TuttoQua?

L'umanita' sta regredendo

La Sanita’ pubblica vista da vicino

Il parto e il relativo ricovero di quattro giorni mi hanno ridato l’occasione per osservare la macchina sanitaria italiana all’opera. Qui parliamo dell’Ospedale Maggiore di Bologna e, inevitabilmente, del dipartimento (non so se sia davvero un dipartimento, ma ci capiamo) di Ginecologia e Ostetricia. La procedura inizia il giorno prima, il 15 di Luglio, quando ci viene chiesto di presentarci alle 07:30 per “le visite”. Noi alle 07:20 siamo li’, ma la dottoressa di turno si pregia di mettersi all’opera solo alle 9 passate, per cui la prima ora e mezza (per TuttoQua Girl anche a digiuno) se ne va in tricchebballacche e putipu’. In cosa consiste la visita? In un prelievo del sangue, tempo tecnico 10 secondi e 7 decimi, e in una specie di intervista con la suddetta dott.ssa, tempo tecnico 20 minuti. Alla fine, quando arriva il momento di farci firmare un pezzo di carta, le manca anche la penna, per cui mentre lei rovista tra i rottami sparsi sulla sua scrivania, alla ricerca di una scassatissima biro arancione da 1 Euro al quintale, noi abbiamo gia’ tirato fuori la nostra e abbiamo firmato. Vabbe’.

Cosa facciamo? “Andate giu’ al primo piano, consegnate questa cartella e fate quello che vi dicono”. Andiamo giu’ e, mentre aspettiamo, arriva la dottoressa dal piano di sopra che ci chiede se “per errore” ci siamo fregati la biro arancione…

Sono stato fortemente indeciso tra il metterle le mani addosso oppure il metterle venti centesimi in mano per andarsi a comprare una Bic nuova di zecca. Ho optato per il farmi in cazzi miei.

Dopo solo due ore in attesa di non si sa bene cosa (in programma per il cesareo per il 16 Luglio c’erano solo due signore in tutto), un’infermiera si prende la cartellina, e ci dice di tornare al pomeriggio, verso le 16, per il colloquio con l’anestesista. “Attenzione pero’, l’anestesista ci puo’ essere alle quattro come alle sei, sapete, ci sono le emergenze…”. Piu’ che giusto, d’altronde siete in quattro a mandare avanti la baracca. Torniamo alle quattro e, dopo meno di un’ora (che culo… no, ma davvero), siamo gia’ fuori, con in tasca l’appuntamento per il giorno dopo alle 09:30. Unica regola per Girl: smettere di mangiare entro mezzonotte, e smettere di bere entro le quattro del mattino. Ma povera… con 36 gradi. Gia’ la mattina dopo c’aveva le fauci che emettevano vapori solforosi e lapilli.

Prima, enorme considerazione: l’Ospedale si muove nella piu’ totale disorganizzazione. Non si fanno programmi, non si fanno previsioni di tempistiche, non si rilasciano informazioni accurate e non si comprano nemmeno le penne per gli uffici. Seconda triste considerazione: la maggior parte dei medici sono scorbutici e maleducati, nonche’ assai irritanti. Trattano il paziente come una merda da spalare piu’ che una persona da assistere. E il paziente, pur facendolo notare, non puo’ che subire, perche’ vige il timore velato che, se li fai incazzare, magari ti curano pure male. Terza italianissima considerazione: il personale e’ davvero poco, cosi’ poco che, spesso, a fare la guardia a decine di mamme di notte c’e’ un solo paramedico e che, per mancanza di tempo, non vengono nemmeno a cambiare i letti la mattina. Quarta cultural-geografica considerazione: il numero di partorienti extra-comunitarie e’ mostruoso e, tra indiane, africane (del Maghreb e del Centro) e est-europee, ce n’e’ davvero per tutti i gusti. E non si puo’ resistere a questo cambiamento (in peggio).

Torniamo il giorno dopo, ci mettono in una camera per due con l’aria condizionata rotta (i gradi erano sempre 36), senza nient’altro che i letti, due sedie di plastica dura, uno scrittoietto minuscolo e un bagno. Ma… scusate… ma un divanetto dove chi assiste (io!) possa passare la notte? “Non c’e’ il divanetto signore”. E una sedia a sdraio? “Non c’e’ la sedia a sdraio signore”. E uno che fa? “C’e’ la sedia di plastica dura signore”. Siccome questo blog non e’ riservato solo ai maggiori di anni 18, non posso scrivere dove avrei voluto consigliare la gentile infermiera di infilarsi la sedia dura.

Verso mezzogiorno si va in scena e, alle 13:20, nasce toro scatenato, che mi viene consegnato dentro una culla termica, gia’ incazzato come una belva e rosso come un peperone di Soverato. I tre giorni successivi sono stati difficili, sia a causa dell’aria condizionata rotta, sia a causa delle inevitabili conseguenze del taglio cesareo (anche se devo ammettere che la ragazza ha mostrato un fibra mostruosa riprendendosi in 36 ore!) e sia a causa del suddetto personale. Con le eccezioni pero’, il che mi fa un po’ ricredere e un po’ sperare: per fortuna il servizio dipende anche molto dai singoli, piu’ che dalla struttura e dall’organizzazione. Perche’ quando trovi il medico o l’infermiere bravo, allora te la godi anche tu. E al Maggiore quelli bravi ci sono, cosi’ come ci sono quelli cattivi. Ai primi dico un immenso GRAZIE, ai cattivi ricordo che dev’essere frustrante uscire dall’ospedale alle 7 del mattino dopo una notte massacrante e trovare le ruote dell’auto bucate.

Che altro? Che il parcheggio fuori dall’ospedale si paga 1 Euro l’ora, dalle 08:00 alle 18:00 tranne i festivi, ma c’e’ il giornaliero a 5 Euro.

Che l’ultimo giorno (e l’ultima notte) ci e’ capitata la puerpera marocchina con famiglia numerosa al seguito, che ci ha anche deliziato con una cena puzzolentissima e alcune telefonate notturne.

Che la stronza che ieri ha fatto il turno di notte in portineria, a differenza delle sue gentili colleghe dei giorni prima, dopo le 22:00 e prima delle 06:00 non mi ha fatto uscire a fumare, che c’e’ una panzona che spinge a 200 Km/h all’ora il carrello dei pasti ed e’ un pericolo pubblico, che ho dormito 16 minuti nelle ultime tre notti e l’ho fatto sul pavimento, e che… ma chi se ne frega!!

C’abbiamo il torello a casa (ci hanno dimesso), il latte e’ arrivato abbondante ieri, e va tutto alla stragrande 😀

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19 luglio 2009 - Posted by | Aziende e dipendenti, Cose da ricordare | , , , , , , ,

7 commenti »

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  3. “Quarta cultural-geografica considerazione: il numero di partorienti extra-comunitarie e’ mostruoso e, tra indiane, africane (del Maghreb e del Centro) e est-europee, ce n’e’ davvero per tutti i gusti. E non si puo’ resistere a questo cambiamento (in peggio)”

    no comment.

    Commento di dario | 19 luglio 2009 | Rispondi

  4. Auguri!!!!!!
    E dai, sicuramente, con tutti i disguidi, meglio dell’India…no?
    Un grosso abbraccio a tutta la felice e orgogliosa famiglia tuttoqua!
    Niki

    Commento di Niki | 20 luglio 2009 | Rispondi

  5. Fortunatamente per te, Tuttoqua, ti sei scontrato con la Sanità Pubblica per un bell’evento. Io ho avuto mia madre ammalata di una malattia molto seria e rara, che l’ha portata alla morte pochi mesi fa, e ti assicuro che i primi che vorrei vedere morti sotto i cingoli di un trattore sono quelli che gestiscono le case di cura private.

    Poi metterei gli infermieri ignoranti e cafoni.
    Quindi quei dottori che, come scrivi tu, trattano i pazienti come mosche fastidiose e non come coloro che devono SERVIRE e ASSISTERE.

    Lasciamo sta che mi fumano le palle solo a ripensare al calvario che ho passato…

    Commento di Lorenzo | 20 luglio 2009 | Rispondi

    • Mi dispiace davvero tanto Lorenzo, per te e per la tua cara mamma, e capisco molto bene che quando ci si deve confrontare con certi disservizi in situazioni gravi come la tua, la rabbia a il dispiacere siano cosi’ grandi da non poter essere paragonati a nulla. Ti auguro di elaborare presto il tuo lutto.

      Commento di tuttoqua | 20 luglio 2009 | Rispondi


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