TuttoQua?

L'umanita' sta regredendo

Innovazione italica

Leggo sempre e ovunque che in Italia, ormai, non si fa piu’ innovazione, che siamo indietro, che non s’investe in ricerca e sviluppo, che i nostri cervelli fuggono da tutte le parti. Sara’ pure vero, ma e’ altrettanto certo che abbiamo una memoria a brevissimo termine e che, a volte, non ci accorgiamo di quello che accade intorno. Il problema e’ che l’innovazione puo’ esistere solo laddove esistano aziende che si pongano l’obiettivo di essere leader nei loro mercati di riferimento. Perfino nelle Telecom, che sono il mio pane quotidiano, c’e’ molto di piu’ di quello che si pensi. Basti sapere che moltissimi operatori di telefonia di tutto il mondo stanno alla finestra per vedere cosa fanno le nostre TIM e Vodafone. Osservano e, quando funziona, copiano. Certo, Vodafone e’ inglese, ma sono gli italiani di Vodafone Italia che stanno sempre un passo avanti rispetto alle altre Regioni poste sotto l’ombrello corporate. Ma, siccome non e’ la telefonia il nostro piatto forte, dobbiamo guardare altrove. Potremmo citare la Moda, ma in questo siamo talmente forti che, praticamente, non ce ne e’ per nessuno. Non siamo leader della Moda, noi italiani siamo la Moda.

Quindi?

Facciamo un ulteriore tentativo, e puntiamo verso la meccanica, in particolare l’Automotive. Ferrari a parte, per cui vale lo stesso discorso fatto per la Moda, la capacita’ dei nostri costruttori di innovare continuamente nella produzione di serie e’ impressionante. E non e’ un fenomeno passeggero oppure recente: questa capacita’ l’abbiamo sempre avuta e non ci manca nemmeno adesso. Senza bisogno di andare troppo indietro, ci ricordiamo la FIAT negli anni 70/80? Nonostante la crisi petrolifera e l’etichetta di “marca scadente”, la FIAT ha partorito successi incredibili, che poi ci hanno copiato tutti. A partire dal design, con la 127 e poi con la Uno. Ma e’ nei motori che noi siamo particolarmente ferrati, e’ il caso di dire. Mi ricordo che la FIAT fu la prima a introdurre l’iniezione diretta sui motori turbo diesel destinati alle automobili. Accadde con la Croma 1.9 i.d. che, tra le altre cose, aveva anche la turbina a geometria variabile, una raffinatezza che oggi e’ normalita’. E, qualche anno prima, sempre la Croma montava un motore a benzina di 2 litri con i condotti di aspirazione differenziati (piccoli e grandi) a seconda della richiesta di potenza. Si chiamava Croma 2.0 CHT. E l’Alfa Romeo, come possiamo dimenticarcene? I motori bialbero! Lo schema transaxale (motore anteriore e cambio al posteriore in blocco col differenziale per ottenere una ripartizione ottimale dei pesi)! I dischi freno al posteriore, montati all’uscita dei semiassi, per contenere le masse non sospese! Il motore boxer dell’Alfasud! Su segnalazione di Alfredo, aggiungo anche il Common Rail, portato alla ribalta nel 1997 sull’Alfa 156 1.9 JTD. E poi, piu’ tardi, vogliamo non citare il motore Fire? Piccolo, economico, facile da manutenzionare!

Il bello e’ che ne avrei a sufficienza per tenervi qui un paio di giorni, pero’ mi fermo. Solo per dirvi che, adesso, ne abbiamo combinata un altra. L’Alfa Romeo (gruppo FIAT) ha introdotto una nuova tecnologia che si chiama MultiAir, disponibile per ora sulla Mi.To., ma che presto sara’ estesa a molte auto del gruppo, compresa la nuova FIAT Grande Punto Evo. Che sarebbe? E’ una trovata apparentemente semplice, ma geniale e rivoluzionaria. Avete presenta l’albero a camme? Si? Bravi. No? Eccolo:

large-alberi-a-camme-camshaft

In soldoni, questo coso serve ad aprire e chiudere le valvole, consentendo le 4 fasi di un motore a scoppio, dall’aspirazione della miscela aria-benzina, allo scarico dei gas combusti. E’ collegato all’abero motore, da cui prende il moto, ruota su se stesso e, grazie a quelle ruote asimmetriche, preme e rilascia le teste delle valvole innescandone il classico movimento su e giu’.

L’abero a camme esiste da quando Adamo ed Eva furono cacciati dal Paradiso Terrestre. Un motore senza albero a camme sarebbe come la Terra senza Luna, come un telefono senza linea… si insomma avete capito.

Bene, dicevo, avete presente l’albero a camme? Bravi, non c’e’ piu’! O meglio, c’e’ ancora, ma solo quello per lo scarico, perche’ quello che comanda le valvole di aspirazione e’ stato sostituito da attuatori elettro-idraulici, una specie di pistoncini controllati da un computer, che premono sulle valvole. In questo modo si riesce, grazie all’elettronica, a gestire i tempi di apertura e chiusura delle valvole con una precisione inimmaginabile, ottimizzando le prestazioni, i consumi e le emissioni inquinanti. Fidatevi della mia ignoranza: e’ geniale! Certo, una volta fatto sembra una banalita’, ma andava fatto pero’. E l’abbiamo fatto noi, in Italia, e non l’abbiamo copiato da nessuna parte. E’ un prodotto del nostro cervellino italico, che abbiamo disegnato, testato, realizzato, prodottizzato e messo dentro un motore a benzina che deve durare alcune centinaia di migliaia di chilometri. Guardare per credere:

fiat_multiair_

Quindi, in Italia, si innova eccome, altroche’. Anzi, il prossimo che mi dice che in Italia non innoviamo, gli suono l’albero a camme della FIAT 1100 sulla testa!

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6 ottobre 2009 - Posted by | Aziende e dipendenti, Cose tecniche | , , , , , , , , ,

16 commenti »

  1. […] l’articolo originale: Innovazione italica Tags: Articolo, Aziende, Certo, Indietro, Innovazione, Italica, Leggo, Memoria, Mercati, […]

    Pingback di Innovazione italica | BNotizie Magazine | 6 ottobre 2009 | Rispondi

  2. Bell’articolo che mette in risalto il genio italico. Però l’inizione diretta non l’ha inventata né applicata Fiat, bensì il gruppo VW. La Fiat ha inventato il common rail. Ciao!

    Commento di Alfredo | 7 ottobre 2009 | Rispondi

  3. Paulìn, te lo dice uno che ha comperato 7 Fiat nei primi 8 anni di patente, poi sono uscito dal tunnel.
    Sai che t’ vogl’ bbene, ma stavolta non ti seguo, quantomeno sul commerciale: inventa quello che vuoi, ma se non lo vendi…
    Il problema è che il common rail l’ha inventato la Fiat (Fix It Again Tony, per gli ammericani…) ma il giorno dopo l’ha ceduto per un piatto di lenticchie alla Bosch, che sta ridendo ancora adesso.
    Quando a Torino si incaponivano con la 127 Sport e la Ritmo Abarth, la Renault ha tirato fuori il turbo; quando la Fiat si è adeguata, la VW aveva già convinto tutti con le 4 valvole (che non valgono una rondella del turbo…), poi, sempre i crucchi, hanno reinventato i piccoli turbo, addirittura a doppia sovra-alimentazione, a cui il millequattro Fiat si ispira -forse- migliorandolo.
    Non parliamo di ABS, EBD, ABC, CRIK e CROK e tutte le altre sigle: sempre primi i crauti.
    Se poi parliamo di tendenze, il monovolume della Fiat (per favore, non citarmi la 600 Multipla…)è arrivato quando l’Espace era alla seconda serie, mentre un Suv ancora non si vede.
    Quando nel ’90 ho visto la nuova 500, l’acquario su ruote, ho pensato che, se avessero modernizzato la vecchia, ne avrebbero vendute il ventuplo: con calma, ci sono arrivati, dopo Beetle e Mini.
    Peggio, in senso commerciale, c’è solo la Subaru, che per ventanni ha venduto in Europa la metà di quello che avrebbe potuto se avesse avuto un turbodiesel.
    Ma una cosa non gli perdono, ai torinesi: aver sostituito, mantenendone il nome, la Delta sei volte campione del mondo con quell’Alfasud più arrotondata di cui, giustamente, ne hanno vendute cinque…
    Chiedo scusa, m’aggi’a sfugà…
    Dottordivago

    Commento di ilpandadevemorire | 8 ottobre 2009 | Rispondi

    • Ti diro’ che non solo t’ vogl’ bene pur’io, ma ti seguo anche. Eh si, perche’ siamo perfettamente allineati. A fronte della capacita’ d’innovare, la FIAT ha sempre sofferto e, per molti versi soffre tutt’ora (ma e’ nulla anche rispetto a solo dieci anni fa), una cronica incapacita’ non tanto di vendere, ma di individuare le tendenze dei consumatori e seguirle per tempo. Un prodotto eccellente, presentato e posizionato nel modo giusto, si vende da solo e per sempre. Un esempio: la Golf!
      Quindi, nonostante i cervelloni che, bisogna dirlo, le genialita’ le hanno sempre tirate fuori, quelli del marketing e delle vendite li avrebbero dovuti cacciare a calci nel sedere. Cio’ pero’, dal mio punto di vista, non cancella i meriti di aver portato sul mercato tecnologie assolutamente di primo piano. Certo… detta cosi’, suona come l’accelleratore di particelle del CERN. Hanno messo insieme la macchina piu’ tecnologica mai vista sul Pianeta, ma e’ chiaro che se funzionasse saremmo tutti piu’ contenti 😉

      Commento di tuttoqua | 8 ottobre 2009 | Rispondi

  4. Ti prego, metti una “a” a quel Paulìn abortito…
    Dottordivago

    Commento di ilpandadevemorire | 8 ottobre 2009 | Rispondi

  5. Proprio così.
    La cosa clamorosa è che -narra la leggenda- Giugiaro propose la prima Golf alla Fiat, che la rifiutò.
    Poco male: se l’avessero fatta loro, non sarebbe mai diventata “quella” Golf.
    I tedeschi, grazie a quella macchina, si sono messi quattro dita di grasso sulle costole…
    Dottordivago

    Commento di ilpandadevemorire | 8 ottobre 2009 | Rispondi

    • Il che, andando fuori tema, ricorda molto la storia di una grandissima azienda di informatica che, negli anni ’80, decise anche aveva bisogno di produrre un sistema operativo da installare sui PC che aveva intenzione di vendere agli utenti “home”. Pero’, un top manager di quell’azienda disse: “ma quanti PC pensate di vendere?? Chi volete che si compri un PC da tenere in casa?? Questo lavoro fatelo fare a un’aziendina da 4 soldi, che si arrangino loro!”. L’aziendona era la IBM, e l’aziendina era la Microsoft di Bill Gates…

      Commento di tuttoqua | 8 ottobre 2009 | Rispondi

  6. …però non mi trattate male l’alfasud. Una bella macchina, con un bel motore, prodotta negli stabilimenti di Pomigliano d’Arco da operai ex contadini. Ricordo la prima serie, molto più bella delle altre che vennero dopo. Aveva solo un grande difetto:la ruggine. Dopo modificarono alcune cose nella catena di montaggio, fecero dei bagni galvanici e tutto andò a posto. Fu un successo di vendite e fu costruita anche all’estero in moltistabilimenti del gruppo.

    Commento di mimmo | 8 ottobre 2009 | Rispondi

    • E chi te la tocca Mimmuzzo? Anzi, io l’ho celebrata. Mio zio ne aveva una, era la 1.2 e andava piu’ forte di altre berline con motori assai piu’ grossi. A me piaceva molto: era stabile, spaziosa, aveva un cruscotto bellissimo con lo sterzo tre razze a calice, i sedili erano comodi e aveva pure un bel bagagliaio. Peccato che poi all’Alfa pensarono di sostituirla con quel capolavoro di Arna… maronn’!

      Commento di tuttoqua | 8 ottobre 2009 | Rispondi

  7. beh quello è stato il loro capolavoro! Ricordo che allora Agnelli tentò in tutti i modi di osteggiare il matrimonio con la nissan. Allora l’Alfa non era ancora nell’orbita del Lingotto. Ricordo articoli di giornale a iosa, sulla questione. Immagino le risate dell’avvocato quando scoprì che in italia dovevamo prendere una berlina giapponese, brutta e obsoleta, equipaggiarla con motori italiani e venderla come una rivelazione. Se ricordi, fecero anche una versione corsaiola, la Ti, un’altro fallimento. Ma anche la fiat, ne ha fatte molte…L’ultima la stava per fare quando pensarono di cambiare nome alla nuova panda o alla cinquesvento.. In america stanno alla v o vi serie della mustang…

    Commento di mimmo torrese | 9 ottobre 2009 | Rispondi

    • Concordo Mimmuzzo, anche se secondo me il vero capolavoro della FIAT resta la Duna! AAAAAAAAAARRRGHH!!!

      Commento di tuttoqua | 9 ottobre 2009 | Rispondi

  8. Picchiare sulla Fiat è come sparare sulla croce rossa, ma secondo me dipende solo dal fatto che sono state totalmente sbagliate le scelte strategiche e commerciali,non quelle tecniche. Sono stati i primi a fare auto in Russia a Togliatti, poi se ne sono andati abbandonando il mercato, sono andati in India quando ancora non si sapeva se gli indiani guidavano e hanno mollato tutto, sono andati in Cina per primi e hanno proposto di fare la panda perchè i cinesi sono piccoli, gli hanno sputato in un occhio e hanno detto che quelle se le facevano da soli e loro volevano l’Audi 6. La società è stata per decenni in mano a dei mentecatti e alla proprietà interessava solo uscirne al più presto.
    Per le eccellenze italiane, vorrei ricordare che siamo i primi nel mondo nel settore delle macchine per imballaggio e nelle macchine per l’industria alimentare che sono due dei settori più importandi della meccanica e secondi nelle macchine per le materie plastiche.

    Commento di enrico bo | 9 ottobre 2009 | Rispondi

  9. La sostituzione dell’albero a camme con gli attuatori permette di avere un albero a camme “virtuale”, riprogrammabile in tempo reale dalla centralina a seconda delle condizioni di ogni singolo pistone.

    Commento di Urgentissimo! | 12 ottobre 2009 | Rispondi


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