TuttoQua?

L'umanita' sta regredendo

La faccia indiana e’ come il culo (indiano)

Come tanta gente che lavora nell’industria privata, anche lo stipendio del sottoscritto si compone di una parte fissa e una variabile. “Il variabile”, almeno nel mio caso, viene pagato una volta all’anno, dopo la chiusura dell’esercizio annuale, che la mia azienda effettua il 31 Marzo. E’ una scelta: molti chiudono il 31 Dicembre, altri il 31 Marzo, altri ancora il 30 Giugno.

Fatto questo preambolo, che tutto sommato potevo anche evitarmi, apro un POST dedicato ancora una volta all’India e agli indiani. Ebbene si, se ne sentiva proprio la mancanza.

La mia azienda, parte di un gruppo commerciale molto rilevante in India e in tutta l’Asia, chiude l’esercizio il 31 Marzo. Conoscendo la beata fancazzagine dei miei stimatissimi colleghi, nonche’ la loro leggerissima tendenza a inchiappettare il prossimo ad ogni possibile occasione, quest’anno mi sono premunito, e gia’ verso meta’ Marzo sono andato a parlare col tizio responsabile del pagamento del variabile. Manit… Costui, pur essendo gerarchicamente poco piu’ di uno scopino, pare abbia in mano parecchio. Fa parte dello Human Resources, il che automaticamente lo pone nella posizione di ritenere di essere un semi-dio, e poi ha addirittura potere di firma su alcune cose, tra cui i pagamenti. Boh… misteri dell’India che non capiro’ mai.

Il buon Manit, sempre con il fare falso-gentile e falso-sorridente che caratterizza gli amici del Sub-Continente, mi dice che i risultati economici saranno pubblicati in Aprile, che i bonus verranno calcolati verso la fine dello stesso mese, e che, quindi, i soldi arriveranno sicuramente entro meta’ Maggio. Di sicuro c’e’ solo la morte, in India poi non ne parliamo proprio. E infatti…

… a meta’ Maggio avete visto qualcosa voi? Io no, e allora vado di nuovo dallo stronzetto mentitore di professione, e lui, sempre col falso sorriso fotocopiato sui denti, mi dice che c’e’ qualche giorno di ritardo, ma che entro fine mese i soldi arriveranno sicuramente.

Il 26 Maggio ho pensato bene di fratturami una vertebra cadendo dalle scale di casa, quindi me ne sono tornato in Italia dove sono tutt’ora e dove restero’ per un altro po’. Ora, cari amici miei, dovete sapere che questa situazione e’ ideale per la mentalita’ indiana: “devo pagare qualcuno, non lo voglio pagare, quindi sto menando il can per l’aia fino a quando il mio cervello bi-neuronico non mi suggerisce un modo per evitare il pagamento. Bene! Ho appena scoperto che il mio interlocutore si trova a 8.000 Km di distanza, e non puo’ venirmi a rompere i maroni di persona. Puo’ telefonarmi e puo’ inviarmi email. Basta non rispondere al telefono, e rispondere all’email una volta ogni tanto, cosi’, solo se mi garba. D’altronde sono indiano, va da se’ che io sia assolutamente indaffarato!”.

E infatti il maladetto Manit, che deve solo augurarsi di sfuggirmi per il resto dei suoi giorni, da fine Maggio mi ha risposto solo una volta… oggi! Per dirmi, dopo avermi educatamente salutato e chiesto lumi sullo stato di salute di tutta la mia famiglia, che oggi qualcuno sicuramente mi contattera’ per il pagamento.

Questo quadretto e’ una tipica rappresentazione dell’indianaggine. E non e’ un’allegoria e non e’ una metafora, e’ fin troppo chiaro. L’indiano e’ imbroglione,  ma e’ un imbroglione con la faccia come il culo, perche’ pensa di poterti imbrogliare alla luce del sole e col sorriso sulle labbra.

Credo pero’ che, a volte, essi stessi dimentichino che gli indiani sono indiani, ma gli italiani sono italiani, e che tali strategie potranno pure funzionare con i pari loro, ma con noi che, durante la Seconda Guerra Mondiale, a Napoli ci siamo accattati e vennuti gli americani, la cosa potrebbe anche non funzionare.

Continua.

30 giugno 2009 Posted by | Ammazza che ladri!, Aziende e dipendenti, Bestialita', L'India non puo' farcela!, Pericoli vari e disservizi | , , , , , , , , , | 1 commento

Pianificare in India

La pianificazione, cioe’ quell’azione che equivale a costruire e definire un piano d’azione, in India e’ una chimera. Gli indiani, di per se’, non conoscono il concetto di tempo oppure, quantomeno, non ne afferrano mai i confini.

In tante culture, se ci si fissa un appuntamento alla tale ora, s’intende alla tale ora. Poi c’e’ il quarto d’ora accademico, ci sono i ritardatari cronici (che giustizierei sul posto ogni volta che ne trovo uno!), e ci sono anche gli stronzi che amano farsi aspettare, soprattutto se si ritengono persone importanti. Ma, almeno per quel che riguarda me e tantissima altra gente che conosco, so che se diciamo ad un cliente “ci vediamo alle 16:00”, facciamo di tutto per arrivare 5 minuti prima piuttosto che 5 minuti dopo. E lo stesso vale per una birra con un amico: il fatto che non sia un cliente, ma uno che, volendo, puo’ anche sorvolare sul nostro ritardo, non giustifica. Anzi, amplifica, secondo me, il senso di rispetto che e’ dovuto alla propria controparte. E’ un dovere morale! Infatti, se arrivo puntuale significa che ti rispetto, se ritardo (a meno che non si tratti di cause di forza maggiore), significa che ho poca considerazione di te. E ti diro’ che, se t’incazzi e me lo fai notare, beh hai pure ragione guarda un po’…

In India, evidentemente, la considerazione che gli individui hanno per gli altri individui e’ uguale a zero. Non solo gli indiani sono assolutamente incapaci di rispettare gli appuntamenti presi (cosi’ come gli impegni presi), ma sono capaci di cambiare anche il giorno, con una scelta assolutamente randomica. “Sir, vengo lunedi alle 12:00″, e poi magari arriva giovedi alle 18:00! In altre parole, per usare una matafora, fanno le cose come e quando cazzo gli pare a loro! Di solito questo comportamento spazia su un range ben preciso: ad un estremo si trova il non fare niente, all’altro il fare qualcosa giusto per far vedere, ma con calma e con molta superficialita’.

Il tutto, naturalmente, avviene sempre senza che abbiano il buon gusto di avvisare. L’indiano assume per definizione che il Mondo sia li’, a sua completa disposizione, 24 ore al giorno, 7 giorni su 7. Ti e’ finito il gas e ti serve la bombola per cucinarti la cena, altrimenti muori di fame? Ti fotti, la bombola l’indiano te la porta quando dice lui, mica quando dici tu! Si e’ rotto il generatore? Cazzi tuoi, stai al buio finche’ l’indiano non decide di venirtelo a riparare, se e quando sara’ in grado di riparartelo!

Quando chiamo il mio autista, il quale mi dice “arrivo tra mezz’ora”, so benissimo che la mezz’ora esiste solo nella sua testa bacata. Il fatto accertato e’ che assai raramente gli indiani hanno qualcosa di sensato da dire e, siccome non amano starsene a bocca tappata, sparano la prima cazzata che gli passa per la mente. E vi posso assicurare che e’ come gestire il cartellone alla tombola: infili la mano nel sacchetto e trovi subito un numero! La testa degli indiani  deborda di cazzate, anzi che dico deborda, straripa! E sono cazzate di ogni genere, natura e forma, e quando attingono al perverso serbatoio, hanno solo l’imbarazzo della scelta. Sospetto perfino che quando dormono (il che accade molto spesso, anche stando in piedi e anche a occhi aperti), i loro cervelli elaborino una riserva di cazzate da archiviare e tenere li’, in attesa che venga il momento di spararle. La loro testolina e’ come un mobiletto settimanale, solo che di cassettini invece di averne sette ne ha svariate migliaia. Quando devono darti una risposta, mettono in moto i 2 neuroni e poi cercano: questa no, questa nemmeno, questa.. ah no, questa l’ho gia’ usata ieri… questa! BOOM, e parte la balla.

Sono certo poi che, nei secoli, abbiamo sviluppato una attitudine alla bugia strutturata e continua, un’arma che viene utilizzata senza licenza e senza ritegno! E’ impressionante, a volte, assistere alle loro performance, soprattutto sul posto di lavoro, dove c’e’ gente che attacca a parlare e, quando finisce dopo mezz’ora, non solo non ha detto nulla di rilevante, ma ha anche sparato una serie di stronzate perfettamente incastrate l’una dopo l’altra… roba da lasciarti allibito… roba da restare con la bocca aperta per 30 secondi, e poi riprenderti e dire: “ehhhhhhhhhhhh????”.

D’altro canto incastrarli non e’ mai facile, non solo perche’ per metterli al muro devi avere delle prove ma, quando le trovi, devi anche spiegargliele. E questo, di solito, non e’, come si dice in inglese, un piece of cake. Perche’ quando gli dimostri che ti hanno imbrogliato, mentito, preso per il culo, la cazzata strutturata riprende automaticamente vita.

Ora ci sono due strade possibili: se capiscono che non sei fesso come pensavano (di solito pensano che tu sia sempre molto fesso), cambiano la versione precedente della storia, oppure ti dicono che non avevi capito bene e trovano anche il modo di convincerti che non avevi capito bene, fino a ricorrere a scuse ed emergenze familiari varie. Ho dei colleghi a cui e’ sicuramente morta la nonna almeno quattro volte.

Se non capiscono, come nel caso di Coconut, parte irrimediabilmente il dito indice, e si dirige verso il labbro inferiore, dove staziona per i successivi 30 minuti, giusto il tempo che il titolare del dito scovi la costellazione di Andromeda nel firmamento, e ne ammiri l’asterismo conosciuto come Quadrato del Pegaso. E tu che puoi fare, di fronte a tanto interesse per l’astronomia? Indubbiamente restarne a tua volta ammirato, e poi puoi:

1) mollargli un calcio in culo con gli stivali da cowboy e ammazzarlo una volta e per tutte

oppure

2) puoi compatirlo e ritirarti, consapevole pero’ del fatto che, alla fine, e’ lui che ha inchiappettato te.

Io sono uno che adotta, almeno abitualmente, la seconda opzione, perche’ sono un buono. Il problema e’ che questo paese di cacca mi sta facendo venire un fegato cosi’! E possibile che, prima di prendermi una cirrosi, possa anche passare all’opzione 1.

Tutto questo per dire che, stamattina, ho scoperto che, molto probabilmente, il mio autista e la societa’ di autonoleggio per cui lavora, mi fregano sui chilometri e, quindi, mi rubano soldi!

30 marzo 2009 Posted by | Ammazza che ladri!, Bestialita', L'India non puo' farcela! | , , , , , , , , , , , | 6 commenti

Terra

Tranquilli, non e’ un POST sulla Rubrica di Toni Capuozzo su Canale 5, e nemmeno sull’urlo di una vedetta appollaiata sulla coffa di una nave.

Terra e’ la versione italiana del nome del ristorante italiano in cui sono appena stato a cena stasera. E gia’ questo doveva insospettirmi: un ristorante italiano che si chiama Earth… lo dovevo capire. D’altronde si trattava di un invito a cena di un caro amico australiano, che aveva organizzato la cosa per festeggiare il suo compleanno. E, conoscendo la riluttanza della TuttoQua Family ad alimentarsi con cibo indigeno, ha pensato di andare a mangiare in un ristorante del Bel Paese. Come potevo dire di no?

NOTA: ricordatevi sempre che il primo che mi dice che aaaaaadora la cucina indiana, lo ospito qua gratis per un mese fino a che non crepa per colpa del masala tra indicibili sofferenze intestinali.

Entriamo nel ristorante: un freddo glaciale e un buio totale. Il buongiorno si vede dal mattino…

Il freddo ci puo’ stare, l’India e’ un paese bollente (anche se non fa ancora il caldo che fara’ da Maggio in poi), una buona aria condizionata che pompa a piu’ non posso e’ indice di qualita’, almeno secondo gli indiani.

Ma sul buio… ragazzi… il buio! Era cosi’ buio che ho rischiato di rompermi l’osso sacro un paio di volte prima di raggiungere il tavolo, e quando mi sono finalmente seduto ho ordinato da bere all’attaccapanni.

E il bello e’ che ne sono consapevoli, perche’ per agevolarti la lettura del menu ti portano una torcia. UNA TORCIA!! Vi prego, consigliatemi voi, dissuadetemi dal proposito di posizionare sette o otto testate strategiche in giro per l’India e di detonarle all’unisono. Ditemi che non e’ giusto, convincetemi che sono un mostro.

Vabbe’, superato lo shock, mi appresto a leggere: ue’, ci fosse stato un piatto scritto come Dio comanda! Ma come mai questi che mettono in piedi questi fantomatici ristoranti italiani non ne azzeccano uno? Cosa che perfino se fai una stupida ricerca su Google, ti vengono fuori i nomi scritti bene. Stasera sarebbe stato molto utile l’inteprete Hindi-Indoitaliano-Italiano per capirci qualcosa.

Ma loro niente, ed e’ sempre cosi’: i nomi sono sempre scritti alla pene di segugio! Sara’ che l’India e’ il paese delle menti matematiche, ma forse sarebbe il caso che qualcuno facesse pure il liceo classico pero’!

Passiamo oltre, ordiniamo un vino bianco (Frascati, perche’ d’italiano quello c’avevano…) e, personalmente, una pizza margherita e una bistecca di bufalo (la mucca e’ sacra, ricordatevelo).

La pizza faceva cagare, era tutto tranne che una Margherita. Di pomodoro non v’era traccia, in compenso c’era una non meglio identificata erbetta verde. Il tutto condito con una discreta dose di masala (spezie piccanti indiane), che odio con tutto il mio essere. Che dire, una Margherita perfetta, complimenti al pizzaiolo, che Shiva lo abbia in gloria molto presto, anche stanotte stessa, se possibile.

La carne: tre pezzettini, cotti male, duri come suole di scarpe, adagiati su un letto di tre peperoni crudi! Ma che cazzo!! Ma chi vi ha detto che in Italia mangiamo queste porcherie? La carne sui peperoni crudi? Ma nemmeno a un condannato a morte si propina una schifezza simile. Ero li’ che mi guardavo le sole e i peperoni, chiedendomi cosa avrei sbattuto prima in faccia allo chef.

Alla fine mi sono detto: “mi devo rifare, ordino un tiramisu”. Non l’avessi mai fatto, era una torta alla panna, con scarsissime tracce di caffe, mentre i savoiardi erano inequivocabilmente tornati in Savoia, perche’ nel mio dolce non c’erano. Ora, io dico: ma la ricetta del Tiramisu e’ di pubblico dominio, se digito Tiramisu su Google, mi vengono fuori 9 MILIONI di pagine, di cui la primissima, quella in alto a tutto, che non ti puo’ sfuggire nemmeno se sei completamente rincoglionito, recita: RICETTA DEL TIRAMISU. Uscisse, che so, come personalizzare a proprio piacimento un tiramisu, con particolare riferimento ai gusti e alle tradizioni indiane, capirei.

No, esce proprio la ricetta!

E CAZZO, E COPIATE!! Ma nemmeno a copiare siete capaci, ma che vi hanno fatto? Possibile che foste tutti a nanna il giorno che Brahma distribui’ i neuroni?? Un momento… adesso che ci penso, e’ possibile…

Ora sono costretto a chiudere perche’ il mio cervello e’ ancora avvolto dalla penombra di Earth, e la luce forte del mio monitor mi sta incenerendo la cornea.

23 marzo 2009 Posted by | L'India non puo' farcela! | , , , , | 7 commenti

Performance Review all’indiana

Qualche mese fa mi e’ capitato di dover valutare la performance di alcuni dipendenti. Confesso che, pur avendo una certa esperienza in materia, era la prima volta che affrontavo l’impresa in India, con collaboratori indiani.

La procedura prevede una prima fase di auto valutazione, dove il dipendente, in una scala da 0 a 4 (0 = una schifezza e 4 = eccellente), deve autoassegnarsi un voto. Il questionario copre, per quanto possibile, tutti gli aspetti e tutte le sfaccettature del professionista: dalle conoscenze tecniche alla comunicazione, fino alle capacita’ manageriali, qualora il profilo lo preveda. I miei collaboratori diretti sono persone con un certo livello di seniority e circa 10/12 anni di lavoro dietro le spalle (e sotto il sedere), quindi il ventaglio delle competenze e’ piuttosto ampio (almeno sulla carta, poi nella realta’ lasciamo stare…).

Il mio stupore e’ stato indescrivibile quando tutti, ma proprio tutti, si sono assegnati un magnifico 4 in ogni dove, perfino su caratteristiche che dovrebbero aver iniziato a sviluppare da poco, tipo che so, la Visione Strategica. Ma quale visione strategica puoi avere figlio mio, che non sai nemmeno domani di che malattia muori?

E invece no, tutti eccellenti, senza eccezioni e senza ripensamenti. 4, 4, 4, 4, fatto!

Trovandomi in India e conoscendo un po’ questo paese, ho capito subito che non poteva trattarsi di una candid camera, ma che questi, piuttosto, facessero dannatamente sul serio. Me li sono presi uno a uno e me li sono interrogati:

  • sei sicuro di quello che hai scritto?
  • Ma qui… vedi qui… non pensi di non essere proprio da 4?
  • Fammi un esempio concreto di un caso in cui ti sei mostrato eccellente in questa specifica attivita’.

Fino a:

  • Sei impazzito?
  • Sei rincoglionito?
  • Devo farti ricoverare?
  • Vaffanculo, io ti do 2, se ti sta bene, altrimenti ciccia!

Ma e’ difficile, perche’ la loro creativita’ nel giustificare i 4 tocca le vette piu’ sublimi della panzana certificata, della palla mostruosa, della cazzata galattica. Un’arte senza dubbio, ma un’arte perversa, rivestita di una patina di finta innocenza che potrebbe anche commuovere gli animi piu’ nobili.

Io di animo nobile non sono; infatti, alla fine, qualcuno e’ venuto al toro e ha ammesso che: “Sir, in India, qualsiasi sia l’azienda, tutti si danno il massimo dei voti. Molti manager indiani fanno finta di niente e approvano l’autovalutazione. Se tu non l’approvi mi penalizzi, non solo nella carriera, ma anche nell’assegnazione della parte variabile dello stipendio”.

Ahhhhhhhhh… e qui vi volevo, brutti imbroglioncelli, zozzoni, puzzolenti, petomani, mani impure che non siete altro! Quindi la performance review non serve a una minchia, siete tutti eccellenti, avete tutti le stesse possibilita’ di carriera (e poi ve le giocate leccando le terga dei vostri capi e comprando favori) e prendete tutti il 100% del bonus!

Ma bravi, complimenti… In sostanza in India si respira un’atmosfera cosi’ competitiva da far venire i brividi: ognuno si concentra sul cercare di fare il meno possibile e, contestualmente, nell’inchiappettare il prossimo. Ma nella realta’ dei fatti, quando poi si va a misurare l’unico numero che dovrebbe contare qualcosa, il processo si trasforma in farsa. Ed e’ per questo che l’India, ben lungi dall’essere una meritocrazia, e’ il festival della corruzione, dell’ignoranza sociale (e non solo), dei rapporti inesistenti e dell’attenzione ossessiva al grano. Fosse almeno grano salis…

In questo contesto, oggi mi ha fatto preoccupare una dichiarazione del Presidente Obama (prontamente segnalatami da Nello), che ha incitato le scuole americane a produrre studenti migliori, studenti di qualita’, perche’ gli USA si devono confrontare con paesi come la Cina e come l’India.

Sono consapevole che gli studenti americani non siano proprio degli scienziatoni, al tempo stesso non conosco la Cina e non faccio come certi scrittori/giornalisti famosi che sparano sentenze senza aver letto gli atti, ma l’India la conosco. Miseriaccia se la conosco!

Gli studenti indiani, oltre a venire su come perfetti ignoranti, che magari conoscono la teoria ma non hanno la piu’ pallida idea di come applicarla alla realta’ e nemmeno gliene frega, vengono su come bestie. Gli viene insegnato a fottersene della societa’, dei diritti e del rispetto per l’altrui persona . Piuttosto gli viene solo inculcato, fin da piccoli, un fortissimo senso della competizione sleale, dell’imbroglio sotto banco, della bugia, della corruzione e della marchetta. Gli viene insegnato che la violenza fisica e verbale e’ un’arma, da usare senza risparmiarsi. Che la forza bruta paga e che l’obiettivo non e’ quello di migliorare se stessi e, di conseguenza, la comunita’, ma solo quello di far meglio del vicino, a ogni costo e con qualsiasi mezzo.

Agli indiani viene insegnato a confondere la ricchezza con il rumore ed il diritto con il favore (Adelante Adelante, di Francesco De Gregori).

Caro Presidente Obama, sta davvero chiedendo alle sue istituzioni di produrre merde simili? Spero proprio di no, accidenti!

19 marzo 2009 Posted by | Bestialita', L'India non puo' farcela! | , , , , , , , , , , | 8 commenti

Di Indiani, Cinesi e sedie a sdraio

Oggi sono successe tre cosucce succose succose di cui vi devo raccontare brevemente.

Vi ricordate la Fabbrica di San Pietro, col mio stimatissimo vicino, il sig. nonhouncazzodafare-ecc-ecc…?

Costui mi stava mandando i gioielli di famiglia in frantumi da settimane, perche’ aveva piazzato il suo mobiliere di fiducia a dargli di tacco e dargli di punta al suo mobilio nuovo, 7 giorni su 7, proprio nel giardinetto di fronte casa mia…

Bene… oggi qualcuno ha fatto una telefonata anonima alla polizia di Gurgaon (malpensanti, non sono stato io, ricordatevi che io non sono indiano!), segnalando che questo aveva trasformato il verde “condominiale” in una carpenteria privata.

Lui ha urlato per tutta la mattinata, ha fatto telefonate di qua e di la’, vantandosi delle sue presunte conoscenze in alto loco, ma di fatto la polizia gli ha bloccato tutto. E non gli hanno portato via bagagli e burattini (legno, attrezzi e roba varia), solo perche’, da buoni indiani, non gli andava di fare una lista e non gli andava di caricarsi la roba nella camionetta. Quindi hanno spostato di peso la roba, dal verde al nero dell’asfalto e l’hanno lasciata li’, dove giace tutt’ora!

Lui poi, stasera, raccontandomi il fatto, si e’ lamentato pure, dicendo che lui aveva detto al falegname di mettersi nel giardino, perche’ farlo in strada era pericoloso… avete capito??? PE-RI-CO-LO-SO!!

Come se invece, farlo in strada, fosse comunque la cosa piu’ ovvia del Mondo. Inutile sottolineare che, nonostante gli mostrassi tutta la mia comprensione, di nascosto mi ridevano anche i peli delle ascelle… e non dico altro…

Il secondo fatto riguarda la piscina: siamo sempre in attesa che finiscano di attrezzare la pompa ed il filtro del cloro. Oggi mi chiama il Sardarji (i Sikh si chiamano tutti cosi’), e mi dice che arrivano domani, e che c’hanno messo piu’ del dovuto perche’ la pompa che avevano portato l’altro giorno era cinese, non funzionava bene, ed era senza garanzia. No dico: CI-NE-SE!!

Ormai siamo al non plus ultra qua, un indiano che si lamenta della qualita’ di un prodotto fabbricato in Cina e’ peggio del bue che chiama cornuto l’asino! Vabbe’…

Veniamo al terzo avvenimento, comunque legato all’imminente (speriamo) apertura della TuttoQua Swimming Pool. Che ci siamo detti, io e la Girl? Ci siamo detti che quando finiamo di sciacquarci le chiappette, poi le dobbiamo pure adagiare da qualche parte? E’ vero che ci sono dei sedili di cotto intorno alla piscina, ma un paio di lettini non li avremmo disdegnati… Siamo andati su MG Road (sempre la famigerata MG Road), che e’ piena zeppa di negozi di arredamento. Ue’, non sognate eh! Non e’ come andare da Aiazzone o all’IKEA. Questi negozi sono dei cessi all’aperto, dove la munnezza, la puzza e le malattie regnano incontrastate. Ma questa e’ l’India, se volete questi prodotti, in questi postacci dovete venire.

Bene, ne abbiamo girati una decina, e non eravamo soli, perche’ questi quando vedono bianco, gli scatta l’inchiappettatura automatica: avevamo l’indiano al seguito che, oltre a tradurre, cercava di negoziare sul prezzo.

Aho, non c’e’ stato verso! Si partiva da uno schifossissimo lettino di plastica bianca a 5.000 rupie, per arrivare alle 20.000 e passa di uno di legno e metallo!! Cioe’ da 80 a 300 Euro!! Roba che in Italia i lettini te li tirano dietro. Massimo sconto ottenibile: 10%… ma vaccaghe’!

Risposta degli imbroglioni: “li importiamo dalla Malesia”. Ammazza! Avessi detto che l’importi direttamente dalla Galassia di Andromeda!! E che gli fanno a ‘sti lettini in Malesia, li fanno scorreggiare da Sandokan in persona prima di spedirli??

Allora abbiamo ripiegato sull’artigianato locale: vimini, assam cane, legno… macche’… sempre gli stessi prezzi, a dimostrazione che la Malesia non c’entra una fava secca, e che questi vogliono sempre e solo mettertelo a quel posto.

I sedili de coccio bastano e avanzano!

18 marzo 2009 Posted by | L'India non puo' farcela! | , , , , , , , , , , , | 2 commenti

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