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L'umanita' sta regredendo

Prova su strada della NANO (Autocar India)

La prima prova ufficiale della TATA NANO l’ho trovata su Autocar India, la versione locale del noto magazine inglese Autocar UK. Prima di raccontarvi brevemente cio’ che ho letto, ci tengo a precisare che, a mio parere, la qualita’ di questa testata e’ mediocre. Al di la’ del fatto che traspare dappertutto una, come dire, sorta di affiliazione o di affezione alla TATA, per cui l’intera pillola risulta abbastanza indorata, e’ il lato relativo all’analisi tecnica che lascia davvero a desiderare, come vedremo insieme fra poco. E, in alcuni passaggi, perfino l’inglese, o quanto meno il modo di esprimersi, e’ piuttosto superficiale.

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La mia copia di Autocar India

Detto questo, passiamo alla macchina, iniziando dai lati positivi… pochi.

Al di la’ dell’estetica – che a quanto pare piace, ma resta un fatto soggettivo- dicono che l’abitabilita’ per quattro adulti sia soddisfacente, nonostante le dimensioni ridotte. Gran parte del merito va all’altezza della microcar (1 metro e 60), al fatto che il motore e la batteria siano posizionati sotto il sedile posteriore (e accessibili solo svitando quattro viti di un pannello!) e alla posizione del serbatoio del carburante, cioe’ davanti al sedile anteriore. Questo, unitamente al bagagliaio, che offre solo 80 litri di capacita’, e anche al ridottissimo cruscotto, fa della NANO una macchina “tutto abitacolo”. Lo sterzo e’ un altro punto di forza, non tanto in termini di manovrabilita’, perche’ quella e’ nella media (non ha il servosterzo…), ma in realta’ piu’ grazie al raggio di sterzata di soli 4 metri (significa che la macchina puo’ invertire la marcia in una sola manovra a condizione che la strada sia larga almeno 4 metri). Mi ricordo che la mia Citroen AX del 1990, di metri ne faceva gia’ 5, ed era piu’ grande ed era a trazione anteriore. E siccome era una macchina di 20 anni fa, e siccome i giunti omocinetici delle trazioni anteriori limitano leggermente il raggio di sterzata, considerando le dimensioni microscopiche della NANO, a me questo non sembra un dato particolarmente rilevante. Ma d’altronde, essendo l’India il paese delle inversioni a U selvagge, puo’ darsi che per i giornalisti indiani questo parametro sia importante.

Le sospensioni sembrano adeguate, dicono anche a pieno carico, il che la rende, sempre secondo i giornalisti indiani di Autocar, un’auto tutto sommato confortevole, anche sulle strade locali. Resta sempre da vedere dove l’abbiano provata: se venissero a Gurgaon, magari cambierebbero idea. Se consideriamo che, nelle intenzioni della TATA, quest’auto dovrebbe andare a ruba nelle aree rurali, mi riservo di esprimere un ulteriore giudizio sul comfort dopo aver letto qualche prova piu’ accurata.

Che altro di buono? Direi nulla. Si’, hanno tenuto anche a precisare che il consumo di carburante e’ ottimo come previsto. L’ARAI aveva dichiarato 23 Km a litro, quelli di Autocar non hanno condotto alcun test specifico, ma “spannometricamente pensano che l’auto possa fare tra i 18 e i 20 Km al litro”. Purtroppo il dato, messo cosi’, e’ perfettamente inutile; infatti hanno scordato di specificare su quale percorso (urbano, extraurbano, autostrada), a che velocita’ media e con quanto carico a bordo, questa autonomia dovrebbe realizzarsi. Le testate professionali, come le nostre Quattroruote e Auto, oltre a fornire tutte le indicazioni, aggiungono anche altri parametri, quali ad esempio la temperatura, l’umidita’ e il peso specifico del carburante, perche’ questi possono far variare, anche sensibilmente, i rilevamenti. Ma, forse, sarebbe davvero chiedere troppo agli indiani.

Passiamo alle note piu’ o meno dolenti. La prima critica e’ per il propulsore, giudicato troppo fiacco, soprattutto per i trasferimenti in autostrada. Al contrario pare accettabile per il traffico di tutti i giorni, anche se Autocar raccomanda di “pianificare per tempo ogni sorpasso”, visto che accellerazione e ripresa sono concetti sconosciuti alla NANO. Io me l’immagino gli indiani che pianificano i sorpassi… vabbe’. Anche il cambio non pare essere un gran dispositivo: ha solo 4 rapporti, di cui i primi due troppo corti e ravvicinati, e gli altri due troppo lunghi e distanti. Insomma sara’ piuttosto difficile capire quale marcia utilizzare a seconda della situazione. Ma, per quanto concerne gli automobilisti del sub-continente, questo e’ un altro problema irrilevante, visto che loro guidano costantemente con la marcia sbagliata: partono in seconda e in terza, scalano solo quando il motore schiatta, mettono dentro la quinta mentre iniziano un sorpasso a 40 Km/h, ecc…. insomma il cambio e’ piu’ una leva fastidiosa che altro.

Lo stesso motore poi, essendo posizionato sotto chi siede sul divanetto posteriore, contribuisce al disagio dei passeggeri, perche’ il calore emesso pare sia piu’ che avvertibile. Questo fatto, insieme alla poca efficienza del condizionatore (con 35 cavalli in tutto…), rende i viaggi a bordo della NANO abbastanza tiepidini. E questa e’ la macchina che dovrebbe convincere le famiglie abituate alla motoretta a convertirsi. Mah…

Una cosa che mi ha lasciato letteralmente di stucco e’ stato scoprire la totale mancanza del portellone posteriore! Avete letto bene: la NANO ha quattro porte, non cinque. Quindi, per poter utilizzare il piccolo bagagliaio da 80 litri e massimo 50 Kg di carico, e’ gioco forza reclinare la panchetta posteriore. Comprendo la necessita’ di tagliare i costi all’osso, ma sacrificare addirittura l’usabilita’ del bagagliaio mi sembra oltre ogni logica. Pare, tra l’altro, che questa sia stata una decisione di Ratan Tata in persona. Io ho il fortissimo sospetto che qui i costi non c’entrino nulla, ma sia una questione legata alla robustezza e alla rigidita’ della vettura. Probabilmente dotarla anche della quinta porta non le avrebbe fatto sopportare nemmeno la battente pioggia monsonica.

La sicurezza, infatti, e’ ancora un tema scottante. A parte che le cinture posteriori hanno solo due punti di attacco, invece dei canonici tre, cosa che ha convinto la stessa rivista ad affermare esplicitamente che la TATA “ha sacrificato la sicurezza in nome dell’economicita’” (cosa tipica dell’India aggiungo io…), ma la verita’ e’ che la macchina non ha effettuato alcun crash test ufficiale, per cui nemmeno Autocar puo’ dirci nulla. Resta il problema della carrozzeria di plastica e del serbatoio all’avantreno. E, tanto per dire, non c’e’ nemmeno lo specchietto retrovisore lato passeggero che, non solo in India, e’ tanto utile. Infine mi pare superfluo riportare della totale assenza di qualunque cosa possa, anche solo vagamente, somigliare a un Airbag…

Anche la stabilita’, come avevo previsto, e’ un punto di attenzione. Anche con i passeggeri a bordo, oltre il 60% del peso grava sul retrotreno, cosa che, accoppiandosi con la trazione posteriore, rende questa macchina molto incline al sovrasterzo (quando il sedere tende a superare il muso). Di solito questo fenomeno si combatte con un assetto specifico e, magari, con l’ESP (vedi Mercedes Classe A e Smart Fortwo), mentre alla TATA hanno pensato bene di montare pneumatici piu’ stretti all’avantreno (135) rispetto a quelli al retrotreno (155), il tutto su cerchietti da 12 pollici -che sembrano troppo piccoli perfino per i Tre Ruote- e con solo tre bulloni invece dei soliti quattro. Indubbiamente un minor grip (attrito tra gomma e asfalto) davanti tende a generare un po’ di sottosterzo (il contrario del sovrasterzo), cosi’ che la NANO possa avere un comportamento un po’ piu’ neutro. Ma e’ anche vero che qui si tratta di gestire anche situazioni di emergenza, e non so quanto possa contare avere gomme piu’ strette davanti, soprattutto sul bagnato. Certo, anche la Porsche 911 ha le gomme di dietro piu’ grosse, ma la NANO non e’ una supersportiva per  supermanici dotata di superlettronica.

In materia di freni, la NANO e’ dotata di quattro tamburi, di dischi almeno all’avantreno nemmeno a parlarne. Indubbiamente per una vetturetta che pesa 600 Kg e fa al massimo i 105 Km/h, puo’ anche essere che i tamburi siano sufficienti. Autocar dice che la macchina frena bene. Gia’, peccato che riportino il risultato di una e una sola frenata da 80 Km/h, di cui dicono che l’auto si sia arrestata in 33 metri e qualcosa. Le riviste specializzate fanno molto meglio di solito. Quattroruote, ad esempio, effettua 10 test consecutivi a pieno carico, e mostra non solo il rendimento di ogni frenata, ma anche la resistenza al fading, che e’ quel fenomeno che porta i freni a “stancarsi” e a diventare meno efficaci quando vengono messi alla frusta. Della NANO non e’ ancora dato sapere cosa accada dalla seconda frenata in poi.

Il prezzo: da tempo si dice che il modello base, cioe’ quello che non ha veramente nulla, dovrebbe costare 100.000 Rupie, o circa 1.500 Euro. La TATA non l’ha mai confermato ufficialmente, ma si e’ sempre e solo impegnata a fare ogni sforzo per mantenere questo obiettivo. Naturalmente, e in ogni caso, a questo prezzo bisognera’ aggiungere le tasse e il margine delle concessionarie. Prevedo un prezzo d’attacco al cliente finale di almeno 135.000 Rupie.

Conclusione:

-la NANO vale davvero il prezzo che costa? La mia risposta e’ affermativa: costa pochissimo, vale pochissimo.

-E’ lecito mettere sul mercato un oggetto del genere, per produrre il quale si sono sacrificati ambiente e sicurezza nel nome del contenimento dei costi? La mia risposta non puo’ essere che assolutamente negativa.

-Ci credo che alla TATA stessero davvero a cuore quei milioni di persone (di famiglie intere) che muoiono ogni anno in India a causa degli incidenti in motoretta? Ma neanche sotto tortura!

Esito finale: per ora la NANO e’ rimandata a Settembre, con molti debiti da recuperare.

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4 aprile 2009 - Posted by | Cose tecniche, L'India non puo' farcela! | , , , , , , , , ,

4 commenti »

  1. No, i quattro freni a tamburo sono davvero troppo. Alla fine, come ne avevamo già discusso, non era meglio trasferire una linea di produzione della Panda anni novanta in India? Sicuramente meglio di questo prodotto del terzo millennio con radici negli anni cinquanta.

    Commento di mimmo torrese | 5 aprile 2009 | Rispondi

  2. Caro tuttoquà, sei un fetente. Ma come, te le cacci mo tutte ste cose? mo che ho già versato l’anticipo per la nano? ti giuro che quando me la danno, se ti vedo per strada, ti butto sotto. Anzi, no. Rischio di farmi male io visto di cosa è fatta.
    Una domanda che ti avrebbe voluto fare anche il dagherrotipo. secondo te, nella composizione della carrozzeria o in quella delle ruote, hanno usato la lutamma indiana?

    Commento di indonapoletano | 6 aprile 2009 | Rispondi

  3. Ecco, stai attento che se m’investi ti accartocci pure tu!

    Puoi dire a Mimmuzzo che la lutamma e’ stata abbondantemente usata per il tessuto dei sedili e i rivestimenti delle porte.

    Commento di tuttoqua | 6 aprile 2009 | Rispondi

  4. […] ricordate i miei POST sulla TATA NANO (qui, qui e qui), la vetturetta indiana da 1.500 Euro? Dopo aver letto vari articoli, mi ero formato un’idea […]

    Pingback di La piccola fiammiferaia (POST sull’India) « TuttoQua? | 22 ottobre 2009 | Rispondi


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