TuttoQua?

L'umanita' sta regredendo

Buoni vecchi americani!

Vi piace la vela? A me piace molto, da ragazzo mi sono divertito un po’ sulle coste della Campania. Vi piace la America’s Cup? A me piace in modo esagerato, fin dai tempi di Azzurra e di Cino Ricci. Come non emozionarsi al ricordo del Moro di Venezia prima, e, in tempi piu’ recenti, di Luna Rossa? Si, lo so, e’ una competizione anacronistica, perche’ e’ roba per ricconi, pero’ ha un fascino tutto suo, ed e’ un mito che, in un modo o nell’altro, resiste da circa 160 anni.

Le due ultime edizioni hanno visto una grossa anomalia: un team svizzero che prima strappa la coppa ai neozelandesi nel 2003 (come se gli abitanti di Bormio si dimostrassero pescatori piu’ abili degli amalfitani), e poi la difende, sempre contro i kiwi, nel 2007. Insomma, gente che il mare non lo vede nemmeno col binocolo che offre lezioni di vela a tutto il resto del Mondo. La spiegazione e’ semplice: non importa dove sia registrata la societa’ proprietaria della barca, contano i soldi del patron (Ernesto Bertarelli nel caso di Alinghi), l’equipaggio e i progettisti. E tutta ‘sta roba, di svizzero, ha ben poco.

Ma torniamo a noi. L’edizione di quest’anno e’ stata caratterizzata da due fatti: le scelte estreme del defender (Alinghi) che ha facolta’ di decidere praticamente ogni aspetto della sfida, e le battaglie tra gli avvocati delle due parti, che si sono protratte per anni. Alla fine la decisione e’ arrivata all’ultima ora: si naviga in Spagna, a Valencia, con barche multiscafo (tipo i catamarani, prima volta nella storia della Coppa). Tutto il resto “fate come vi pare e spendete quello che volete”. Devo ammettere che, con questa formula, che tra l’altro ha escluso tutti gli altri sfidanti, la cosa e’ sembrata un litigio fra due bambini viziati che si contendevano un lecca-lecca tempestato di diamanti, pero’ questa volta e’ andata cosi’, e c’e’ poco da fare.

Ah, dimenticavo di parlare dello sfidante: Larry Ellison, sovrano di Oracle, multimiliardario, con le spalle coperte pure dalla BMW. Il budget? Boh, nessuno lo sa, ma si parla di circa 200 milioni di dollari spesi solo per la costruzione della barca. Ma neanche Bertarelli si e’ fatto mancare nulla, anzi… col risultato che a Valencia si sono presentati due mostri del mare. Apparentemente simili, ma molto diversi. Prima di tutto lo scafo: OracleBMW e’ un trimarano, con lo scafo centrale decisamente piu’ grande delle due gongole laterali. Alinghi e’ un bimarano, quindi due gondole e niente corpo centrale. Ma la vera differenza l’hanno fatta gli americani, mettendo in campo tutta la creativita’ possibile e tutta la tecnologia disponibile, progettando l’intera barca a partire da un foglio bianco. E hanno lasciato tutti a bocca aperta, reinventandosi il concetto di vela, e presentandosi in acqua con una randa ridiga di circa 650 mq (!), piu’ grossa dell’ala di un Boeing 747, corredata di nove flap indipendenti, tutti controllati da un computer. Risultato? Variazioni istantanee e precisissime della configurazione velica, con un’efficienza mai vista prima. Nonostante il peso di oltre una tonnellata in piu’ rispetto alla soluzione tradizionale di Alinghi, compensata solo in parte dal fatto di necessitare di 4 uomini in meno a bordo, questo incredibile pezzo d’ingegneria ha sicuramente rivoluzionato il modo di andare a vela. La gara era al meglio delle tre prove. Nelle prime due, Oracle ha semplicemente sottomesso Alinghi (che solo nella seconda regata ha dato l’impressione di potersi misurare alla pari per un pochino nella prima bolina), infliggendole distacchi abissali e, tanto per gradire, anche due penalita’ (una penalita’ si sconta facendo compiere un giro di 360 gradi all’imbarcazione).

OracleBMW in acqua sembra un aereo che vola a pochi metri dalla superficie e sfiora il pelo solo con una delle gondole. Chi ha visto le gare capisce cosa intendo, e’ stato un spettacolo senza eguali e senza precedenti. Un volo emozionante, sempre tra i 20 e i 30 nodi, che e’, per capirci, il range di velocita’ di un aliscafo!!

Alinghi non era brutta da vedere, ma sembrava la sorella sfortunata della barca americana.

Che dire? Non c’e’ stato match race, cioe’ la caratteristica tipica delle regate di Coppa America (ma non solo), per il semplice fatto che le due barche provenivano da due pianeti diversi, con Oracle che guadagnava un metro al secondo, invece del solito metro al minuto che potevano spuntare “le barche di una volta”, cioe’ quelle tradizionali a scafo singolo. La barca di Ellison ha messo in campo un potenza tale da non consentire repliche, una capacita’ di gestire i salti e i buchi di vento inaudita, e in virtu’ di cio’ il mare ha emesso un verdetto incontrovertibile e piuttosto imbarazzante per Bertarelli & Co.

La buona notizia e’ che Oracle ha gia’ ricevuto la prima sfida: infatti, mentre la barca superava la linea del traguardo, Vincenzo Onorato, armatore di Mascalzone Latino, firmava i documenti in presenza dello stesso Larry Ellison. Da qui in poi, si vedra’, io pero’ aspetto Luna Rossa!

Chiudo con un video di 1:36, giusto farvi vedere OracleBMW in azione, con i gommoni che faticano a starle dietro.

14 febbraio 2010 Posted by | Aziende e dipendenti, Cose da ricordare, Cose tecniche | , , , , , , , , , , , | 3 commenti

Chiusura della stagione di Formula 1 2009

Se questo articolo fosse stato scritto 30 anni fa da un’altra persona qualsiasi, e io lo leggessi oggi per la prima volta, mi formerei un giudizio inquinato. Penserei che l’autore avesse, a suo tempo, volutamente calcato la mano su una serie di fatti e di eventi, al semplice scopo di romanzare la storia, e di consegnarla distorta al giudizio delle generazioni successive. Ma la questione qui e’ assai piu’ semplice: c’e’ molto poco da romanzare, i fatti sono andati cosi’, e il giudizio e il commento, per quanto soggettivi e personali possano essere, non spostano la conclusione in maniera percettibile. Conclusione, che a discapito dei meriti di chi ha vinto e delle evidenti colpe di chi vinto non ha, e’ una  e una sola: la stagione 2009 del Campionato del Mondo di Formula 1 andrebbe rimossa! Da tutto! Dagli annali, da Internet, dalla memoria e dal bagaglio di esperienza che una qualsiasi competizione sportiva genera, e sul quale, nel bene e nel male, si costruisce quello che viene dopo.

E’ stato un orrendo sabba stregonesco, che nel pentolone della politica e delle lotte intestine, ha cucinato e malamente rimestato i regolamenti, la tecnologia, le qualita’ di pochi e le mediocrita’ di tanti, le scelte errate e le fortune inattese.

E dire che le avvisaglie c’erano state, gia’ quando una scuderia formalmente chiusa e fallita come la Honda, venduta per una sterlina e recuperata per il rotto della cuffia da Ross Brown, con due piloti decenti ma che campioni non sono, ha letteralmente dominato grazie a un trucco regolamentare. Il doppio fondo. Se si poteva fare, allora poveri quelli che non l’hanno capito, Ferrari in testa, e se non si poteva, allora andava sanzionato seriamente dalla F.I.A. In entrambi i casi, la cosa andava chiarita con fermezza, e prima di versare il primo olio nelle coppe.

La BrownGP ha vinto meritatamente, non tanto battendosi in pista, ma soprattutto lavorando bene al tecnigrafo e al sistema CAD. E poi, guidata da quell’indiscutibile genio che la possiede, e che le ha affibbiato il proprio nome in una sorta di rito propiziatorio (Enzo Ferrari, Frank Williams, ecc…), ha semplicemente amministrato il ritorno sorprendente della RedBull. La quale, pur avendo compiuto degli errori, ha rivelato tre cose. La prima: che nel panorama della Formula 1 del 21-esimo secolo c’e’ un nuovo pilota tedesco che potrebbe non farci rimpiangere troppo un altro tedesco che di titoli ne ha vinti 7. Si chiama Sebastian Vettel (si pronuncia Fettel!). La seconda: che Adrian Newey e’ talmente geniale da riuscire a far andare veloce anche un cassonetto per la raccolta differenziata. La terza: che vendendo bibite energetiche si puo’ competere alla pari in un mondo che, da sempre, sembrava riservato solo agli storici costruttori.

Storici costruttori che, evidentemente, hanno fallito miseramente. Forti delle loro certezze, sono caduti pesantamente dal piedistallo. Tutti! Solo la McLaren, con uno sforzo mostruoso, e piu’ che altro economico e coperto dal poderoso salvadanaio della Mercedes, e’ riuscita a rimettere in piedi la propria dignita’, rendendo nuovamente competitivo il suo campione del mondo. Un Lewis Hamilton che, oggettivamente, e’ piacevole come una scarpa 38 su un piede 41, ma che e’ veloce come pochi altri. Ma la BMW, la Toyota, la Renault e, come dimenticarsene, la Ferrari, hanno portato a casa solo un risultato: una penosa figura che, con precisione diabolica, si colloca esattamente agli antipodi della loro reputazione e delle aspettive degli osservatori. E, infatti, la BMW e la Toyota l’anno prossimo saranno assenti in griglia, e la Renault, con ogni probabilita’, ci salutera’ nel 2011.

La casa di Monaco negli ultimi cinque anni ha esibito soltanto enormi ambizioni, e ha compiuto un percorso incomprensibile, dando sempre la netta impressione di non capirci poi molto. Emblematica la scelta di spingere piu’ degli altri l’introduzione del K.E.R.S. con una determinazione sconcertante, salvo poi eliminarlo subito. I giapponesi, seppur dotati di un budget faraonico, sono riusciti nel difficile intento di far passare la voglia a uno tosto come Jarno Trulli, a tal punto da renderlo perfettamente inutile. La Ferrari merita un discorso a parte, ma non perche’ io ne sia un sanguigno seguace, ma perche’ la gamma e la varieta’ di errori compiuti la posizionano in una categoria a parte: quella degli incapaci che, tanto per gradire, sono anche sfigati. Non bastava aver toppato nell’intepretazione del regolamento, lasciando passare l’opportunita’ di costruire il famoso doppio estrattore da subito; non bastava aver progettato una macchina senza grip e incapace di sfruttare al meglio le gomme. E non bastava aver tirato fuori un motore talmente assetato di carburante da rendere superflua qualsiasi strategia in materia di pit-stop, e nemmeno il fatto di avere deciso di fermare lo sviluppo della F60 a meta’ stagione, pregiudicandosi ogni residua, seppur minima, opportunita’ di salvare il salvabile. Non bastava tutto questo, no. Mancava l’incidente di Felipe Massa al Gran Premio di Ungheria, che ha messo fuori gioco il pilota. Il quale sembrava fosse, tra i due “cavallini”, quello meglio in grado di contribuire alla causa. Perche’, parliamoci chiaro, il buon Raikkonen, pur essendo un driver dal talento indiscusso, si e’ risvegliato troppo tardi. Forse lui e’ uno che ha bisogno di sentirsi protagonista, e non ama dover competere internamente, visto che ha iniziato e concentrarsi e a impegnarsi come si deve proprio dopo l’uscita di scena del collega brasiliano. E sara’ proprio per questo, unitamente alle sue doti comunicative, che sono simili a quelle di un vaso d’argilla, che a Maranello hanno deciso di salutarlo anzitempo. Ed e’, a tutt’oggi, l’unico campione del mondo di F1 che aspetta ancora di trovare un volante. Significhera’ qualcosa, no?

Gli altri hanno portato poco valore al Circus, che si chiamassero Williams oppure Force India, la loro presenza e’ stato un mero atto scenico. E l’anno prossimo di questi cosi’ ce ne saranno a pacchi, ma ne parleremo in futuro.

Detto tutto questo, la delusione piu’ grande e’ stata scoprire che lo sport dei gentlemen driver e’ finito davvero. La Formula 1 ha dovuto, quest’anno, fare i conti anche col dispiacere dell’imbroglio pianificato a tavolino, e spifferato da un ragazzino brasiliano incapace e viziato (Nelson Piquet Junior), figlio di un ex-asso del volante che, nel procrearlo, si e’ dimenticato di trasferirgli il manico genetico e, con ogni probabilita’, anche le palle. Parlo, naturalmente, del Crashgate che ha visto coinvolta la Renault, sul cui futuro sono scese ombre scure, e che ha colpito duramente, forse troppo forse no, l’italico Flavio Briatore. Sulla cui attitudine alla correttezza potremmo discutere fino a notte fonda, ma che aveva avuto anche il merito non solo di colorare a modo suo una Formula 1 un po’ grigia (dopo la morte del Drake), ma soprattutto di aver investito con grande convinzione su Michael Schumacher, che e’ poi diventato l’amatissimo campione che tutti conosciamo.

La FIA ha fatto il suo tempo, governata da un Max Mosley che, tra un festino sadomado e l’altro, ha solo trovato il tempo di accanirsi contro i suoi nemici, politicizzando un ambiente che di politica sarebbe anche potuto crepare, se la cosa fosse andata avanti un altro po’. Un direttivo che ha solo saputo creare regole stupide e incomprensibili, che ha introdotto l’inutilissimo K.E.R.S., nella sciocca presunzione di volersi mostrare attenti all’ambiente, come se 22 macchine che ogni anno percorrono poche migliaia di chilometri, possano davvero avere un impatto significativo sul Global Warming. Ridicolo e ridicoli! Gente che ha reputato utile alla salvaguardia dei costi impedire ogni test durante la stagione, cosi’ che dovendo sostituire necessariamente un pilota (vedi Ferrari), il sostituto non ha mai potuto provare la macchina, con evidenti conseguenze sulle prestazioni (e ricadute sull’immagine), e anche rischi connessi alla sicurezza.

La FOTA ha mostrato di non servire praticamente a nulla. Un’associazione di costruttori che, nel momento del bisogno, si e’ disunita come non mai, arrivando a dover far fuori un paio di membri (Williams e Force India) i quali, nel dubbio, sceglievano comunque di tutelare i loro interessi di piccoli costruttori e di fregarsene beatamente dei loro compagni di avventura. A che scopo associarsi per condividere obiettivi e piani, se poi, quando succede qualcosa, uno va a destra e uno a sinistra?

A questo punto del POST mi accorgo di non aver preso la direzione che avevo in mente prima d’iniziare, ma sinceramente la poca passione che accende il mio cuore dopo una stagione cosi’ ha preso il sopravvento. E, tanto per condire il tutto, scrivendo, mi sono anche demoralizzato. Suppongo, dunque, che potrei anche chiuderla qui, evitando di tirare fuori tutto cio’ che grida vendetta dentro di me, sperando in un 2010 migliore.

Pero’, aspettate un attimo… una cosa da dire ce l’avevo sul serio, e siccome la Ferrari merita un discorso a parte, vale la pena chiudere con essa, per evidenziare un fatto che, da tifoso, mi ha deluso moltissimo. Forse in modo irreparabile (anche se poi al cuor non si comanda). La Ferrari ha sempre e comunque, indipendentemente dalle vicende che si sono susseguite in ormai 60 anni di storia, seguito una linea guida precisa: andare piu’ veloce degli altri. Il Drake aveva solo una cosa in testa, quella di costruire la macchina piu’ forte, a dispetto di tutto e di tutti. Lui le macchine le costruiva col cuore e con i nervi. Le Ferrari, che nel portare orgogliosamente il cognome di Enzo ne hanno sempre sottolineato l’anima, erano sempre state macchine di carne e metallo, di cuore e polmoni, di rabbia e di determinazione. Di desiderio di riscatto di una terra piena di talenti ma avara di opportunita’, di voglia di essere comunque primi, perche’ la sola idea di arrivare secondi dietro chiunque altro, era semplicemente insopportabile.

La Ferrari di oggi, quella di Stefano Domenicali & C., cosi’ non e’ piu’. Un team che decide di fermarsi, di arrendersi, di rinunciare, nella consapevolezza che da un certo momento in poi cio’ che arrivera’ sara’ solo sofferenza e delusione, non e’ un team degno di indossare l’uniforme rossa col cavallino nero. Mi dispiace dirlo, ma la F60 andava sviluppata fino alla morte, qualunque fosse il suo destino, anche quello di tramutarsi in un carretto siciliano carico di agrumi! Perche’, in questo mondo che ruota solo ed esclusivamente intorno al business, se c’e’ un’azienda che se ne puo’ fottere di certe dinamiche, e che ha il diritto e il dovere di seguire il suo unicissimo retaggio, che l’ha resa il mito che e’, e’ proprio la Ferrari. La  Ferrari non e’ un costruttore di automobili, no. Questo lo possiamo dire di altri, ma non della Ferrari. La Ferrari e’ un’entita’ astratta che anima e raccoglie in se’ lo spirito di tutti gli innamorati delle storie belle e un po’ folli.  Di quelli che, come chi scrive, farebbero carte false solo per lavorarci dentro, per poter orgogliosamente gridare al Mondo che “anch’io faccio parte del mito!”. Di quelli che vorrebbero vivere nel box di Fiorano, al freddo e sotto la pioggia, solo per assistere a cinque minuti di test in pista, in mezzo agli ingegneri e ai piloti e, soprattutto, a mezzo metro dalle rosse creature. Di quelli che quando sentono il canto del V12 degli anni 80 gli viene la pelle d’oca e piangono come ragazzini, mentre ascoltano un suono che, ad altri, sembrera’ solo un assurdo rumore. Di quelli che l’odore della gomma slick bruciata gli fa venire l’acquolina in bocca, mentre la fumata grigia dalla bancata di sinistra gli spacca il cuore dal dispiacere.

Forse la Ferrari l’anno prossimo vincera’, e questo lo sapremo solo fra 12 mesi.

Ma, nel frattempo, la Ferrari e’ morta. Viva la Ferrari!

10 novembre 2009 Posted by | Cose da ricordare, formula 1 | , , , , , , , , , , , , , , , , , | 15 commenti

Post-gara Gran Premio di Germania

Sulla pista del Nurburgring, tracciato moderno inaugurato nel 1984 e costruito negli immediati pressi dello storico circuito di circa 23 Km (dove Niki Lauda, nel 1976, rischio’ di morire bruciato nella sua monoposto) si e’ svolta oggi la nona prova del campionato mondiale di Formula 1 2009. Corsa un po’ anomala, sia per le qualifiche di ieri, condizionate pesantemente dalle condizioni meteo, sia per la difficolta’ oggettiva nel valutare le eventuali migliorie tecniche introdotte da alcune scuderie. Basti pensare che, dopo oltre 20 giri, i primi 5 piloti erano compresi in un intervallo di 5,1 secondi, e dopo 30 giri, ce ne erano ancora quattro in 7,5 secondi. La cosa e’ piuttosto insolita, ed evidenzia un certo livellamento delle prestazioni. La gara odierna e’ stata anche il giro di boa: mancano, infatti, otto gare alla fine del Mondiale, e possiamo, anche in virtu’ di quanto visto oggi, provare ad ipotizzare qualche scenario.

BrownGP: Che stiano davvero finendo i soldi? Oppure la BrownGP ha ormai espresso il suo potenziale e deve gestire le rimanenti gare? La scuderia introdurra’ comunque alcune modifiche nella prossima gara, vedremo. E poi la strategia delle tre soste non si e’ rivelata affatto vincente. Che Ross il mago stia perdendo qualche colpo? Per ora la scuderia e’ retrocessa a seconda forza in campo, ma il vantaggio in classifica e’ ancora abbondante, anche se Vettel ha scavalcato Barrichello.

RedBull: Come previsto, dominio totale della scuderia anglo-austriaca. Velocita’ fotonica, piloti concreti e affidabilita’ totale = nuova doppietta, questa volta a parti invertite, con Mark Webber che vince il suo primo Gran Premio e che, dall’abitacolo, urla  per la gioia come uno Yeti dopo aver tagliato il traguardo. E questo nonostante la penalita’ inflittagli per aver colpito Rubens Barrichello (non si fa…) al via. Congratulazioni e ad maiora!

Ferrari: Massa ha fatto una gara davvero soprendente, e ha intepretato molto bene le varie situazioni che si sono create in corsa, cosa che gli ha consentito si salire addirittura sul podio. Nella parte centrale della gara, ha perfino dimostrato di poter andare forte come le Redbull e le BrownGP, il che, tutto sommato, gratifica anche il lavoro dei tecnici. Non si puo’ dire lo stesso di Raikkonen, che e’ sempre stato dietro, guidando in modo sufficiente ma mai entusiasmante, salvo poi spararsi in un piede, andando incomprensibilmente a centrare la Force India di Sutil nel tentativo maldestro di superarlo, nel momento in cui questi rientrava in pista dopo il suo primo pit stop. E, per chiudere, al giro 33 si e’ anche ritirato per un problema al motore. D’altronde, e’ ormai certo che il finalndese dovra’ lasciare Maranello, a costo di pagargli la penale, visto l’arrivo di Fernando Alonso. Per Massa la questione e’ ancora aperta, ma mi aspetto anche la partenza del brasiliano, sostituito forse da Heidfeld.

McLaren: E’ migliorata, forse anche un bel po’, ma raccoglie quanto seminato finora. Con Hamilton che rompe qualcosa alla prima curva (forse una sospensione) e gira per tutta la gara su tempi da GP2. Al punto che, con la  scusa di preservare motore e cambio per la prossima gara, chiede di poter andare anticipatamente sotto la doccia. Permesso negato dalla scuderia, che lo lascia in pista a girare; cosa piu’ che giusta, vista l’impossibilita’, come da regolamento, di effettuare test privati.

Force India: Migliora la McLaren e migliora di riflesso la scuderia indiana, che riceve motore e retrotreno dalla Mercedes. Non c’e’ merito qui, solo un riflesso incondizionato. Spiace comunque per Sutil, che poteva portare a casa un gran risultato, ma e’ stato spedito ai box con il musetto rotto da Raikkonen. Che conferma, dopo Montecarlo dello scorso anno, di essere la bestia nera del pilota tedesco.

Renault: La macchina e’ migliorata, su questo non si discute. Piquet, nonostante la buona qualifica e lo spauracchio di essere mandato a casa, fa la solita gara mediocre. Ma anche Alonso, con tutto il suo buon piazzamento, per la prima volta in questa stagione e’ sembrato distratto, almeno per i primi due terzi di gara, finche’ non ha deciso di andare a cannone e realizzare il giro piu’ veloce alla 49a tornata. Che stia gia’ pensando al volante rosso che stringera’ l’anno prossimo?

Toyota: in ombra, con Trulli pure sfortunato alla partenza. Indubbiamente l’evoluzione dall’inizio del campionato e’ stata davvero negativa.

Williams: il giapponese conferma le sue doti di brocco, ma Rosberg e’ veramente un fenomeno! Parte da casa sua (quindicesimo) e arriva quarto, cosa chiedere di piu’, visto il potenziale attuale della scuderia? Peccato che, almeno al momento, abbia come uniche prospettive la McLaren e la BMW. Che, blasone (e stipendio) a parte, non promettono un futuro radioso.

BMW: peggiorano a ogni gara, con una costanza quasi impressionante. Dove arriveranno di questo passo?

ToroRosso: Eh vabbe’… so’ ragazzi. Comunque un buon risultato lo portano finalmente a casa: licenziano Bourdais!

Bridgestone: ma che palle! E dure, e morbide, e vanno forte e vanno piano, e si scaldano, anzi no non si scaldano! E chi va bene con le dure e chi va bene con le altre, e l’asfalto non e’ gommato, e si degradano troppo presto, macche’, troppo tardi! Ma si puo’ lasciare che l’esito di un mondiale sia determinato dal fornitore delle gomme??

Michael Schumacher: complimenti, parla italiano!

Commento gara precedente: Gran Premio di Gran Bretagna

12 luglio 2009 Posted by | Bestialita' | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 5 commenti

Post-gara Gran Premio di Monaco

Montecarlo e’ un gran premio strano, i valori in campo sono distorti, e le indicazioni sulle reali prestazioni delle monoposto sono piuttosto illusorie. Cio’ non vale per le qualita’ dei piloti, quelli col “manico” si vedono, anche se un’auto mediocre non mette comunque un pilota brillante in grado di competere per nulla. Nonostante cio’, abbiamo assistito ad una gran bella gara, anche se particolarmente condizionata da Vettel, che nei primi 10 giri ha chiuso Massa, facendogli perdere oltre 15 secondi, e togliendogli ogni possibilita’ di andare a podio. Abbiamo anche visto due gare: alla prima partecipavano Le BrownGP, le Ferrari, la RedBull di Webber e la Williams di Rosberg.

BrownGP: per questi qua, e per Button in particolare, ho esaurito gli aggettivi. Non fanno altro che andare fortissimo ovunque, e non c’e’ ma che tenga. Strategie perfette, box perfetti, piloti perfetti. Button ha quasi vinto il mondiale piloti.

Ferrari: come abbiamo detto, i valori oggi sono poco indicativi, ma indubbiamente il Cavallino ha fatto un altro piccolo passo in avanti. Oggi c’e’ stata velocita’ (Massa giro piu’ veloce in 1:15:154 al giro 50), affidabilita’ e assetto. Peccato per il secondo pit stop di Raikkonen, in cui ha perso qualche secondo che l’avrebbe potuto mettere sul secondo gradino del podio. Fa anche piacere vedere il finlandese di nuovo veloce e concentrato, anche se Massa sembra, in questo momento, ancora piu’ rapido. Alcuni passaggi del brasiliano alle Piscine mi hanno fatto godere! Il problema del consumo resta, quel motore beve veramente come una spugna…

RedBull: Vettel oggi non c’era, credo a causa di un problema tecnico oppure di un errore di setup. Il retrotreno della sua monoposto sembrava un cavallo selvaggio e, alla fine, ha sbagliato. Ma Mark Webber ha guidato da fenomeno, sempre velocissimo e sempre sugli stessi tempi di BrownGP e Ferrari. Un’altra conferma dell’ottimo progetto di Adrian Newey.

Williams: la scuderia inglese dispone di un solo pilota, cioe’ Nico Rosberg (Nakajima e’ buono per la zuppa di miso), ma e’ un pilota coi fiocchi. Velocissimo, concentrato e determinato. Al momento si trova sulla lista della spesa della McLaren… vorra’ andarci?

Toyota/BMW/McLaren: nel baratro!

Renault: Bah… Piquet come al solito e’ andato a casa prematuramente (che sia colpa sua o no, non riesce a fare una gara decente), Alonso e’ il solito fenomeno, ma oggi ha dovuto giocarsi la carta della sosta singola, con tutti i pro e i contro del caso.

Altri: non pervenuti.

F.I.A.: continuo a non capire le scelte tecniche imposte alla Bridgestone, le gomme aggiungono sempre problemi. Stavolta erano le morbide che non andavano. Forse sarebbe meglio eliminare questo “fattore di spettacolo”, visto che, in realta’, si tratta piu’ di un fattore che mette a rischio la sicurezza dei piloti e non li mette mai in condizione di esprimersi al meglio durante tutto l’arco della gara.

Regia Televisiva: fenomeni, come sempre. Che gusto sublime guardare questa corsa in TV!

Commento gara precedente: Gran Premio di Spagna.

24 Maggio 2009 Posted by | Cose da ricordare | , , , , , , , , , , | 1 commento

Chi paga in Formula 1?

Tra poco piu di un mese (34 giorni, 17 ore e 28 minuti per i pignoli), riparte la Formula 1, da Melbourne.

Tante le novita’ quest’anno: carichi diversi, ali piu’ piccole, motori piu’ durevoli, il K.E.R.S., gomme slick (che belle!), ecc… ma non e’ di questo che voglio parlare, ma di chi paga.

Sono tempi di crisi, e’ dura, i costruttori minori soffrono, la F.I.A. cerca di tenerli dentro dicendo che i costi sono stati tagliati (ma poi introducono il K.E.R.S. il cui sviluppo costa una follia e non serve a niente!), ma i budget si restringono sempre di piu’. C’e’ chi ce la fa o cerca di farcela, e chi chi ci mette una pietra sopra, come la Honda. Anche se pare che adesso la Virgin sia interessata a metterci un bel carico a denari e, secondo me, lo fara’.

Detto questo, mi e’ venuta la curiosita’ di andare a leggermi i nomi degli sponsor principali della stagione 2009, quelli cioe’ che appaiono in bella vista, con scritte enormi e posizionate in punti strategici sulle monoposto. Se il Marketing non e’ un’opinione, questi sono quelli che sborsano il grosso del budget.

E’ venuta fuori questa lista:

  • McLaren: Vodafone, colosso mondiale delle Telecomunicazioni con tanti soldi da spendere e che tappezza, abitualmente, qualunque superficie libera, fissa o in movimento.
  • Ferrari: Marlboro, il mostro dei prodotti per fumatori, che fa e fara’ sempre soldi, nonstante crisi, divieti, campagne antifumo e tutto il resto. Questo e’ un sodalizio storico, ormai indipendente da considerazioni di business, per scindere il quale dovrebbe succedere il peggior cataclisma della storia.
  • BMW: Petronas, gigante asiatico della Chimica (la scuderia BMW naque qualche anno fa dalle ceneri della Sauber-Petronas). E a simboleggiare la potenza di questa azienda, chi non conosce le Petronas Towers a Kuala Lumpur?
  • Renault: ING, prodotti finanziari. Quelli del Conto Arancio, per intenderci. Tanti, tanti soldi… Pero’ ING ha anche annunciato, un paio di settimane fa, che al termine della regolare decorrenza del contratto la sponsorizzazione non continuera’ (mi pare nel 2010).
  • Toyota: Panasonic, che altro dire? Questi i soldi pure ce li hanno, soprattutto hanno buoni profitti, anche se sospetto che la maggior parte del budget venga da Toyota stessa (si dice che fino all’anno scorso avessero budget illimitato, a dimostrazione che per vincere in F1 non basta nuotare nell’oro).
  • Williams: Philips, gli olandesi si rimettono in gioco. Evidentemente le loro performance finanziarie nei mercati asiatici sono andate davvero troppo bene per permettersi di investire in F1. L’anno scorso lo sponsor della Williams era la AT&T, colosso americano delle telecomunicazioni, tanto per gradire…
  • ReduBull e ToroRosso: stesso padrone, stesso sponsor, che poi e’ il padrone stesso, la RedBull, celebre bibita energetica che a me non piace nemmeno un po’. Ma quante lattine vende questo qua per tenere in vita addirittura due squadre?? Per non parlare delle decine e decine di eventi sportivi e manifestazioni varie che sponsorizza in tutto il Mondo!
  • ForceIndia: ebbene si, anche l’India. Il magnate della Kingfisher Vijay Mallya che mette in pista due auto mediocri e le sponsorizza con la sua birra (buona devo dire).
  • Honda: dicevamo di Virgin, si vedra’. Ma evidentemente se Sir Richard Branson spende tanti soldi per costruire un’astronave per turisti, il quibus non gli manca.

Quindi, facciamo due conti? Chi e’ che quest’anno si puo’ permettere di buttare nel calderone alcune centinaia di milioni di euro?  Due fanno bibite, e sponsorizzano tre squadre. Uno fa sigarette, due fanno elettronica, uno fa telecomunicazioni e l’ultimo, se la faccenda Honda andra’ in porto, fa Media (sostanzialmente).

A quanto pare i bibitari fanno un certo effetto. Mettere in pista dei budget che competono con colossi della Finanza e delle Telecoms, semplicemente vendendo lattine, ha quasi dell’incredibile! Il 30% delle sponsorizzazioni oggi presenti in F1 viene da roba che beviamo. Ma quanto profitto fanno su ogni lattina questi qua? Sarei davvero curioso di saperlo! Toyota, dopo 42 anni di profitti annuncia perdite… no dico Toyota, un’azienda fatta di macchine umane che costruiscono macchine, dice che quest’anno e’ andata male. E i lattinari invece?

Mi chiedo come mai la CocaCola non c’abbia mai fatto un pensierino… eppure con quelle lattine rosso fuoco li’… Ummmmm. Signor CocaCola, allora?!? Con Maranello abbiamo parlato??

In ogni caso, forza Ferrari e forza Toro Rosso (e’ la ex Minardi di Faenza!). Ma anche forza Vettel e forza Alonso che so’ taaaanto bravi.

20 febbraio 2009 Posted by | Aziende e dipendenti, Cose tecniche | , , , , , , , , , , , , , | 2 commenti

   

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