TuttoQua?

L'umanita' sta regredendo

Ci vogliamo accanire contro l’India? E accaniamoci!

Eh no, io qui adesso mi accanisco! Qualche giorno fa avevo scritto sulla questione del pepe al culo e, nel voler citare l’esempio piu’ clamoroso riscontrabile sul pianeta Terra, ho puntato il dito contro gli indiani.

Ora, non vorrei fare di tutt’erba un fascio ma, in generale, gli indiani sono degli inetti. E non parlo del 75% della popolazione che vive nell’ignoranza e nella miseria piu’ nera, ma del restante 25%. Questi sono quelli che studiano, che crescono quantomeno in un benessere accettabile e hanno mezzi e strumenti a disposizione. Ecco, questi qui sono degli inetti! Poi, con sfumature diverse che dipendono dall’area di provenienza, oltre ad essere inetti, sono anche imbecilli, stupidi, maleducati, arroganti, presuntuosi, scansafatiche, materialisti (in barba alla loro religione e al karma!), e chi piu’ ne ha piu’ ne metta.

A qualcuno la domanda potrebbe sorgere spontanea: “ma tu, caro tuttoqua, qualche indiano accettabile finora l’hai incontrato?”. Risposta: NO! Tempo richiesto per elaborare e fornire la risposta: 18 millisecondi. Se sono gentili sono incapaci, se sono capaci allora sono imbroglioni, se sono sorridenti sono inaffidabili e traditori e se sono affidabili allora sono indiani nati e cresciuti all’estero!

Finora pero’ non avevamo toccato il problema della loro brutalita’: gli indiani, alla faccia del fatto che sembrano cosi’ pacifici, possono esercitare una violenza barbarica, se messi nelle giuste condizioni.

Creare queste condizioni non e’ difficile, perche’ il loro sistema sociale e’ paragonabile a quello dell’Uomo di Neanderthal, dove vigeva la legge della clava e poco altro. Se guidi in India e per errore metti sotto una mucca (non e’ difficile, visto che ce ne sono milioni che circolano libere sulle strade e sulle autostrade), non fermarti! Augurati che la macchina vada ancora (una mucca pesa 500 kg!) e fuggi alla velocita’ della luce. Se ti fermi, qualche centinaio d’indiani si materializzera’ dai campi e ti lincera’ sul posto.

Oggi leggo sul Corriere che alcuni stronzi, in uno dei villaggi del Bihar, hanno ammazzato un ragazzino di 15 anni perche’ il poverino “si era permesso” nientedimenocche’ (licenza poetica) di inviare una lettera d’amore ad una ragazza di una casta appena appena superiore. Tipo: lui faceva il conciapelli e lei tingeva le stesse pelli. Non una cosa tipo lui sguattero e lei principessa sul pisello. No! Stesso mesterie, a lavorare le pelli, solo che lui le conciava e lei le pittava. E allora, siccome lui le conciava, l’hanno conciato per le feste!

E non e’ che l’hanno ammazzato presto presto: no! Gli stronzoni l’hanno preso, picchiato a sangue con bastonatura plurima ad libitum, trascinato esangue per tutto il villaggio e, infine e tanto per gradire, l’hanno buttato sotto un treno davanti alla madre che l’ha visto dilaniarsi tra le ruote metalliche e le rotaie. Una cosa orribile gia’ di per se’, per una madre poi deve essere la cosa peggiore da dover sopportare in una vita intera! Povera donna… in casi come questi non ci sono parole e posso solo provare una grande tristezza per lei.

Ora, il fatto di non potersi sposare tra caste diverse in India e’ stato abolito mezzo secolo fa, ma la questione e’ assai viva e persiste irriducibile, cosi’ come tante altre caratteristiche sociali e sociologiche piuttosto discutibili nella “piu’ grande democrazia del Mondo”. L’altro giorno dicevo ad un conoscente che con questi qui non c’e’ soluzione. E lui mi ha detto che una ci sarebbe: bisognerebbe utilizzare un oggetto cilindrico di grosse dimensioni, che porta una grossa H sul fianco e lasciarlo cadere giu’ pian pianino da un grosso aereo che, mi pare, si chiami B-52. Non concordo pero’, per un attimo, la scena nella mia testa si e’ materializzata.

24 novembre 2008 Posted by | Bestialita' | , , , , | 2 commenti

Il pepe al culo

Conosciamo gia’ la definizione di pepe al culo: significa che uno non ha fatto un tubo fino all’ultimo secondo e, quando poi si trova a dover rispondere di un risultato atteso, deve fare la corsa dell’asino per non fare una figura barbina e per non essere preso a calci. Da questo deriva l’espressione “mettere il pepe al culo”, cioe’ esercitare una forte pressione su terzi affinche’ questi consegnino il risultato atteso entro i tempi stabiliti.

Esistono culture al mondo che, quasi mai, necessitano di pepe al culo; ma ce ne sono altre alle quali bisognerebbe applicare un cestello pieno di pepe di cayenna alle chiappe e lasciarlo li’ in saecula saeculorum, stando attenti che sia sempre sufficientemente pieno.

Tra i Paesi che aderiscono a questa prassi c’e’ senz’altro l’Italia, ed e’ pure posizionata piuttosto bene in classifica, ma non e’ sola: ci sono Francia, Spagna e Portogallo, Grecia ed i Balcani in generale, ed alcuni paesi dell’Europa dell’Est. Spostandoci nelle Americhe possiamo dire che praticamente tutta l’America Centrale e quella del Sud rispondono bene alla descrizione. Per l’Africa verifichiamo solo la fascia settentrionale costiera ed il Sud Africa (il resto, poveracci lasciamoli stare). La prima il problema ce l’ha, la seconda molto meno.

Andiamo all’Asia: diciamo che qua stanno messi tutti piu’ o meno maluccio, con alcune eccezioni, tipo Cina (ma solo perche’ se non performano li bastonano) e Giappone, perche’ il Giappone e’ il Mondo dei Robot. Ma se andiamo all’Indonesia, e soprattutto all’India e dintorni, allora entriamo in un tunnel senza uscita.

Gli indiani e simil-indiani (Pakistan, Bagladesh…) rappresentano la summa teologica del concetto di pepe al culo, perche’ il loro cestello bisognerebbe riempirlo di cobra per farli muovere un po’. Per gli indiani il concetto di tempo e’ molto astratto, mentre sono molto concreti nel mentire e nell’imbrogliare. Qualcuno sta per dire: “allora sono come noi italiani!”.

E no, cazzo! Noi italiani a confronto siamo svizzeri! Anzi, da italiano mi offendo se mi paragonano a un indiano.

Ma tornando al problema generale: come mai esiste questa divisione tra coloro che necessitano di pepe al culo e coloro che invece ne possono fare tranquillamente a meno?

Secondo me la questione e’ prima coloniale e poi geografica. Il Mondo moderno si divide in Coloni e Colonizzati. Tutti i paesi colonizzati, o comunque fortemente controllati per lunghi periodi, hanno ereditato quasi sempre l’attitudine dei loro “signori”. Tanto per dire: gli USA dall’Inghilterra, Il Brasile e l’Argentina da Portogallo e dalla Spagna. Cominciano a tornare i conti?

Allora vediamo…. la fascia costiera dell’Africa dalla Francia, il Sud Africa dall’Inghilterra. Meglio adesso? Come dite? L’Egitto? Ah beh, ma qua entriamo in una faccenda politica, dove il retaggio coloniale si mescola con la religione. Vogliamo dire che, con qualche limitatissima eccezione, gli stati Islamici rientrano tra coloro che hanno bisogno del pepe? E diciamolo dai!

E l’India allora? Ma cazzo ‘sti indiani sono sempre diversi… gli Inglesi hanno passato meta’ di tutte le Ere Geologiche conosciute in India, e’ possibile che gli indiani non abbiano imparato una fava? Ma proprio niente, neanche l’inglese??

Questa cosa per me e’ un po’ misteriosa, pero’ qualche spiegazione ci puo’ essere. Prima di tutto il Karma: eh… so’ cattivo… che devo fare? La prossima vita andra’ meglio… E poi la miseria e la poverta’ che li attanaglia da sempre: devo fottere il mio prossimo per definizione altrimenti non becco un beneamato.

Risolta piu’ o meno la questione coloniale, passiamo a quella geografica, risalendo ai colonizzatori che si possono posizionare tutti nel Vecchio Continente. Bene, l’Inghilterra e i Paesi Bassi sono a Nord, mentre Francia, Italia (oddio non e’ che noi si sia colonizzato granche’, ma comunque…) e Penisola Iberica sono al Sud. Vogliamo dire che per qualche fattore ambientale, forse legato al clima, ma anche al retaggio Barbarico/Germanico che c’e’ o non c’e’, nei due DNA esiste un’attitudine diversa? Lo vogliamo dire? E diciamolo che tanto, secondo me, e’ proprio cosi’ che funziona!

Avete qualche idea, oh Voi che leggete?

19 novembre 2008 Posted by | Quando uno non ha niente da fare... | , , , , , , | 6 commenti

Qui c’e’ da compiere un Victoricidio!

CaVo, ma come, tu te ne vai a tiVaVe calci ad un pallone a Milano? Sai cosa ti dico, io Vesto qui, uffa, a Los Angeles, devo seguiVe la mia caVVieVa, non posso mica venire a cazzeggiaVe in LombaVdia con te!

Ma no amore, dai, su vieni con me, che tanto quei coglioni del Milan mi danno una valanga di soldi, e sono pronti a soddisfare tutti i nostri capricci, pur di avere me al Meazza a fare una mazza.

Uffa, va bene amoVe, alloVa ci vengo… peVo’… peVo’ voglio toglieVmi qualche sfizzietto, si insomma, cosucce, cosi’ tanto peV gaVantiVmi un minimo di tVanquillita’.

Dunque, pVima cosa, dove si tVova ‘sto campo dove ti vai ad allenaVe? A San SiVo? Oh my God! Too faV! Come faccio io con la MeVcedes a veniVti a vedeVe? Sai che tVaffico? Oh deaV… Fai cosi’, chiedi un elicotteVo sempVe a disposizione, 24 oVe su 24, che non si mai che tu ti debba allenaVe anche di notte…

Poi, vediamo… dove mi sciacquo le membVa ogni qual volta ne ho voglia? Ma si’, fai metteVe una tinozza da 100 metVi quadVi in giaVdino, cosi’ c’e’ posto anche peV le bambine e non stiamo tVoppo stVetti.

E dopo che mi sono fatta due maVoni cosi’ in piscina che faccio? Oh, che noia questa LombaVdia… alloVa voglio anche il centVo teVmale, l’idVomassaggio, il fitness centeV col salone di bellezza, e puVe un paVVucchieVe peVsonale, sempVe pVonto a soddisfaVe i miei capVicci, 24 oVe su 24. Non si sa mai mi dovesse seVvive una peVmanente alle quattVo del mattino…

Poi my deaV, le bambine devono pattinaVe… non voVVai mica metteVle in mano al pVimo scalzacani per passa? Chiama quella, come si chiama quella cosa li’? Ma si quella che ha vinto gli EuVopei di pattinaggio nel 2007 e nel 2008? CaVolina KostneV, chiama quella!

La versione giornalistica di questa storia la trovate qui.

Nel frattempo posso? MA VA A CAGARE VA! E, tra l’altro, la Kostner ha gia’ risposto la stessa cosa, anche se molto piu’ educatamente.

17 novembre 2008 Posted by | Bestialita' | , , , , , | Lascia un commento

Il Video della Domenica: Disamparados

Un bellissimo pezzo scritto da Pierangelo Bertoli e dai Tazenda. Questo e’ un arrangiamento cantato da Andrea Parodi (fondatore e leader dei Tazenda) quando era ancora nel pieno della forma e con la sua voce cristallina intatta, fino a tonalita’ impossibili per un comune mortale. Preferisco ricordamelo cosi’ (e’ deceduto nel 2006 a soli 41 anni per una brutta malattia contro la quale ha combattuto fino alla fine).

16 novembre 2008 Posted by | Cose da ricordare | , , , , , , | Lascia un commento

Ammazza America’ all right!

Oh, poi dice che non so’ forti ‘sti americani, nel caso particolare quelli di Google.

Che hanno fatto? Orbene (bello orbene, me lo devo ricordare…), analizzando i dati del loro motore di ricerca, si sono accorti che in certi periodi dell’anno il numero delle chiavi quali febbre, influenza, tosse, allergia et similia aumenta in modo significativo, per poi decrescere di conseguenza.

Facile direte voi! Arriva l’autunno, la gente si ammala e va su Google a cercare i sintomi ed i rimedi. Poi guarisce e ciao.

Si facile, ma quello che stupisce e’ la qualita’ dei risultati: negli USA c’e’ il CDC, che e’ un istituto pubblico che controlla e fornisce supporto alla prevenzione delle malattie. Quindi i dati di questo CDC sono dati ufficiali, raccolti sul campo dai vari ospedali, medici, cliniche, centri di ricerca e che altro non so.

Bene, in Google hanno dimostrato, con accuratezza piu’ che accettabile, che loro riescono ad avere accesso agli stessi dati con almeno un paio di settimane di anticipo, perche’ prelevati direttamente alla fonte (gli utenti del Web). Se cliccate su questo link, vi spiegano tutto loro, con un bel grafico animato che mette bene in evidenza sia il divario temporale tra Google ed il CDC e sia l’affidabilita’ dei dati.

Ora, se volete sapere come andra’ l’influenza negli USA quest’anno, questo e’ il grafico che fa per voi:

googleflue

Se invece volete sapere a che serve conoscere tutto cio’ con due settimane di anticipo rispetto al CDC, vi rispondo che, forse, non serve a nulla. Ma e’ indicativo quanto l’informazione (in questo caso involontaria) generata dagli utenti possa essere raccolta e decodificata in modo significativo. Ci stiamo per caso spostando dallo User Generated Content verso lo User Generated Data? Magari potrebbe essere questo il passo verso il Web 3.0 di cui tanti parlano, ma nessuno sa cosa sia. Un Web non solo sociale ma socialmente utile.

Ora pero’ approfitto di questo POST per provare la funzione “Add Poll”. Ecco qua:

AGGIORNAMENTO: “Add Poll” funziona un po’ alla pene di segugio. Il campo che contiene la domanda ha una lunghezza limitata e, secondo me, non sufficiente. Quando ci si accorge di aver scritto una domanda troppo lunga e si edita il Poll, la funzione Salva non aggiorna subito, quindi non si capisce bene se le modifiche abbiano funzionato oppure no.

15 novembre 2008 Posted by | Cose tecniche, Quando uno non ha niente da fare... | , , , , , | 2 commenti

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