TuttoQua?

L'umanita' sta regredendo

I simboli caratterizzanti delle professionalita’ indiane

In India, per forza di cose, le professionalita’ di base non esistono. Dico per forza di cose perche’ la manodopera e’ abbondante e a basso costo, ma nessuno insegna a nessuno. Nessuno va a scuola, nessuno impara e nessuno trasmette. In India il concetto di apprendista corrisponde ad un giovane che non impara una fava dal piu’ vecchio, perche’ il piu’ vecchio, a sua volta, non sa una fava.

E’ l’apoteosi dell’ignoranza trasmessa per via orale, e’ la traduzione del nulla. Anzi, volendo esprimersi in termini relativistici, e’ la trasformazione del niente in niente: qui non si crea conoscenza, quindi non la si distrugge e, di conseguenza, non si la trasforma.

Detto questo (se vi siete addormetati svegliatevi, traditori che non siete altro!), ogni indiano che faccia un lavoro manuale e poco tecnico, puo’ improvvisarsi diversamente da un giorno all’altro. Chi ieri ha fatto l’idraulico, oggi si sveglia e decide che fara’ il falegname.

Come si distinguono fra loro? Semplice: l’elettricista avra’ un cacciavite nel taschino, il falegname una matita sull’orecchio, l’idraulico un pezzo di filo di canapa in mano, e cosi’ via. E non c’e’ altro, nessun “engineer” che vada in giro con una cassetta degli attrezzi, un manuale tecnico, un qualcosa insomma! Vengono con il segno distintivo della loro professionalita’, cercando di spiegarti qualcosa, rigorosamente in Hindi, e non risolvono un cacchio!

Alcuni esempi:

1- In casa abbiamo uno scaldabagno che ha smesso di funzionare (per la cronaca qui non esiste la “metanizzazione”, quindi in casa hai N gabinetti e N+1 scaldabagni da circa 40 litri l’uno). L’altro giorno e’ venuto uno (con il filo di canapa) che, dopo aver osservato l’aggeggio per 20 minuti con sguardo teso inequivocabilmente verso Alpha Centauri, ha decretato che il guasto era dovuto ad un’errato posizionamento dello scaldabagno: orizzontale invece che verticale. “Ma brutto fesso che non sei altro! A parte il fatto che c’e’ uno scaldabagno uguale in cucina e funziona bene, ma questo qui fino a ieri pure funzionava!”. Dopo 30 minuti di conferenza stampa l’abbiamo mandato a casa, vista la palese inutilita’ della sua presenza. Risultato: lo scaldabagno e’ ancora li’ che attende il suo redentore.

2- Quando si tratto’ di installare l’ADSL, una volta fatte le operazioni di collegamento nella centralina di quartiere, non restava altro che stendere un banalissimo cavo di 7 metri dal cancello alla porta di casa, facendolo passare per la canalina, gia’ predisposta, posta sotto il pavimento del giardino. Ovviamente arrivo’ l’elettricista, con null’altro che un cavo di rete in mano, che senza neanche porsi il problema per un attimo, pretese di mettere il cavo per terra, fuori, a vista!! Quando gli dicemmo che c’era la canalina, lui, dopo aver contemplato la costellazione di Orione per 45 minuti, provo’ a spingere il cavo dentro senza un sondino di metallo, fallendo miseramente dopo i primi 30 centimetri. Ma la cosa meravigliosa fu che, resosi conto della sua totale incapacita’, ci disse che “serviva un elettricista” (!!!). “Ma brutto fesso che non sei altro! E allora tu chi sei, un falegname che stamattina, per sbaglio, ha preso un cavo invece di una matita dal comodino???”. Alla fine il lavoro di cablaggio ce lo facemmo da soli…

3- Mesi fa il generatore diesel (eh gia’ qui ci vuole il generatore altrimenti stai al buio 6 ore al giorno…) incappava in un errore che ne impediva l’avvio automatico, costringendo il sottoscritto, magari nel cuore della notte, a scendere nel giardino sul retro e premere il pulsante di accensione, a meno di non voler passare il resto della notte senza aria condizionata…

Diversi “engineer” si alternarono a verifiche e riparazioni: ognuno non faceva altro che venire qui, abbassare e risollevare tutti gli interruttori del quadro di controllo e dichiarare candidamente che il guasto era risolto. E certo! Resettando tutto, per qualche ora il messaggio di errore non ritornava, salvo poi riprensentarsi alle 2 del mattino del giorno seguente! Ero gia’ arrivato alla stessa conclusione, senza essere a mia volta un “engineer”.

Incazzato come un licaone, chiamai quelli che l’avevano installato, i quali, dopo un consulto privato di circa 30 minuti, molti dei quali spesi ad ammirare la bellezza geometrica dell’Orsa Maggiore, mi dissero che il problema si verificava a causa di un picco di corrente. “Ma brutti fessi che non siete altro, come e’ possibile che questo generatore superbestialeatomico da 500.000 rupie soffra i picchi di corrente, mentre quello del mio vicino, che e’ un triciclo da 100.000 rupie funziona come lo Shinkansen???”. Altro consulto di 30 minuti, altra dissertazione di carattere astronomico, e poi: “Sir, abbiamo la soluzione: quando succede questo problema, lei deve venire qui e premere l’interrutore manualmente”.

“Ma porc di quella minc di quella baldrac…”.Ehm… cio’ che accadde dopo e’ coperto da segreto militare, ma posso svelare pero’ che il “senior engineer” mi disse che evidentemente il problema non esisteva, perche’ da quando erano arrivati loro, l’errore non si era mai manifestato. Come a dirmi: “Brutto fesso bianco che non sei altro, ma che te stai a inventa’?”. Proprio mentre mi rimboccavo le maniche e gia’ pregustavo il sapore del loro sangue, il buon Dio decise che non era il caso che passassi il resto dei miei giorni in una galera indiana, e fece quindi si’, piuttosto anzicheno’, che la scritta “FAULT” apparisse magicamente sul display.

E fu cosi’ che dopo due giorni, non sapendo come risolvere il problema, decisero di installarmi un pacco batterie, con relativo inverter, che desse luce alla casa durante i black-out, relegando il generatore al misero ruolo secondario di fornitore di energia solo per l’aria condizionata. Una superbestia da 500.000 rupie e 10 KW di potenza trattato cosi’, umiliato e messo in disparte a favore di un pacco batterie…

Risultato: e’ un mese che l’inverter non funziona bene e noi siamo completamente senza energia per almeno 6 ore al giorno e, quando arrivera’ di nuovo il caldo, dovro’ comunque alzarmi alle 2 del mattino per premere il maledetto pulsante!

INCREDIBLE INDIA!

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4 febbraio 2009 - Posted by | Bestialita', Cose tecniche, L'India non puo' farcela!, Pericoli vari e disservizi | , , , , , , , , , ,

10 commenti »

  1. Che dici, ti mando l’indirizzo mail di Federico Rampini così invii a lui queste cose e forse la finisce di scrivere cazzate sull’India risplendente?

    Commento di Indonapoletano | 4 febbraio 2009 | Rispondi

  2. Dagli l’Url del mio blog, cosi’ si legge tutto e magari si convince!

    Commento di tuttoqua | 4 febbraio 2009 | Rispondi

  3. Complimenti, divertente oltre che istruttivo! Hai mai pensato a scrivere racconti umoristici? Ti rileggerò sicuramente!

    Commento di Simone | 4 febbraio 2009 | Rispondi

  4. Non so cosa darei per star seduto in un angolo, buono buono, mentre ti interfacci con questi fantastici astronomi… 😉

    Commento di Stefano Vitta | 4 febbraio 2009 | Rispondi

  5. Stefano, non so che pagherei io per vederti smadonnare contro questi qua! 🙂

    Simone, ci pensero’, non si sa mai che divento milionario divertendomi e divertendo gli altri 🙂

    Commento di tuttoqua | 4 febbraio 2009 | Rispondi

  6. […] 2: il guasto all’inverter di cui ho narrato qui, e’ un messaggio di errore che dice “protection over temperature” (vedi foto), […]

    Pingback di Customer Care « Tutto Qua? | 5 febbraio 2009 | Rispondi

  7. Uno di ‘sti giorni ti racconto cosa ho visto fare in Africa e cosa vedo fare tuttora in Brasile.
    Stringi i denti, cow boy…
    Dottordivago

    Commento di ilpandadevemorire | 5 febbraio 2009 | Rispondi

  8. […] India, e’ un muratore sfigatissimo e rompicoglioni!! Qualche settimana fa avevo parlato dei simboli caratterizzanti delle professionalita’ indiane: il cacciavite, la matita, il cavo e il filo di canapa. Ma avevo tenuto il martello in panchina, […]

    Pingback di Il martello di Thor (sui maroni) « Tutto Qua? | 21 febbraio 2009 | Rispondi

  9. Ha ha ha! A me sono successe le stesse identiche cose! Ti racconto solo quella della pressione della doccia, che e’ inesistente. Allora chiamo il padrone di casa che mi manda uno dei suoi fidati ingegneri idraulici. Il tipo guarda la doccia, guarda lo scaldabagno, apre un rubinetto e si mette, come dici tu, a guardare Orione (ci riescono in pieno giorno – sono proprio avanti). Poi, con aria socratica, sentenzia: “non c’e’ pressione perche’ l’appartamento e’ troppo in alto” (viviamo al 4 piano).
    Io e the husband ci guardiamo sbattendo le palpebre, come nei cartoni animati, e rispondiamo:
    “Senti merda, la pressione non c’e’ perche’ evidentemente la pompa e’ rotta o manco esiste”.
    “But madam, flat is too high, pump no useful”
    “Senti tu e il tuo dio @+$%&, e allora quelli che vivono in un palazzo di 20 piani come farebbero? Da dove gli arriva l’acqua?”
    Un altro sguardo verso la Via Lattea, poi cade in trance per qualche minuto. E infine se ne va. Cosi’, se ne va e basta! Senza fare un cazzo!

    Ma la cosa piu’ indiana di tutte e’ che si fanno chiamare tutti ‘engineers’ solo perche’ tengono un attrezzo in mano!

    Che ritardati!!!

    Commento di beatrice | 19 novembre 2009 | Rispondi

  10. Bravo Indonapoletano!

    Commento di indoabbruzzese | 29 aprile 2010 | Rispondi


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