TuttoQua?

L'umanita' sta regredendo

Che faccia di bronzo! (POST sull’India)

Mi viene il dubbio che l’espressione “faccia di bronzo” sia stata coniata intersecando la propensione degli indiani a fotterti alla luce del sole con il colore della loro pelle.

Ho letto, tanto per gradire, un’altra di quelle email tra ex-patriots che circolano sulle varie mailing list indiane.

Ve la pubblico:

Dear All,

I usually don’t do this kind of thing–as a major first, I thought I would issue a warning about a restaurant. We just returned from Brown Sahib, a Bengali restaurant in the Saket Metropolitan Mall. The decor is fantastic, service is very good. However, the fish (and without major fish there is no Bengali meal) however was not only bitter but also fell apart–a sure sign that it was not fresh. We sent it back. Two sets of people (the second time it seems the manager himself) came out to apologize. But this is not why I am writing. At the end, they said: “we’ll bring you an extra sweet on the house as a token of our apologies”. Surprise came at the end: they charged us both for the fish (which we had sent back) and the sweet (ostensibly “on the house”). When we protested, we were told that “the computer does not allow taking off items from the list.”

In soldoni e’ accaduto che ‘sti qua sono andati in questo ristorante, ma quando hanno visto e assaggiato il pesce si sono resi conto che era alquanto passatino e l’hanno rispedito in cucina (che coraggio ordinare pesce a Delhi…). Al che, prima qualche cameriere, e poi il manager stesso, sono andati a chiedere scusa, e hanno proposto di offrirgli il dolce (“on the house”) per farsi perdonare.

Che bello! Ma che gentili! Eh… l’ospitalita’ indiana e tutta un’altra cosa…

Certo, come no. Fino al momento di pagare il conto, quando non solo si sono visti addebitare il puzzolente prodotto ittico, ma anche il dolce, che doveva essere gratis!!

La scusa? “Il computer che gestisce gli ordini non consente lo storno”!!!!

Un solo commento: ma vaffanculo, ladro imbroglione faccia da culo che non sei altro!

Questo fatto me ne fa venire in mentre molti altri simili accaduti a noi, cosi’ simili da evidenziare un comportamento sociale ben radicato. L’indiano e’ cosi’ convinto di essere piu’ furbo di te (oppure e’ cosi’ coglione da pensare di farla franca), da provare a fotterti beatamente alla luce del sole. Come se tu fossi un vegetale i cui unici gesti siano quelli di mangiare e defecare.

Un aneddoto, preso a caso, e’ relativo ad una storia collaterale ai fatti della tinozza. Quando finalmente riuscimmo a ordinare un po’ di cloro per la piscina, si presento’ a casa il tizio incaricato di portarcene 5 Kg insieme ad un kit chimico per testare il livello di pH dell’acqua (indispensabile per evitare di tuffarsi in una pozza di acido muriatico!).

Gia’ da lontano vedemmo l’omino trotterellare per la strada portandosi a spasso il sacco di cloro con grande nonchalance. Conoscendo la forza/resistenza media dei locali (prossima alla derivata di un numero naturale), e consapevoli del fatto che nel sacco dovevano esserci ben 5 Kg di roba, la cosa puzzo’ di cloro gia’ a 50 metri dal cancello.

La verifica fu presto fatta: presi in mano il sacco e mi resi conto che pesava si e no 2 Kg.

Io: “amico, ma che e’ ‘sta roba?”

Lui: “Sir, it’s your chlorine”

Io: “Si grazie lo vedo da solo, c’e’ scritto sul sacco… come mai e’ cosi’ poco???”

Lui: “Sir, it’s 5 Kilos”

Io: “Ma quale 5 kilos imbecille! Non c’e’ nemmeno la meta’ di 5 Kilos qua dentro!”

Lui: “Sir… (indicando con la manina impura sul sacchetto)… 5 Kilos!“.

Io: “Aridaje!  Senti, qui ci saranno anche scritti 5 Kilos, ma io ti sto dicendo che la busta e’ troppo leggera!!”

Interviene TQG (TuttoQua Girl), la cui pazienza con gli autoctoni era ben nota fino alla Nube di Oort: lo afferra, lo posiziona a bilancia umana, gli piazza il suo laptop su una mano, il sacco sull’altra e:

TQG: “Che senti? Senti qualcosa? Quale pesa di piu’???”

Lui: “Madame… laptop”

TQG: “Ecco! Allora lo vedi che piano piano… Il laptop si e no pesa 3 Kg, come mai pesa di piu’ del cloro??

Lui: “Madame… bag is sealed (sigillata). Il che significa che lui aveva gia’ capito che noi stavamo alludendo a un furto…

Io: “Si, certo! Dammi qua!”

Gli tirai via il sacco dalle mani e lo ispezionai. Niente… niente… niente… fino a che… nelle pieghe del fondo del sacco scoprii una specie di doppia piega (si, un doppio fondo di un sacco di plastica!). Lo rivoltai e… sorpresa! Era stato finemente tagliato, svuotato di circa meta’ del contenuto (evidentemente!) e richiuso con tre colpi di spillatrice.

LADROOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!! Ma porca miseriaccia, baldracca, eccetera! Ma scusa, dando per scontato che mi vuoi fregare, togliene un solo kg, che magari tra 4 e 5 non noto la differenza! No, ne togli la meta’! Ma allora davvero pensi che io abbia l’intelletto di di un cavallo a dondolo! E porcaccia miseriaccia, baldracca della straminchia, de tu nonno e deli mejo mortacci e di chi non te lo dice con la mano arzata!

Ehm…

Comunque, vista la necessita’ di cloro e la cronica e indistruttibile attitudine indiana al furto e all’imbroglio, inscalfibile perfino dai piu’ indecenti improperi e dalle minacce di mazzate a grandine, decisi di soprassedere, prendendomi i due Kg di cloro e aggiustando a manina la fattura, con evidente disappunto del mariuolo. Siamo in India, meglio 2 Kg che un cazzo di niente, come avrebbe detto il grande filosofo contemporaneo Max Catalano.

Ma la cosa non termino’ li’, purtroppo’. Passammo all’esame del kit chimico. Data di scadenza? Il giorno dopo… “Ma come (in realta’ anche qui c’era un porca di quella straminchia…)??? Un kit che contiene abbastanza materiale da fare indagini per 6 mesi me lo dai che scade domani???”.

Lui: “Sir… it’s tomorrow…. today is good”.

Io: “Senti, *&$^#&*%@ che non sei altro, a parte il fatto che sono le 8 di sera… ma ti pare che io faccio un test entro la mezzanotte e domani ne butto via il 99%???. Ma che cazzo di risposte dai??? Me ne devi dare uno che non scade domani, ma tra 6  mesi!!! Io lo pago per nuovo, e nuovo lo voglio, non vecchio come tua nonna!”. In realta’, secondo me, il kit andava bene pure scaduto da 10 anni, ma con gli indiani diventa sempre una questione di principio. Loro ti vogliono inchiappettare, e tu non ci stai. E vorrei anche vedere!

Lui: “Ah yes sir…”

E mentre mi diceva questo, TQG lo sgamo’ che con l’unghiettina santa della manina impura stava rigirandosi il pacchetto tra le mani e grattando via allegramente l’etichetta della data di scadenza. E io pensai: “noooo… di tutte le cagate che potevi fare… questa qua di fronte a TQG no… sei morto amico”.

Il tempo di pensarlo, mi girai verso TQG e, seduta in poltrona, non c’e’ piu’ lei, ma un bellissimo esemplare di tigre siberiana con le ganasce gia’ insalivate dell’acquolina causata dall’imminente pasto, e gli occhi iniettati di sangue misto a veleno di Mamba Nero.

Quello che accadde nei trenta secondi successivi non lo vidi, so solo che quando il fumo, le scintille e gli schizzi di materia organica cessarono, l’indiano non c’era piu’.

Non seppi mai se fu sbattuto fuori di casa oppure sbranato sul posto fino all’osso.

19 gennaio 2010 Posted by | Bestialita', Cose da ricordare, L'India non puo' farcela!, Pericoli vari e disservizi | , , , , , , , | 12 commenti

Its happen in India (con “s” casuale)

Avevo questo POST in pancia da un po’, aspettavo solo il momento giusto per buttarlo dentro. E quale momento migliore dell’inizio dell’anno nuovo per sfottere, come di consueto, la mia odiatissima India?

E allora, andiamo a incominciare, con una premessa necessaria. Qualsiasi paese ospita un certo numero di ex-pat, cioe’ di persone che, per ragioni professionali, ci si recano e ci restano ad libitum. L’India non e’ esente da questo, per cui anche li’ esiste un fiorire di gruppi e di mailing list a cui aderiscono i vari ex-pat. Uno dei problemi piu’ diffusi, almeno nel Sub-Continente, e’ che spessissimo questi luoghi virtuali vengono frequentati anche da loschi individui autoctoni, che hanno il solo obiettivo di adescare le signore straniere che si spostano al seguito dei mariti.

TuttoQua Girl mi faceva notare all’uopo (bella all’uopo eh?) che costoro stanno inflazionando anche Facebook e simili, ma in fin dei conti amen, anche perche’ non e’ di cio’ che volevo parlarvi.

Ma, piuttosto, di una mail che e’ circolata in uno di questi gruppi, che risponde al nome di Yuni NET. Non posso pubblicare il mittente per ovvie ragioni, ma vi riporto il testo integrale della mail, che poi commentero’.

Hi Guys !!
I feel sad and bad to write or share my agony about my country.

Today morning I had an accident on National Highway 1, where some kind of construction and repair going on… I was in my first lane and going on my constant speed of 40-50km/hr from second lane one three wheeler (ndr: il link l’ho aggiunto io) made u turn without indicator and hit my car badly as he wanted to go other side of the traffic to save some kms from long u turns (In India its routine practice any one can merge or exit on highway on their whims or tailor common merging and exit point). We can’t help it, its INDIA.

I did call police control room 100, noted down the number of the vehicle and took in my possession the key of three wheeler. I asked the vehicle the his drive to park it on side to avoid problem from the traffic jam. I gave the key to the drive who start the vehicle and pushed off.Its INDIA.

After 22 mins of waiting PCR came police men were very humble and polite but no help said ” we have informed designated area police station and help on its way to file a police complain “.
Two police officers came from designated police station in next 45 mins, who write a small complain of mine and told me that ” go to your insurance company take the claim , road traffic accident is very common in India and it is the standard procedure” . I asked for the copy of the complain, the police officer told me that you have come police station where you write a police complain in two copy, one copy will return as a received receipt or acknowledgment( what ever).
Refused to write any FIR (first information report) to trace the vehicle.

The crux of the story is I got to pay for the accident from my own pocket and my insurance company…for others mistake .
Its Happens in India

Sorvoliamo sull’inglese, che e’ davvero pedestre, a partire dal subject: Its happen in India. Casomai sarebbe It happens in India, oppure It’s happened in India (con ‘s = has e non is). Tralascio anche ogni commento sull’estrema tirchieria in fatto di punteggiatura, ma anche qui de gustibus, e mi concentro sul contenuto.

In sostanza costui (costei… boh…) racconta di un’incidente d’auto accadutogli sull’autostrada NH1, che collega Delhi a Wagah. Viaggiava alla abituale velocita’ di 40/50 Km/h sulla prima corsia, che vi ricordo essere quella di sinistra, quando un tre ruote faceva un’inversione a U per uscire dall’autostrada e risparmiarsi non ho capito bene cosa. Notevoli due passaggi: il fatto che qualcuno faccia inversione a U in autostrada (!!!), ma anche il fatto che chi scrive sottolinei “senza mettere la freccia”!!! Come se fosse normale, una volta messa la freccia, fare un’inversione a U in autostrada.

Ma… in effetti e’ normale: “In India its routine practice”

Qui arriva una fase abbastanza frenetica del racconto. “Ho chiamato la centrale della polizia, mi sono segnato la targa del tre ruote, e ho sequestrato le chiavi del mezzo all’autista. Poi gli ho chiesto di spostare il tre ruote dalla strada per non creare problemi alla circolazione (nrd: ahahahahahah!!!), gli ho ridato le chiavi e lui pushed off”. Non saprei… l’uso del verbo e’ improprio, ma mi verrebbe da pensare, anche in base al seguito della storia, che il bravo tre-ruotista indiano, appena rientrato in possesso delle chiavi abbia tagliato la corda 🙂

Che accade dopo? Accade che arrivano quelli della centrale dopo 22 minuti, i quali, pur essendo umili ed educati, sono completamente inutili (e quando mai in indiano e’ utile?). Dicono che hanno informato la stazione di polizia di zona che sta inviando una pattuglia per raccogliere la denuncia. Dopo 45 minuti arriva la suddetta pattuglia che prende nota della denuncia, e dice che “in India queste cose accadono molto di frequente e che la procedura standard e’ quella di recarsi presso l’assicurazione che, a sua volta, raccogliera’ la denuncia del fattaccio”. Quando il tizio chiede una copia del verbale, i poliziotti gli rispondono che per fare questo lui dovra’ recarsi presso la stazione e presentare un’altra denuncia, questa volta in due copie!

Ma perche’, quella che avevano appena raccolto allora cos’era? Boh… Mi risulta comunque che la Foresta Amazzonica sentitamente ringrazi l’India ogni giorno dell’anno per il colossale spreco di carta che si compie in quel paese.

Segue un’altra frase sibillina: “refused to write any First Information report to trace the vehicle”. Non essendoci il soggetto, si puo’ ipotizzare che siano stati i poliziotti a rifiutarsi. Chissa’ perche’… mah… eppure sono cosi’ efficienti in India.

La conclusione: il tizio deve pagarsi i danni alla sua macchina, piu’ risarcire l’assicurazione “for other mistake”. Conoscendo come funzionano le cose li’, ritengo che l’assicurazione abbia trovato pure il modo di fottere qualche spicciolo all’ignaro protagonista della vicenda, oltre che risarcirlo di una beata mazza.

Che volete farci… Its happen in India!

7 gennaio 2010 Posted by | Ammazza che ladri!, Bestialita', Cose da ricordare, incidenti aerei, Pericoli vari e disservizi | , , , , , , , , , | 6 commenti

Ali’ Bába, e i quaranta ladroni (POST sull’India)

Su segnalazione del buon Nello, ricevo e volentieri pubblico e commento.

Il 9 Ottobre, l’ANSA ha pubblicato la seguente agenzia:

ROMA, 9 OTT – Pilot Baba, uno dei più famosi “Maha yogi” dell’India, sarà domenica a Roma per una conferenza dedicata al “potenziamento del Sé interiore”. La sua storia di missionario dell’autorealizzazione è cominciata molti anni fa durante il conflitto tra India e Pakistan: sopravvissuto miracolosamente allo schianto dell’aereo da lui stesso pilotato, Pilot Baba abbandonò tutto e si trasferì nell’Himalaya, approfondendo per sette anni le tecniche della meditazione profonda. In questo periodo sperimentò personalmente il “samadhi”, uno stato – spiega la tradizione indiana – di semisospensione delle funzioni vitali, nel quale il battito cardiaco viene ridotto al minimo e si permette all’anima di fuoriuscire dal corpo. Pilot Baba si è fatto seppellire in passato per sei giorni e ha passato tre giorni sotto l’acqua, sospendendo le funzioni fisiologiche e abbassando il ritmo del respiro, per dimostrare pubblicamente il potere immenso, e sconosciuto, contenuto nel corpo umano. Attualmente Pilot Baba insegna queste tecniche di evoluzione interiore in America e in Giappone, oltre che in India. Domenica 11 ottobre sarà possibile seguire la sua conferenza alla Sala San Leone Magno, in via Bolzano 38 a Roma, dalle 17 alle 20. Ma nei giorni successivi, dal 12 al 18 ottobre, ci si potrà anche iscrivere ai suoi seminari che parleranno di come usare il potere della mente, come cambiare il destino modificando il proprio “karma”, come usare le tecniche per rilassare le tensioni e affermare l’Essere. Per informazioni si può contattare il Centro ayurvedico Devata (tel. 06/35347810) o l’Accademia Yoga (tel. 06/4742427).

Un Maha Yogi e’, se non mi sbaglio, un esperto di meditazione e di Yoga, i cui benefici sulla salute e sulla psiche sono difficilmente discutibili, o almeno cosi’ dicono gli esperti. In India, di questi personaggi se ne possono trovare a pacchi, piu’ o meno celebri e piu’ o meno imbroglioni. Il problema, dal mio punto di vista, e’ che costoro, spesso e volentieri, trascendono il loro ruolo di “insegnanti di educazioni fisica” (e’ riduttivo, ma serve a rendere l’idea), per assumere il ruolo di veri e propri santoni. Si ritrovano ad essere corteggiati da stuoli di seguaci accaniti e da milioni di incantati adoratori, persone (benestanti prima di tutto), disposte ad andare ovunque per vederli, ma non tanto per poter trarre insegnamento dalle loro lezioni, ma piuttosto per conoscerli, salutarli, inchinarsi davanti a loro, toccargli la veste e, soprattutto, riceverne la benedizione. Si, avete capito bene, la benedizione, nonostante questi non siano sacerdoti di alcun genere. E’ come se io, vestito da cardinale, mi mettessi a benedire la gente che passeggia sotto i portici di Bologna al sabato sera! Ma cose da pazzi!

Non parlo per sentito dire, ma per esperienza personale: un bel giorno, nel giardino pubblico di fronte casa, un drappello di “engineers” inizia a montare un gigantesco gazebo, mentre la Demo House (la bellissima villetta a schiera utilizzata per attirare e truffare gli ignari conduttori), viene letteralmente addobbata a festa, con striscioni, luci, piante, tappeti rossi, tende da circo, templi d’oro, mucche, cani cavalli, ricchi premi e cotillons. Un paio di giorni dopo arriva uno di questi santoni, (mi pare si chiamasse Baba Ramdi…), che prende possesso della villetta e inizia a ricevere, a ciclo continuo, lunghissime file di adoratori (per la gioia del sottoscritto, che si ritrova lo spazio antistante casa invaso da ogni genere di mezzo di trasporto, al punto quasi da non riuscire piu’ nemmeno a uscire di casa). Inutile dire, che al termine del soggiorno del Lord, il verde e la strada erano ridotti in condizioni ancora piu’ pietose di quanto non fossero normalmente tenuti dalla proprieta’. Le mie coronarie ancora ringraziano sentitamente.

Ma torniamo ai Guru. Questi signori, approfittando della celebrita’, non solo diventano straricchi, ma divengono anche potentissimi, e capaci di influenzare uomini politici, ministri e capitani d’industria. E, ovviamente, lo fanno senza troppo ritegno, allo scopo di elargire favori personali, di guadagnare ancora piu’ soldi e prestigio e, anche, di rafforzare il loro ruolo e la loro immagine. Sono macchine da business, perche’ oltre alle sedute pubbliche, frequentate da migliaia di persone, vendono anche libri, CD, DVD, diete speciali, gadget e tutto il resto. E’ evidente che mischiare il sacro e il profano in India sia divenuto lo sport preferito di un sacco di gente (che s’adda da pe’ campa’): infatti, il sacro attira le masse, ma in barba al sacro il profano fa crescere i quattrini a palate sui rami degli alberi. Chiarisco: non faccio il moralista, anche perche’ questa cosa avviene ovunque, anche da noi, ma noi non urliamo al Mondo di essere il Paese dell’esperienza mistica, dell’accoglienza, del sorriso, degli sguardi profondi, dell’amicizia e di tante altre virtu’, e poi inchiappettiamo il primo che passa. Noi inchiappettiamo e basta, mi pare piu’ coerente.

E allora? Su, coraggio, ditemi “che te ne frega?”, chiedetemi se sono invidioso a tal punto da scriverci su un POST. No, in teoria non me ne importerebbe una cippa, se non fosse che Nello ha scovato poi anche questo articolo.

Qui si scopre che il nostro Pilot Baba e’ uno che, grazie ai suoi poteri mistici, ricicla enormi quantita’ di danaro sporco, per conto di industriali e politici, indiani e non. E guadagna cifre da capogiro, arrivando perfino a chiedere il 50% della cifra come commissione, perche’, come avrete letto nell’articolo, “perche’ rischiare per un misero 10%?”. Bisogna comprenderlo il pover’uomo. Uno che se ne fa, ad esempio, del 10% di 50 Crore Rupees (circa 10 milioni di dollari)?? In India poi, che potere d’acquisto si puo’ mai attribuire a un milione di dollari americani???

Si, e’ proprio un Guru, con una capacita’ speciale: quella di far rivoltare Yogananda nella tomba, grazie alla sola imposizione delle mani su un grasso pacco di banconote!

Che mariuolo!

10 ottobre 2009 Posted by | Ammazza che ladri!, Bestialita', Cose da ricordare, L'India non puo' farcela!, Pericoli vari e disservizi | , , , , , , , , , , | 2 commenti

Riflessioni

E’ raro che io scriva piu’ di un POST al giorno, anzi a volte ne passa piu’ di uno prima che io mi rimetta alla tastiera. Eppure ce ne sarebbe da scrivere, pero’ a volte e’ solo per pigrizia, altre per incompetenza specifica, insomma non sempre mi faccio prendere dalla voglia di trasferire i miei pensieri qui dentro. Oggi pero’ ci sono tre cose che vorrei condividere, e allora le metto tutte insieme, pur essendo tra loro scollegate, cercando di essere breve.

Ho letto una statistica che mi ha lasciato di stucco: nel mese di Giugno 2009 abbiamo avuto 29 morti per incidente sulla rete autostradale e 31 per incidenti con i trattori nei campi. Ma che e’ la vendetta del vomere sulla tecnologia moderna? Sara’ che 29 morti in auto sono pochi (grazie al cielo) ma sinceramente non saprei cosa dire, e spero sia un fatto piu’ unico che raro. Insomma, non si posso mettere Tutor e pattuglie ovunque, installare ABS e ESP, controllare i tassi alcolemici degli automobilisti e poi lasciare che i contadini si ribaltino coi loro mezzi mentre arano la terra! E’ una cosa veramente paradossale.

C’e’ un’azienda che si chiama Design Q, e si occupa degli arredi interni degli aerei di linea, con tutto quello che c’e’ intorno, sicurezza inclusa. Ad esempio, hanno disegnato la cabina di business class della Virgin Atlantic (loro la chiamano Upper Class). Io c’ho volato qualche volta, ed e’ veramente bella, funzionale e comoda. I sedili sono disposti a spina di pesce, per cui, oltre a poterne installare molti di piu’ rispetto alla configurazione tradizionale, e’ l’unica disposizione certificata che consente il decollo con le poltrone reclinate. Ok, l’ho detta proprio male… allora ecco una foto:

UCVA

Ma il punto non era questo, ma piuttosto che la Design Q sta pensando di disegnare una classe economica con degli sgabelli al posto dei classici sedili. Una roba del genere:

voli-low-cost

Ma dico, ma siamo pazzi? E durante decollo e atterraggio uno dove si attacca?? E durante le turbolenze?? E con i chiacchieroni e i bambini molesti come si fa? Almeno ora, se uno e’ proprio sfigato se li becca nei pressi, ma se stanno a distanza di sicurezza, gli schienali delle poltrone creano un po’ di privacy visiva e sonora. Ve l’immaginate un viaggio seduti in un carrozzone del genere?? Mi ricorda tanto l’idea balzana di RyanAir, che starebbe addirittura pensando a far viaggiare la gente in piedi… Ma poi, al di la’ di tutte le considerazioni legate al comfort e alla sicurezza, gli aerei non sono certificati per volare con un certo peso massimo? Allora, aumentando i posti, non aumenta pure il peso? Se, tanto per dire, un Airbus A318 puo’ portare cento persone in configurazione tutta economica, come fa a portarne 130 con gli strapuntini? Boh…

Terza e ultima, questa e’ una chicca e l’ho lasciata per ultima. Riguarda la mia amatissima India e, soprattutto, il cervello bacato degli stimatissimi indiani. Come saprete, Canale 5 doveva lanciare un reality ambientato in India, nella regione di Goa (Goa e’ la localita’ turistica per antonomasia), dove i concorrenti avrebbero dovuto sopravvivere con i mezzi messi a disposizione della Natura e con poco altro. E, naturalmente, avrebbero dovuto anche interagire con la popolazione locale. Beh, volete sapere una cosa, se non la sapete gia’? Il reality e’ slittato e, forse, non si fara’ proprio. Il Governo indiano ha negato i visti, perche’ (testuali parole prese da una rivista) “dovendo interagire con una popolazione primitiva, teme il rischio che venga data un’immagine arretrata del Paese”.

Certo e’ che gli indiani sono per me una fonte inesauribile di divertimento, anche se il loro comportamento, che non si smentisce mai, non fa altro che rafforzare in me il sentimento di astio che si e’ sviluppato nei loro confronti. Popolazione primitiva?? Ma stiamo scherzando? Ma parlano forse delle Aree Rurali? Ma allora e’ come dire che il 75% della popolazione indiana e’ primitiva, il che e’ vero, perche’ quasi un miliardo di persone vive esattamente come quella gente che sta li’, nella zona in cui dovrebbero girare lo show. E allora cosa cercano di nascondere? Che l’India e’ un paese del terzo mondo! E c’e’ bisogno di nasconderlo? Solo per mostrare che, in realta’, l’India e’ un paese in grande crescita? Appunto, e’ in crescita, mica e’ cresciuto gia’! E allora, che c’e’ di male, teste vuotissime che non siete altro, a mostrare il vero volto dell’India? Ahhh… forse ho capito. Il Governo si vergogna di mostrare lo stato indegno in cui tiene volontariamente un miliardo di poveri disgraziati. Beh, allora forse i visti non li concederanno mai, oppure magari, come avviene spesso in quel meraviglioso paese, bastera’ acquistare con denaro contante la compiacenza di chi si dovra’ compiacere, e tutto sara’ risolto con un sorriso e con uno Yes Sir. E’ ovvio che nel frattempo Mediaset ci rimette, oltre alla faccia, anche un bel po’ di quattrini gia’ spesi in contratti, allestimenti, logistica, spese varie e, soprattutto in impegni pubblicitari con gli sponsor gia’ presi in anticipo.

Incredible India!!!

23 settembre 2009 Posted by | Aziende e dipendenti, Bestialita', Cose tecniche, L'India non puo' farcela!, Pericoli vari e disservizi | , , , , , , , , , , , | 4 commenti

AH AH AH AH AH AH!!!

C.v.d.

Missione India.

17 settembre 2009 Posted by | Bestialita', L'India non puo' farcela! | , , , , , , | 2 commenti

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