissa’ quando. Il Web 2.0 funziona come un tunnel spazio-temporale, una forza che piega lo spazio e rende elastico il tempo, e che genera situazioni ed opportunita’ che, per certi versi, sono non riscontrabili nella vita reale. Per non parlare del potenziale di business, che ha offerto a tanti imprenditori di tutto il Mondo la possibilita’ di avviare attivita’ legate piu’ o meno direttamente alla Rete, inducendo la creazione di posti di lavoro, la nascita e lo sviluppo di nuove professionalita’ (anche le Universita’ si stanno adeguando), la circolazione di denaro e gli effetti che questo crea sull’economia globale. E’ vero, era gia’ successo con la New Economy 10 anni fa… anche se poi sappiamo come e’ andata a finire, ma forse era troppo presto.
Google e’ gia’ la grande protagonista del Web 2.0, con servizi a trecentosessanta gradi, tutti gratuiti (le aziende pagano ma il discorso e’ diverso) che spaziano dalla posta elettronica GMail al motore di ricerca (i due cavalli di battaglia e leader incontrastati), fino alle piattaforme di microblogging, per spostarsi agli aggregatori, alle news, alla gestione delle immagini e dei video (Youtube e’ un altro mostro), fino a giungere a quel capolavoro che e’ Google Earth/Maps. Senza tema di smentita, credo di poter affermare che Google sia la superpotenza del Web. Ogni tanto qualcuno ci prova a spodestare il gigante ma, almeno finora, fallisce. Un esempio su tutti: Bing, il nuovo motore di ricerca di Microsoft che, appena nato, ha gia’ lasciato il tempo che ha trovato.
Ma come fa Google? Prima di tutto la filosofia aziendale: l’innovazione sempre rivolta all’utente, erogata gratis. Quindi, Google innova e arriva prima degli altri, poi mantiene il predominio rendendo le cose semplici, ma al tempo stesso ricche di informazioni e di funzionalita’. Pare perfino che siano riusciti a brevettare, caso unico nella Storia, il design essenziale di www.google.com (e localizzazioni varie, che poi e’ sempre la stessa cosa). Ma non lasciamoci ingannare: essenzialita’ non e’ sinonimo di risparmio. Ad esempio, dietro il motore di ricerca c’e’ la piu’ grande server farm del Pianeta, con decine di migliaia di server che lavorano in parallelo per scavare nella Rete, categorizzare le informazioni e fornire risposte immediate e ben ordinate alle ricerche degli utenti, in tempi che viaggiano sull’ordine dei decimi di secondo. Inutile dire che questa enorme ragnatela di computer consuma una quantita’ di energia spaventosa, ma quelli di Google non sono stupidi, e si sono gia’ convertiti al solare, investendo palate di dollari per ricoprire i centri di elaborazione dati (che occupano ettari di terreno!) con pannelli solari. Vedere per credere (qui il link diretto a Google Maps):
Pare che sia sempre grazie a Google, ad esempio, che i maggiori produttori di hardware, come HP e SUN, abbiano dovuto investire pesantemente sui cosiddetti blade: server ultrapiatti e ultracompatti, capaci di occupare una frazione dello spazio occupato dalle macchine tradizionali. Vantaggio non da poco, visto che il costo dell’occupazione di un data center si misura in metri quadri. Con i blade, quindi, si riescono a mettere piu’ server nei rack (gli armadi di metallo) a parita’ di superficie occupata. Oggi, se lavori nell’IT e nelle Telecom, e pensi di metter su un data center senza i blade, allora c’e’ qualcosa che ti e’ sfuggito. A tale proposito, se volete saperle tutte, consiglio la lettura del libro “Google Story“.
Da poco, poi, sono entrati con una certa irruenza in un altro settore chiave del Web, anzi diciamo pure nello strumento per eccellenza del Web: il browser. E ci sono entrati dopo aver assistito, negli ultimi quindici anni, alla morte per mano della Microsoft di Netscape (che, di fatto, il browser l’aveva inventato), alla fatica quotidiana che quelli di Opera compiono per tenere il passo e mantenere la loro piccola fetta di market share, e al lodevole impegno di Mozilla e del suo Firefox, che combatte bene contro Microsoft ma non vince mai. Il tutto condito dal tentativo della Microsoft di regnare sempre e comunque sovrana, inserendo il suo Interner Explorer come parte integrante del kernel del sistema operativo (ora con Windows 7 non e’ piu’ cosi’ perche’, alla fine, l’AntiTrust ha vinto). Il browser di Google si chiama Chrome, prende tutto quello che c’e’ di buono in giro, lo semplifica, lo velocizza e il gioco e’ fatto. E cosi’, mentre FireFox procede spedita verso release successive che, apparentemente, diventano via via sempre piu’ pesanti ed esose in termini di risorse (e’ un giudizio soggettivo), quelli di Mountain View mantengono ben salde le loro caratteristiche storiche. Perfino il sottoscritto, accanito sostenitore di Mozilla e affezionatissimo utente di FireFox fin dall’inizio, sta passando, senza rendersene bene conto, a Chrome.
Tutto questo sermone (come al solito vi ringrazio se avete avuto la forza di arrivare fin qui) serve a dire che, pur non avendo un’idea precisa di cosa sara’ il Web 3.0, pur intuendo alcuni scenari possibili, sto notando la tendenza di Google ad essere presente in ogni settore del Web, e in ogni annesso e connesso pure. A riprova, cito Android, un sistema operativo per cellulari, che sono gia’ protagonisti dell’accesso al Web, soprattutto nelle mani delle nuove generazioni, e lo saranno sempre piu’. E nel 2010 arrivera’ un vero sistema operativo proprietario per PC che si chiamera’, giusto per sottolinearne le intenzioni e la filosofia, proprio Chrome! Evidentemente sara’ leggero, veloce, stabile, flessibile, dinamico, moooolto orientato al Web e, ci si augura, gratuito. Non e’ difficile prevedere cali di vendita per Microsoft e, forse, la dipartita di Linux, ma solo sui computer home (Linux sta diventando molto forte come sistema operativo per server aziendali). Visto il grande successo che i netbook stanno riscuotendo sul mercato, pare evidente che l’approccio “quando compri un PC ti becchi Windows per forza” sia destinato a defungere presto.
Alla luce di tutto questo, non puo’ essere che la rivoluzione verso la versione tre-punto-zero del Web possa anche essere una googolizzazione totale?
I vantaggi:
- compatibilita’ e interoperabilita’ completa delle applicazioni
- facilita’ d’uso
- il Web al centro (il che elimina la necessita’ di dotarsi a tutti i costi di PC ultrapotenti, quindi piu’ netbook e meno laptop)
- costo zero (serve solo il computer e l’accesso alla Rete)
- prestazioni
- acceso rapido, intuitivo, aperto e strutturato alle informazioni (Il Web che diventa un gigantesco database)
- ecc ecc…
Gli svantaggi:
- … e se Google muore?
- … e se decide di farsi pagare?
AGGIORNAMENTO 14 OTTOBRE 2009 ORE 20:22: Google Progetto 10^100, via Aghenor di Stefano Vitta.















