TuttoQua?

L'umanita' sta regredendo

Sliding Doors

Ieri mi e’ tornato in mente, come in un flash, un fatto che, evidentemente, avevo seppellito da qualche parte nella memoria, e a cui avevo sempre dato pochissima rilevanza e non era mai riaffiorato. A dimostrazione che poi uno cresce, e osserva certi casi della vita sotto una luce diversa, ieri ho riflettuto sulla scelta che operai allora, e mi sono posto mille domande.

Quando ero pischelletto, praticamente fresco di universita’, mandai il CV alla Banca del Salento, complice il fatto che il direttore di allora era un conoscente dei miei genitori. Mi chiamarono, e mi invitarono ad andare a Lecce (il quartier generale era li’), a fare un colloquio. Mi misi su un’autobus rosso, uno di quelli che fanno collegamenti in Italia toccando varie citta’ e, dopo molte ore di viaggio notturno, ma proprio molte, arrivai. Mi mandarono direttamente dal direttore, il quale si raccomando’ tanto di fargli fare bella figura, insomma le solite cose. Feci il colloquio, con dei signori sulla cinquantina, di cui uno, presumibilmente, era il capo del Centro Elaborazione Dati. Ricordo pochissimo di quell’incontro, ma cio’ che ricordo e’ che mi sentivo come un ragazzino davanti a dei mostri sacri, insicuro di ogni risposta, ma determinato a dare il meglio di me e a giocarmi tutte le mie carte, senza pero’ avere un piano preciso. Ero tutto gioventu’ e improvvisazione. Un commento del tizio di cui sopra c’e’ l’ho stampato in testa: “complimenti per grinta”, la cui lettura oggi, dopo tanti anni, suggerisce che intendesse “non hai la piu’ pallida idea di quello che facciamo qua e dei software che utilizziamo, ma ce la stai mettendo tutta per far vedere che sei tosto, anche se non lo sei”. Era vero! Il colloquio fini’, io mi ripresi il mio bel torpedone rosso e me ne tornai a casa.

Silenzio.

Boh, gli avro’ fatto schifo, continuai a ripetermi nei mesi successivi. Poi arrivo’ Mamma IBM che mi porto’ a casa, e mi insegno’ molte delle cose che so oggi e che, soprattutto, mi spiego’ come stare al mondo e come far funzionare bene la baracca nel mercato dell’IT. Ero dunque in IBM da pochi mesi, mi ricordo che stavo lavorando a un progetto in Telecom Italia a Roma, nella sede di via della Vignaccia, quando mi arrivo’ una telefonata: “parla la direzione del personale della Banca del Salento, la informo che abbiamo deliberato un provvedimento di assunzione per lei”.

Inciso: ogni volta che ho assunto qualcuno non mi sono mai sognato di dirgli che avevo deliberato un provvedimento di assunzione per lui. Fine inciso.

Tempo sette decimi di secondo, e parte la mia risposta: “grazie, ma… sapete, sono stato assunto in IBM (come a dire… ma dove andate?), quindi non m’interessa. Arrivederci. Click”. Beata gioventu’… in pochi secondi, senza riflettere, forte probabilmente di avere un lavoro sicuro in una grande azienda, decisi il mio destino, la mia carriera e, di conseguenza, il mio futuro. Cosi’, sui due piedi, senza nemmeno rifletterci qualche ora. Non credo che oggi avrei neanche una goccia di quella sana follia di allora. Certo e’ bello sentirsi adulti, maturi, riflessivi, ma qualche volta quella spensieratezza e quella capacita’ incontrollata di prendere tutto a cuor leggero un po’ mi mancano.

Quando ieri mi e’ tornata in mente la scena, ho provato a domandarmi come sarebbe stata la mia vita professionale se avessi accettato l’offerta della Banca del Salento. Sarei andato a Lecce, e da li’ chissa’, magari avrei preso altre strade, o semplicemente Mamma IBM sarebbe arrivata con qualche anno di ritardo, ma sarebbe arrivata lo stesso.

In un modo o nell’altro, l’unica conclusione vagamente logica che posso trarre e’ che, forse, non sarei finito in India, o ci sarei finito fra qualche anno. Se esistessero davvero gli universi paralleli, dovrei ingegnarmi per contattare il mio alter ego che non sa ancora quale destino lo attenda fra qualche anno… Non vorrei essere nei suoi panni!

17 maggio 2009 - Posted by | Aziende e dipendenti, Cose da ricordare | , , , , , , ,

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