TuttoQua?

L'umanita' sta regredendo, e la NANO brucia!

Incredible minchiate!

Sara’ che oggi e’ Venerdi 13, ma aprendo il mio feed reader un’oretta fa, mi e’ capitato di iniziare molto male la giornata guardando questo breve filmato:

L’avete visto? Vi e’ venuta una voglia irrefrenabile di andare in India?

FATEVELA PASSARE!!! O meglio, cercate di pensarci almeno un po’ su, via. Ma vi pare possibile poter credere a una cazzata del genere? Ma davvero vi sembra plausibile che l’India sia come quella che appare nel film?

Un primo fatto evidente e’ legato alla velocita’ di passaggio da una scena all’altra, sembra quasi di assistere alla proiezione di singoli fotogrammi. Quando poi la scena dura qualche secondo in piu’, chi e’ stato li’ vi potra’ giurare che i luoghi e le persone sono stati abbondantemente ripuliti, nel senso piu’ esteso del termine. Esiste un solo luogo (a parte Goa, forse…) in tutta l’India che e’ abbastanza pulito e ordinato di suo, ed e’ la zona delle ambasciate di New Delhi. Il resto e’ tutta cacca, disordine, caos, sporcizia e… puzza! Eh gia’, perche’ quello che un video non puo’ rendere (figuriamoci un video girato ad arte come questo), e’ la vera essenza dell’India:

la merda.

Ma non intesa semplicemente come sterco, ma come concetto esteso all’idea di sporcizia, tangibile praticamente con tutti i cinque sensi messi insieme.

D’altronde, annusare un po’ di cacca senza vederla e’ una cosa ancora sopportabile. Vedere una cacca, ma non farsi disturbare le budella dal suo odore rivoltante e’ una sfida accettabile. Osservare qualcuno (qualche miliardo) che piscia, sputa, rutta e scorreggia dove gli capita si puo’ ancora fare, a condizione che costui non venga a farlo addosso a te.

Ma se mettiamo tutto insieme, allora l’India rivela la sua natura. In questo filmato la rivelazione della natura del Paese e’ stata del tutto e coscientemente omessa. D’altronde e’ uno spot girato per acchiappare i turisti.

Ci sono, nel film, alcuni passaggi che fanno davvero sorridere. Tipo, che so, il tizio che sale sul treno, in una bellissima stazione intonsa. Ma dove sarebbe questo posto in India? E la carrozza ristorante del treno? Sembra il Savini di Milano!

E quando il tizio si fa portare beatamente in carrozzella per le strade (credo) di Jaipur?? Ma per favore!! Vorrei vedere voi a montare su quel trabiccolo, dove la cosa migliore che puo’ capitarvi e’ quella di dovervi sedere su un sedile cosi’ lercio da far invidia a un maiale. E quando va in giro tutto solo a piedi???

A piedi?

Tutto solo??

In India???

Ma sei scemo o cosa????

Boh…

Perfino i colori del cielo sono stati ritoccati, perche’, a causa dell’inquinamento, il cielo indiano non e’ mai di quel bellissimo azzurro, ma piuttosto tende quasi sempre al giallo sabbia. Certo, sull’Himalaya e’ diverso, ma non ci vuole un genio per capirlo.

Insomma, ancora una volta, e a conferma di cio’ che ho sempre predicato al vento, le immagini dell’India che esportano a noi sotto forma di contenuti multimediali (dai libri dei giornalisti ai video come questo e passando per i canali satellitari), sono belle, patinate, leggere, pulite, ed esercitano un’attrazione fortissima su chi li riceve.

Non vi nascondo che, se in India non ci fossi gia’ stato, dopo aver visto questo film c’avrei una voglia mostruosa di andarci. Cazzo, bello! I colori, le carrozzelle, i treni, i ristoranti, il rafting, il lavaggio degli elefanti, mari incontaminati, spiagge di sabbia finissima, gente pulita e vestita bene, fanghi, massaggi… BELLO!!!

Il problema e’ che io, invece, l’India l’ho vista, e non e’ Positano e non e’ Cortina, come non e’ Roma, non e’ Venezia e non Firenze. E nemmeno Napoli e Bari e Catanzaro. E nemmeno San Sebastiano al Vesuvio, Crotone e Gela!

13 Novembre, 2009 Pubblicato da tuttoqua | Bestialita', Cose da ricordare, L'India non puo' farcela! | , , , , , , , | 15 Commenti

Imballaggi Indiani!

Dopo tante peripezie, siamo finalmente riusciti a far giungere il nostro container dall’India a casa, qui vicino Bologna. Ieri e’ arrivato il camion, con tre operai che avevano una gran voglia di lavorare, a tal punto che c’hanno messo 3 ore a scaricare 154 colli, e “solo” 4 ore per montare un armadio e la cameretta di TuttoQua Boy. Dei campioni del fai da te! E pensare che, andando via, non volevano portarsi nemmeno via i cartoni dei pezzi che avevano sballato, e ci siamo dovuti incazzare per farglielo fare. “Eh, dotto’… ma gli imballaggi non sono i nostri…”. “Ma perche’, se erano i tuoi te li mangiavi in insalata?”. Il fatto e’ che, poi, nell’aprire i cartoni, li avevano anche lanciati dal primo piano direttamente di sotto in giardino, dichiarando “tanto poi puliamo…”. Secondo loro, invece, tutta quella roba doveva restare li’ sotto tutta la notte, quando nella migliore delle ipotesi il vento avrebbe sparso tutto su un raggio di 300 Km da casa, e nella peggiore sarebbe venuto a piovere, facendoci trovare le sabbie mobili sotto casa.

Ora, voi direte: “vabbe’, alla peggio ti caricavi quei quattro cartoni in macchina e li portavi in discarica…”.

E qui casca l’asino, pardon, l’indiano! Quattro cartoni!! Voi non avete idea di che razza di imballaggi abbiano fatto quelli della CLINTUS… poi dicono che dobbiamo salvare il Pianeta. La quantita’ di carta e cartone e’ imbarazzante! Non esagero se vi dico che, tra ieri e oggi, ho gia’ smaltito un quintale di roba, e siamo solo all’inizio.

No, ma voi non potete capire, perche’ io, a chiacchere (e tabbacchere e legno, come si dice a Napoli), non riesco a spiegarmi, quindi ho creato una sequenza di foto, per farvi vedere l’imballaggio di un semplice bicchiere. Ma non pensate che sia cosi’ perche’ si parla di roba fragile… perfino la plastica e’ stata imballata allo stesso modo! Siete pronti? Allora andiamo pure, spendo solo un altro secondo per ricordarvi che le immagini, come sempre, sono cliccabili e ingrandibili (1044 x 783 pixel, JPG, 345 Kb circa l’una):

Step 1: il bicchiere cosi’ come si presenta appena tirato fuori dalla scatola di cartone:

Step 1

Step 2: dopo aver rimosso il primo giro di carta marrone (quella esterna e’ marrone quella interna e’ bianca…).

Step 2

Step 3: dopo aver tolto il giro di cartone che si vede nella foto precedente.

Step 3

Step 4: dopo la rimozione del primo strato interno di carta bianca.

Step 4

Step 5: rimozione del secondo strato interno di carta bianca, che protegge la parte superiore del bicchiere (!).

Step 5

Step 6: rimozione del terzo strato interno di carta bianca, che progette la parte inferiore del bicchiere (!!).

Step 6

E finalmente il calice da vino rosso rivede la luce! Integro… certo… e vorrei anche vedere!! Probabilmente, con tutta quella roba intorno, resterebbe sano anche lanciandolo dall’ottavo piano di un palazzo!

A cosa conduce questa sequenza d’immagini? A questo settimo scatto:

Step 7

A destra, nel quadrato rosso, si vede una delle decine di scatole di cartone che stiamo aprendo… e a sinistra la montagna di carta marrone, bianca e di cartone “avvolgente” che ogni singola scatola produce! E’ cosi’ tanta che dentro non ci sta… devo saltarci dentro e pressare con i miei 120 Kg di bonta’ e generosita’ per fare spazio, e per ben due volte, prima di poterla chiudere. Tempo medio di sballaggio di ogni scatola? Almeno 30 minuti… di questo passo…

Il fatto e’ che mi sento in colpa, perche’ temo che, a causa del mio trasloco, la Foresta Amazzonica abbia perso 300 ettari di bosco… Che esagerazione! Come al solito gli indiani non hanno il senso della misura, e pensano solo a pararsi il culo.

Posso solo chiedere scusa alla Foresta Amazzonica e promettere che mai piu’ nella vita faro’ un trasloco dall’India!

30 Ottobre, 2009 Pubblicato da tuttoqua | Aziende e dipendenti, Bestialita', Cose da ricordare, L'India non puo' farcela! | , , , | 7 Commenti

La piccola fiammiferaia (POST sull’India)

La piccola fiammiferaia era cosi’ povera che, quando si mangiava le unghie, apparecchiava!”. Questa battuta di Giobbe Covatta mi serve per introdurre il tema, prendendo il LA da una segnalazione del buon Pier, che ringrazio anche per questo link (che e’ un pezzo di Nello, scritto per l’ANSA e poi riportato dal Corriere.it).

Vi ricordate i miei POST sulla TATA NANO (qui, qui e qui), la vetturetta indiana da 1.500 Euro? Dopo aver letto vari articoli, mi ero formato un’idea abbastanza definita su alcuni aspetti della vettura. Da un lato l’estrema economicita’ del prodotto, con particolare riferimento all’eccessiva poverta’ dei materiali utilizzati, dall’altro la dubbia efficacia di alcune soluzioni legate alla sicurezza adottate dalla casa indiana, proprio in nome del contenimento dei costi.

Arriva ora la notizia che alcune NANO pare prendano fuoco “spontaneamente” da qualche parte nell’abitacolo. Ne sono stati segnalati alcuni casi, ma prima di commentare un paio di notizie, la prima informazione incredibile che devo girarvi e’ la seguente. Un portavoce della TATA ha dichiarato che, in seguito a queste segnalazioni, loro effettueranno solo alcuni controlli aggiuntivi sulle vetture che saranno consegnate da adesso in poi, ma non hanno alcuna intenzione di richiamare i circa 7.500 esemplari che sono gia’ stati venduti, e che circolano sulle strade del sub-continente. Credo che sia un approccio da irresponsabili, e ve lo dice uno che ha corso il rischio di morire arso vivo nella sua Toyota Innova, proprio a causa di un corto circuito che innesco’ il fuoco su materiali dalla dubbia qualita’, che tutto erano tranne che ignifughi. Ed era una Toyota, fatta in India, ma dalla Toyota! Figuriamoci la piccola fiammiferaia da 100.000 Rupie, che e’ costruita con materiali cosi’ scadenti che piu’ scadenti non si puo’, nemmeno ad andarli a cercare in una discarica. Tanto per citarne uno: il rivestimento del padiglione e’ di canapa… Eh si sa che il fuoco alla canapa gli fa un baffo no? Sinceramente qualsiasi casa automobilistica farebbe una campagna di richiamo, almeno per verificare una situazione che, potenzialmente, potrebbe mettere a rischio la vita delle persone. Alla TATA no! Loro sorvolano sul problema! Ma siccome i controlli pre-delivery li faranno (tanto non costano nulla), e’ evidente che c’e’ consapevolezza del rischio, ma a loro conviene ignorarlo per risparmiare. Probabilmente un richiamo e una relativa revisione di 7.500 macchine farebbe saltare tutto il progetto dell’auto a basso costo…

Passiamo a qualche dettaglio in piu’. Un tizio di Delhi, tale Kumar, mentre era al lavoro, e’ stato richiamato improvvisamente a casa, perche’ la sua NANO aveva preso fuoco, da qualche parte nella zona bassa del cruscotto. Ecco le foto dell’abitacolo:

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Fortunato lui a non trovarsi dentro dopo la scintilla! Il particolare piu’ divertente (si fa per dire), che fornisce una dimensione abbastanza precisa del concetto indiano di customer service, e’ che, quando Kumar ha chiamato la TATA per incazzarsi come un rinoceronte albino in calore che non trova una femmina perche’ si sono estinte tutte, la persona dell’altra parte del telefono, come primissima cosa, gli ha chiesto di pagare 1.500 Rupie per mandare qualcuno a prendere la macchina e portarla in officina per le verifiche e le riparazioni!! Incredible TATA!!

Continuando a leggere la storia del signor Kumar, si scopre anche che un tecnico della TATA, che ha chiesto l’anonimato (e ci credo!) ha dichiarato che la posizione della batteria (montata a vista sotto il sedile del guidatore!) “potrebbe aver causato il corto circuito responsabile dell’incendio”. Ora, io non vorrei pavoneggiarmi troppo (anche perche’ il pavone e’ proprio uno degli animali simbolo dell’India), ma nella lista delle mie critiche alla NANO c’era anche la scelta di posizionare la batteria proprio li’, perche’ c’erano rischi di corti circuiti causati dall’umidita’ (in India… ehm… monsoni…ehm…), fuoriuscite di acidi (qualita’ delle plastiche utilizzate, accuratezza del montaggio), eccetera eccetera.

Ovviamente, il titolo della TATA ha perso punti in Borsa in seguito a questa notizia, fatto che si unisce all’oggettivo scarso successo riscosso dalla vettura finora. Le vendite sono ben al di sotto anche delle piu’ pessimistiche previsioni, e tanti di quelli che l’avevano prenotata si sono tirati indietro. Avevano detto di volerne vendere 500.000 in un anno… BUM! Poi avevano rivisto la stima a 80.000… BUM BUM!!! Da Giugno a oggi ne hanno vendute (sulla carta) meno di un terzo… Consegnate? L’abbiamo appena detto: 7.500. Forse solo la Lancia Thesis fu vittima di un fallimento peggiore nella storia dell’automobile moderna. E pensare che la NANO doveva essere l’auto del popolo indiano, la macchina che avrebbe finalmente e definitivamente motorizzato il Paese, e avrebbe convinto gli abitanti piu’ poveri ad abbandonare le pericolose motorette su cui girano intere famiglie. AZZ!! Pericolose?? Le motorette??? Per la serie “io gia’ sto messo una chiavica che devo portare moglie e tre figli sulla motoretta e rischio la vita ogni momento, e tu mi vuoi far bruciare viva tutta la famiglia dentro una NANO???”. Ma accir’t, che in antico sanscrito (la lingua madre dell’Indi moderno) significa “grazie, ma preferisco l’insicura motoretta”.

A questo punto c’ho preso gusto, e faccio un’altra previsione. Visto l’insuccesso commerciale e la caduta in Borsa, e vista la gia’ precaria situazione della TATA Automobili, che contava tantissimo proprio sulla NANO per riportare i conti in uno stato decente, vogliamo scommettere che, presto, dovranno cedere degli assett? E vogliamo provare a indovinare quali? Io dico Jaguar e/o Land Rover, cosi’ dopo averle acquisite e aver gia’ chiuso stabilimentin in Europa e aver mandato a casa un sacco di operai, finiranno per distruggerle completamente!

Io continuero’ a gridarlo fino a perdere l’uso delle corde vocali: non fate business con gli indiani, non vi fidate! A chiacchiere sono i migliori del Mondo, dopo restano solo i cocci e una scia di dolore, dentro e fuori dal Paese.

22 Ottobre, 2009 Pubblicato da tuttoqua | Aziende e dipendenti, Bestialita', Cose da ricordare, Cose tecniche, L'India non puo' farcela!, Pericoli vari e disservizi | , , , , , , | 8 Commenti

22 Anni di Evoluzione

Avete presente quei video che ogni tanto circolano sul Web, e che ci fanno vedere come siamo cambiati nei decenni?

Ecco, io ho pensato di rappresentare gli ultimi 22 anni di evoluzione in campo automobilistico raccontandovi una breve storiella.

Nel 1987 nasceva la FIAT Duna, una orribile versione a tre volumi della FIAT Uno. Ma non la Uno in versione Europea, ma quella Brasiliana, con il taglio del cofano anteriore a coperchio, decisamente inguardabile. D’altronde a Torino erano ben consapevoli che stavano per creare un mostro, per cui, evidentemente, decisero di utilizzare il materiale piu’ mostruoso disponibile nel Gruppo. La Duna era la migliore rappresentazione del brutto, a tutti i livelli. Se c’era una cosa che metteva facilmente d’accordo gli italiani all’epoca era la questione estetica sulla Duna: era un vero cesso! Io l’ho sempre definita una Uno con un baule del settecento attaccato alla coda con il nastro adesivo. La ricetta era davvero semplice, si prendeva una FIAT Uno

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poi si andava per soffitte a cercare un oggetto simile a questo

Baule

gli si dava una ripulita (ma non era obbligatorio, visto l’obiettivo da raggiungere…), si incollava al sedere della Uno, una spruzzatina di vernice (possibilmente Marrone Orrendezza) giusto per equalizzare e…. voila’:

FIAT Duna

Bella vero? Vi prego di notare quanto il posizionamento della vettura su uno sfondo ameno comunque non aiuti. Questa rossa, poi, era la versione restyling, perche’ l’originale era cosi’:

Fiat Duna (1)

In effetti, volendone acquistare un esemplare usato, ci sarebbe l’imbarazzo della scelta… prima o seconda serie? Mah! Che dilemma! La Duna fu un enorme flop, ovviamente, perche’ gli italiani saranno pure poveri, ma fessi e ignoranti mai! Ma come? Proprio in Italia, terra dello stile e del buon gusto, tu proponi un’offesa simile? E pensare che esistono anche dei Fun Club in giro! Per fortuna, pero’, ci pensa il Club Anti-Duna, a cui mando un abbraccio affettuoso, a riscattare tutti i detrattori della nefanda creature torinese.

In ogni caso, questo e’ il passato, e possiamo buttarcelo dietro le spalle. I designer di automobili da tempo hanno capito che la linea e’ un elemento essenziale del prodotto, che il cliente desidera acquistare contenuti tecnologici dentro un capolavoro di estetica, e da anni non si vedono piu’ a listino orrori che si ispirino in qualche modo alla FIAT Duna. Ventidue anni di evoluzione hanno lasciato il segno, e hanno marcato in modo indelebile il concetto di automobile.

Veramente?

… ahem… non in India, il paese della grande crescita industriale, dell’evoluzione tecnologica, delle menti scientifiche e delle incredibili intelligenze (incredibili nel senso che non ci crede nessuno…). Guardate, dopo la NANO, cosa ha avuto il coraggio di costruire la TATA:

tataindigomanza_01tataindigomanza_02

Noooooooooooooooooooooooooooooooo!!! La vendetta della Duna!!! E, tanto per gradire, sapete come si chiama?

Tenetevi forte!

Allacciate le cinture!

Attaccatevi da qualche parte!

Si, insomma, mettetevi in sicurezza!

Io ve lo dico eh!

Non dite che non vi avevo avvertito!

Non voglio querele!

Se vi sentite male non e’ colpa mia!

Uomo avvisato mezzo salvato!

Si chiama…

… si chiaaaaaaama………

……………………………………………..

TATA INDIGO MANZA!!!!!!!!!!

Si, MANZA!!!! Ma come, in India la mucca e’ sacra e chiamano una macchina MANZA?!?!?!!?!?

AHAHAHAHAAH, scusate sono rotolato giu’ dalle risate, devo andare dal medico…

20 Ottobre, 2009 Pubblicato da tuttoqua | Bestialita', Cose da ricordare, L'India non puo' farcela! | , , , , , | 16 Commenti

Ali’ Bába, e i quaranta ladroni (POST sull’India)

Su segnalazione del buon Nello, ricevo e volentieri pubblico e commento.

Il 9 Ottobre, l’ANSA ha pubblicato la seguente agenzia:

ROMA, 9 OTT – Pilot Baba, uno dei più famosi “Maha yogi” dell’India, sarà domenica a Roma per una conferenza dedicata al “potenziamento del Sé interiore”. La sua storia di missionario dell’autorealizzazione è cominciata molti anni fa durante il conflitto tra India e Pakistan: sopravvissuto miracolosamente allo schianto dell’aereo da lui stesso pilotato, Pilot Baba abbandonò tutto e si trasferì nell’Himalaya, approfondendo per sette anni le tecniche della meditazione profonda. In questo periodo sperimentò personalmente il “samadhi”, uno stato – spiega la tradizione indiana – di semisospensione delle funzioni vitali, nel quale il battito cardiaco viene ridotto al minimo e si permette all’anima di fuoriuscire dal corpo. Pilot Baba si è fatto seppellire in passato per sei giorni e ha passato tre giorni sotto l’acqua, sospendendo le funzioni fisiologiche e abbassando il ritmo del respiro, per dimostrare pubblicamente il potere immenso, e sconosciuto, contenuto nel corpo umano. Attualmente Pilot Baba insegna queste tecniche di evoluzione interiore in America e in Giappone, oltre che in India. Domenica 11 ottobre sarà possibile seguire la sua conferenza alla Sala San Leone Magno, in via Bolzano 38 a Roma, dalle 17 alle 20. Ma nei giorni successivi, dal 12 al 18 ottobre, ci si potrà anche iscrivere ai suoi seminari che parleranno di come usare il potere della mente, come cambiare il destino modificando il proprio “karma”, come usare le tecniche per rilassare le tensioni e affermare l’Essere. Per informazioni si può contattare il Centro ayurvedico Devata (tel. 06/35347810) o l’Accademia Yoga (tel. 06/4742427).

Un Maha Yogi e’, se non mi sbaglio, un esperto di meditazione e di Yoga, i cui benefici sulla salute e sulla psiche sono difficilmente discutibili, o almeno cosi’ dicono gli esperti. In India, di questi personaggi se ne possono trovare a pacchi, piu’ o meno celebri e piu’ o meno imbroglioni. Il problema, dal mio punto di vista, e’ che costoro, spesso e volentieri, trascendono il loro ruolo di “insegnanti di educazioni fisica” (e’ riduttivo, ma serve a rendere l’idea), per assumere il ruolo di veri e propri santoni. Si ritrovano ad essere corteggiati da stuoli di seguaci accaniti e da milioni di incantati adoratori, persone (benestanti prima di tutto), disposte ad andare ovunque per vederli, ma non tanto per poter trarre insegnamento dalle loro lezioni, ma piuttosto per conoscerli, salutarli, inchinarsi davanti a loro, toccargli la veste e, soprattutto, riceverne la benedizione. Si, avete capito bene, la benedizione, nonostante questi non siano sacerdoti di alcun genere. E’ come se io, vestito da cardinale, mi mettessi a benedire la gente che passeggia sotto i portici di Bologna al sabato sera! Ma cose da pazzi!

Non parlo per sentito dire, ma per esperienza personale: un bel giorno, nel giardino pubblico di fronte casa, un drappello di “engineers” inizia a montare un gigantesco gazebo, mentre la Demo House (la bellissima villetta a schiera utilizzata per attirare e truffare gli ignari conduttori), viene letteralmente addobbata a festa, con striscioni, luci, piante, tappeti rossi, tende da circo, templi d’oro, mucche, cani cavalli, ricchi premi e cotillons. Un paio di giorni dopo arriva uno di questi santoni, (mi pare si chiamasse Baba Ramdi…), che prende possesso della villetta e inizia a ricevere, a ciclo continuo, lunghissime file di adoratori (per la gioia del sottoscritto, che si ritrova lo spazio antistante casa invaso da ogni genere di mezzo di trasporto, al punto quasi da non riuscire piu’ nemmeno a uscire di casa). Inutile dire, che al termine del soggiorno del Lord, il verde e la strada erano ridotti in condizioni ancora piu’ pietose di quanto non fossero normalmente tenuti dalla proprieta’. Le mie coronarie ancora ringraziano sentitamente.

Ma torniamo ai Guru. Questi signori, approfittando della celebrita’, non solo diventano straricchi, ma divengono anche potentissimi, e capaci di influenzare uomini politici, ministri e capitani d’industria. E, ovviamente, lo fanno senza troppo ritegno, allo scopo di elargire favori personali, di guadagnare ancora piu’ soldi e prestigio e, anche, di rafforzare il loro ruolo e la loro immagine. Sono macchine da business, perche’ oltre alle sedute pubbliche, frequentate da migliaia di persone, vendono anche libri, CD, DVD, diete speciali, gadget e tutto il resto. E’ evidente che mischiare il sacro e il profano in India sia divenuto lo sport preferito di un sacco di gente (che s’adda da pe’ campa’): infatti, il sacro attira le masse, ma in barba al sacro il profano fa crescere i quattrini a palate sui rami degli alberi. Chiarisco: non faccio il moralista, anche perche’ questa cosa avviene ovunque, anche da noi, ma noi non urliamo al Mondo di essere il Paese dell’esperienza mistica, dell’accoglienza, del sorriso, degli sguardi profondi, dell’amicizia e di tante altre virtu’, e poi inchiappettiamo il primo che passa. Noi inchiappettiamo e basta, mi pare piu’ coerente.

E allora? Su, coraggio, ditemi “che te ne frega?”, chiedetemi se sono invidioso a tal punto da scriverci su un POST. No, in teoria non me ne importerebbe una cippa, se non fosse che Nello ha scovato poi anche questo articolo.

Qui si scopre che il nostro Pilot Baba e’ uno che, grazie ai suoi poteri mistici, ricicla enormi quantita’ di danaro sporco, per conto di industriali e politici, indiani e non. E guadagna cifre da capogiro, arrivando perfino a chiedere il 50% della cifra come commissione, perche’, come avrete letto nell’articolo, “perche’ rischiare per un misero 10%?”. Bisogna comprenderlo il pover’uomo. Uno che se ne fa, ad esempio, del 10% di 50 Crore Rupees (circa 10 milioni di dollari)?? In India poi, che potere d’acquisto si puo’ mai attribuire a un milione di dollari americani???

Si, e’ proprio un Guru, con una capacita’ speciale: quella di far rivoltare Yogananda nella tomba, grazie alla sola imposizione delle mani su un grasso pacco di banconote!

Che mariuolo!

10 Ottobre, 2009 Pubblicato da tuttoqua | Ammazza che ladri!, Bestialita', Cose da ricordare, L'India non puo' farcela!, Pericoli vari e disservizi | , , , , , , , , , , | 2 Commenti